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Bolaffi: «La Germania di Merkel è la sola speranza per l’Ue»

Intervista al filosofo e politologo Angelo Bolaffi: «Il modello tedesco è federalismo, stato di diritto, scuola duale. Funziona meglio di tutti e non è un caso che i vari stati lo citino sempre quando si parla di riforme»
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Il filosofo della politica e germanista Angelo Bolaffi, autore di uno dei due saggi contenuti nel volume Germania/ Europa. Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca, guarda alla Germania senza preoccupazione e considera Angela Merkel come un faro per l’intera Europa. «Per modello tedesco si intendono federalismo, stato di diritto, modello scolastico duale: tutti lo considerano un esempio da imitare».

«L’Europa sta attraversando un momento difficile: l’Italia è presa dalle prossime elezioni, la Spagna è assorbita dalla crisi catalana, l’Inghilterra ha abbandonato l’Unione Europea, la Francia deve attuare importanti riforme economiche, la Germania è impegnata a costituire il suo nuovo governo». Un anno, questo, particolarmente duro per l’Unione Europea, come tratteggiato dalle parole del filosofo della politica e germanista Angelo Bolaffi, autore di uno dei due saggi – l’altro è a firma dell’economista Pierluigi Ciocca – contenuti nel volume Germania/ Europa. Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca, pubblicato da Donzelli Editore come anche i precedenti Il sogno tedesco. La nuova Germania e la coscienza europea ( 1993), Il crepuscolo della sovranità. Filosofia e politica nella Germania del Novecento ( 2002) e Cuore tedesco. Il modello Germania, l’Italia e la crisi europea ( 2013, seconda edizione 2014).

Schäuble ha lasciato il Ministero delle Finanze mentre si profila una possibile alleanza della Merkel con i liberali della FdP e i Verdi: cosa cambierà?

Schäuble diventerà Presidente del Parlamento in quanto è la personalità più rappresentativa della politica tedesca, aderendo in ciò a una precisa strategia politica. Non è detto inoltre che il Ministero delle Finanze vada ai liberali o che i liberali siano euro- scettici. Queste sono solo chiacchiere diffuse da gente che non conosce affatto la Germania. I due partiti, Liberali e Verdi, sono ambedue filoeuropeisti, pur con toni diversi: i primi sono molto più legati al Trattato di Maastricht mentre i secondi si rivelano in misura maggiore sensibili a temi quali l’accoglienza e una gestione dell’immigrazione più umanitaria.

Sulla scorta del risultato raggiunto, pensa che le posizioni dell’AfD potrebbero influenzare l’operato della Merkel?

La Merkel non cambia; tuttavia, se la Csu volesse intraprendere una politica di rigore nei confronti dell’immigrazione cercando d’imporre il cosiddetto Obergrenze – il limite massimo all’accoglienza di profughi che la Merkel non vuole introdurre –, ciò potrebbe rappresentare un pro- blema che complicherebbe anche le trattative di governo.

La relativa ascesa elettorale dell’Afd non avrà quindi ripercussioni sul governo della Merkel?

Direi proprio di no, l’unico effetto che produrrà sarà spingere la cancelliera a rafforzare alcune competenze europee: Schengen dovrà essere rivisto in quanto si è assicurata la mobilità interna ai confini europei senza garantire il controllo dei confini esterni. Arrivare a una nuova forma d’immigrazione controllata sarà la vera sfida non solo per la Germania ma anche per Italia e Francia, rappresentando il principale punto di contrasto con i populisti xenofobi.

L’idea di “Europa a due velocità” prospettata dalla Merkel potrebbe costituire un buon volano per lo sviluppo europeo?

L’Europa è già a due velocità, basti pensare che esistono Paesi con l’euro e Paesi senza moneta unica, Paesi che hanno adottato Schengen e altri che non l’hanno fatto, Paesi che hanno abbandonato l’Unione Europea come l’Inghilterra e altri che si tengono al confine come la Danimarca e la Svezia. Il percorso europeo, di fatto, procede diversamente, dal punto di vista istituzionale, fra i 27 Paesi che ne fanno parte; alcuni esponenti dell’Ue, come Juncker, sono contrari a ciò mentre altri spingono in tale direzione. Personalmente penso che un’Europa a due velocità sia inevitabile.

