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Sanza: «Tra noi e D’Alema distanze incolmabili. Meglio Renzi…»

«Io e Tabacci arriviamo dal cattolicesimo di sinistra. Per gente come me la distanza con Mdp è incolmabile»
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Si rinsaldano i rapporti tra il Pd e Campo Progressista. Piero Fassino e Maurizio Martina hanno incontrato ieri mattina una delegazione del movimento che fa capo a Giuliano Pisapia formata da Bruno Tabacci, Ciccio Ferrara e Luigi Manconi. «Nel corso dell’incontro – si legge in una nota congiunta diramata al termine dello stesso – sono stati discussi i temi programmatici su cui costruire una nuova alleanza di centrosinistra che deve avere al centro del suo programma i temi dello sviluppo sostenibile, del lavoro, della protezione sociale e dei diritti. Un forte incremento agli investimenti pubblici può e deve essere un impulso alla crescita in corso». E poi una grande attenzione al- le politiche occupazionali: «Misure di stabilizzazione del lavoro che favoriscano i contratti a tempo indeterminato, il rafforzamento delle azioni di tutela e di protezioni dei lavoratori di situazioni fragili e di crisi, un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, rappresentano necessarie integrazioni al jobs act».

Un ulteriore passo che scava un solco profondo con la sinistra e con Mpd in particolare. Dopo che gli uomini di Bersani hanno rimandato l’ultimo appello arrivato dal Pd per il tramite di Piero Fassino. Anche se un’altra colonna di Campo Progressista, come Angelo Sanza, tende a minimizzare l’accaduto. «Non darei tanta importanza a quanto accaduto se non dal punto di vista della forma. In sostanza non cambia nulla in quanto questa legge elettorale ha alla base “finte alleanze”. Di fatto alleanze non ce ne sono. La legge elettorale è strabica: manda segnali di maggioritario, ma in effetti è marcatamente proporzionale. Stiamo assistendo al ritorno al sistema della Prima Repubblica. Le forze che arriveranno in Parlamento si confronteranno sui programmi e proveranno a far nascere un governo. Per di più è assai probabile che nessuna delle presunte coalizioni riuscirà ad avere una maggioranza».

Sembra non avere mai creduto al progetto di una coalizione unita…

In realtà non mi sono mai illuso di una ricomposizione anche ricordando le lacerazioni di cui fu vittima la Democrazia Cristiana di cui sono stato testimone. Arriva un momento in cui vengono estremizzate diversità programmatiche soltanto perché non si vuole più camminare insieme a coloro dai quali ci si è separati. Il tentativo di riunire è stato encomiabile, ma difficilmente potrà produrre un risultato positivo.

Non teme conseguenze per i collegi uninominali?

«Da questo punto di vista l’intesa potrebbe avere come obiettivo quello di salvare una trentina di seggi che, alla fine, andranno divisi alla rinfusa tra quelle forze politiche che saranno state più brave a scegliere il proprio candidato. Ci si confronterà una volta eletto il Parlamento».

Sembra dare ragioni a Bersani… Non voglio dare ragione a Bersani, né condivido la sua linea politica. Volendo però fare una cruda lettura del procedimento elettorale si sta discutendo su una manciata di collegi elettorali. Immedesimandomi nei panni dei componenti di Mdp immagino sia normale avere resistenza verso le alleanze: a cosa sarebbe valso fare una rottura per garantire poi agli ex compagni alleanze su un collegio uninominale.

I vostri rapporti con il Pd invece sono sempre più stretti

Abbiamo scelto di fare la coalizione con il Pd e adesso ci stiamo confrontando sul programma per provare ad arrivare su posizioni che, secondo la nostra cultura, rispondano il più possibile alle richieste del nostro elettorato.

Secondo lei è possibile che l’unità delle forze di centrosinistra non sia stata raggiunta a causa del ritardo con il quale è arrivata l’apertura del Pd, così come ha sostenuto la Bindi?

Non condivido questa interpretazione. Quando c’è una reale volontà, c’è sempre tempo. A tal proposito vorrei richiamare gli sforzi fatti da Romano Prodi già molto tempo prima per compattare e che sono andati vani. Evidentemente non c’è una reale volontà.

Piero Grasso può essere un buon leader per le forze a sinistra del Pd?

Ritengo che per come sono nati questi vertici istituzionali dovrebbero stare a loro posto e aspettare. Ho molto rispetto sia per il presidente Grasso che per Laura Boldrini e ritengo che abbiano gestito bene i due rami del Parlamento. Sono a pieno titolo delle riserve della Repubblica e non credo sia utile in questo punto nessun tipo di strumentalizzazione.

Anche Campo Progressista ha chiuso definitivamente con Mdp…

La nostra famiglia di Campo Progressista è molto articolata. C’è quella rappresentata da me e Tabacci, proveniente da Centro Democratico che unisce i cattolici di sinistra e quella legata direttamente a Pisapia Per gente come me la distanza con Mdp è incolmabile. Fino a Pisapia ci arrivo. Oltre no…»

 

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