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Un prestanome in Senato fino alla riabilitazione. Ecco il piano B del Cav

La strategia di Berlusconi in attesa di Strasburgo
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«Siamo cautamente ottimisti sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo perché la questione è stata ritenuta rilevante e seria», dice di ritorno da Strasburgo l’avvocato e senatore Niccolò Ghedini. Che annuncia: «In ogni caso l’ 8 marzo 2018 sarà possibile presentare un’istanza di riabilitazione in Italia per Silvio Berlusconi. Questo estinguerebbe gli effetti della legge Severino ed è tecnicamente possibile anche una candidatura di riserva». Ma intanto quelle numerose e ben circostanziate domande poste dai giudici nel Palazzo dei Diritti dell’Uomo sugli interrogativi principali posti dal “caso B” ( applicazione retroattiva della legge Severino; scelte difformi per Berlusconi rispetto ad Augusto Minzolini, compresa la procedura che per la decadenza da senatore del Cav, interrompendo una consolidata prassi, usò il voto palese) ora già per l’ex premier sono motivo di soddisfazione. «Sono fiducioso: nulla poena sine lege», chiosa il capogruppo azzurro alla Camera Renato Brunetta.

Fiducia e cauto ottimismo, dunque. Anche perché, nonostante finora non se ne sia ufficialmente parlato, dopo il piano “A” ( verdetto di Strasburgo che però potrebbe arrivare dopo le elezioni), il piano “B” ( la riabilitazione e candidatura di riserva annunciata da Ghedini), in ambienti vicini al Cav si parla anche di un piano “C”, che si interseca con agli altri. Vale a dire: elezioni suppletive, quelle che si tengono ogni volta che un parlamentare in un collegio si dimette. Di elezioni suppletive non si parlava più dai tempi del Mattarellum, ma ora con il Rosatellum nella parte maggioritaria sono tornati i collegi uninominali. Era il 1997 e Antonio Di Pietro diventò senatore proprio grazie alle suppletive che si tennero nel Mugello, perché si dimise Pino Arlacchi, eletto con il Pds, che nel frattempo aveva accettato un incarico all’Onu.

Riapplicata la formula all’oggi, significherebbe che in ogni caso, al di là della decisione della Corte di Strasburgo e dei suoi tempi, al di là del percorso della riabilitazione, nel 2019 per Berlusconi saranno scaduti gli effetti della legge Severino. E lui potrà tornare ad essere eleggibile. A quel punto facile pensare che un parlamentare fedelissimo si dimetta e gli ceda il suo seggio, per il quale il Cav potrebbe correre, appunto, con le elezioni suppletive.

Ma all’ex premier e presidente di Forza Italia, come ha detto e ridetto, interessa essere comunque sempre in campo «per la vittoria del centrodestra» in un nuovo bipolarismo tra lui e i Cinque Stelle. Intanto, si gode la sua centralità ritrovata ( con tanto di riconoscimento anche da acerrimi avversari come Eugenio Scalfari e con Il Dubbio anche da un uomo del campo opposto del rango di Pier Luigi Bersani) nelle ultime ore di relax a Merano, per una nuova remise en forme. Poi, questo fine settimana di nuovo nell’agone anche in tv: domenica da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Sarà anche alla kermesse “Idee per l’Italia” organizzata dalla coordinatrice azzurra lombarda Mariastella Gelmini, che si raccomanda: «Non chiamatela contro- Leopolda», visto che si terrà in contemporanea con la Leopolda di Matteo Renzi a Firenze. La parola d’ordine ad Arcore è “ignorare Renzi perché il vero baluardo dell’Italia moderata contro i Cinque Stelle siamo noi”.

Sempre Gelmini, che è vicecapogruppo vicario di Fi alla Camera, replica a Matteo Salvini, il quale chiede un patto dal notaio «anti- inciucio e per liste pulite» : «Salvini si fidi, il tema non si pone: Berlusconi vuole vincere». Maurizio Gasparri altro big azzurro e vicepresidente del Senato: «In politica i patti si fanno con gli elettori e i cittadini, rispondendo solo a loro. La compravendita, gli affari, invece, si fanno dal notaio. Berlusconi è da sempre l’emblema dell’alternativa alla sinistra». Intanto, a favore di “Silvio” si fa di nuovo sentire il Ppe, con il suo segretario generale Antonio Lopez Isturiz, il quale sottolinea che in Italia contro «il populismo» dei Cinque Stelle «c’è assolutamente bisogno di una coalizione di centrodestra». E su Berlusconi: «Nessuno nella politica europea è perfetto, però aspettiamo la sentenza della Corte di Strasburgo. Non so quale sarà la decisione ma il Ppe ha bisogno di questa coalizione».

Di “centrodestra” e lascia ben capire il leader del Ppe con Berlusconi alla guida. Evidentemente i popolari europei considerano ormai la Lega un partito più che populista, di governo, con figure di spicco come i suoi governatori Roberto Maroni e Luca Zaia. Cosa assai diversa dall’Afd tedesca. Come, del resto, già Berlusconi aveva spiegato al presidente del Ppe Joseph Daul che a due mesi fa lo andò a incontrare ad Arcore.

 

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