L’adozione della moneta unica, che la Germania dovette accettare su richiesta di Mitterand, rappresentò il peccato originale che segnò la nascita dell’euro ipotecandone tuttavia il futuro funzionamento? Nel suo saggio ha citato H. A. Winkler, secondo cui “la questione tedesca poté essere allora risolta proprio lasciando irrisolta la questione europea”…

La Germania insisteva nel procedere sul cammino dell’unione politica prima dell’unione economica mentre la Francia perorava l’abbandono del marco per concedere il proprio via libera all’unificazione europea. Venne commesso un errore: i tedeschi erano convinti che bastasse un accordo sul procedere insieme affinché questo fosse mantenuto. Questo era il proponimento quando firmò anche l’Italia, mentre poi i diversi Paesi si incamminarono – per motivi politici, strutturali o economici – su direttrici differenti, originando la crisi dell’euro del 2007/ 2008, superata anche grazie all’intervento della Banca Centrale Europea.

La politica economica della Germania viene di solito tacciata di austerità che, come ha sottolineato nel suo studio, è una parola che non esiste nella lingua tedesca. Lei concorda con la solita lettura che contrappone un presunto rigore tedesco alla flessibilità mediterranea?

La Germania rispetta i parametri di Maastricht, lo stesso non si può dire di altri Stati. La Germania sforò Maastricht nel 2002 approntando tuttavia le riforme necessarie, mentre noi continuiamo a non rispettare tali parametri solo per distribuire a pioggia benefici che si spera abbiano come tornaconto risultati elettorali. Esistono, con tutta evidenza, culture politiche e finanziarie differenti, alcune più efficaci e altre meno: una parte della sinistra decise a suo tempo di firmare Maastricht per cambiare l’Italia, poi sopraggiunse Berlusconi che non cambiò l’Italia e non accettò neppure Maastricht e adesso la sinistra insegue Berlusconi. Purtroppo è così.

Secondo lei hanno colpe i media nella diffusione dell’immagine di una Germania responsabile dei “disagio eueuropeo” Il pregiudizio esiste. Il tedesco, inoltre, come sottolineo nel libro, è una lingua relativamente poco conosciuta e le vicende della Germania sono apprese spesso per via indiretta, attraverso giornali inglesi. I media sono soliti cavarsela con luoghi comuni piuttosto che raccontare il Paese come in realtà è: ad esempio, Schäuble viene spesso dipinto come un falco, emanazione del rigore più stringente, quando invece rappresenta l’unico vero europeista storico. Ma in Italia si raccontano altre storie.

L’asse francotedesco continuerà a tenere? Ravvisa una certa consonanza tra la Merkel e Macron sulle riforme?

Direi di sì, l’asse franco- tedesco è sempre stato il punto d’equilibrio della costruzione europea. Mi auguro che anche i prossimi leader italiani si dedichino all’Europa con maggiore attenzione di quanto abbiano fatto finora.

Secondo lei bisognerebbe adottare a livello europeo il modello tedesco?

Per modello tedesco si intendono federalismo, stato di diritto, modello scolastico duale, ecc…; quando si tratta di fare le riforme, i vari Stati – fra cui l’Italia – tendono a voler adottare il modello tedesco, consapevoli che esso, almeno sulla carta, funzioni meglio degli altri. Pur non dovendolo imitare in maniera pedissequa, da esso si può certamente imparare molto.

La mancanza di affiatamento tra la Germania e l’America di Trump – e il relativo isolazionismo di quest’ultima – porterà la Germania ad essere la principale portavoce dei valori occidentali?

Così è stato finora e così continuerà a essere anche dopo l’elezione di Trump. L’Europa, d’altro canto, da sola non dispone della forza militare e politica necessaria a sostituire l’America nella difesa dell’Occidente, in quanto le uniche due forze militari in ambito europeo erano quella francese e quella inglese, prima che l’Inghilterra si defilasse. Portare al 2% il budget della difesa, come proposto dalla Germania, ha inoltre suscitato svariate reazioni negative. Spero che l’America si ravveda, altrimenti ciò genererà un indebolimento dell’intero Occidente.

 

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