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Sei anni per scrivere la sentenza. Il Csm: «Niente di male»

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Un magistrato (si chiama Giuseppe Neri) impiega oltre 2mila giorni per scrivere una sentenza. Si apre un'inchiesta interna che termina nel nulla. Lo sdegno del presidente della Cassazione Giovanni Canzio: «Non merita la toga»
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«Ma di cosa stiamo parlando? Il giudice Neri fa il presidente di sezione? Ma se non ha neppure le qualità per fare il magistrato. Questo è un caso clamoroso!». Non ha usato mezzi termini il primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio per stigmatizzare la decisione di questa settimana del Consiglio superiore della magistratura di riesaminare la valutazione di professionalità del dott. Giuseppe Neri. Il magistrato, giunto all’apice della sua carriera, doveva essere valutato per conseguire la settima ed ultima valutazione di professionalità. A causa dei suoi clamorosi ritardi nel deposito delle sentenze, con punte di oltre cinque anni, la sezione disciplinare del Csm lo aveva sanzionato con la censura. Sanzione che se da un lato gli aveva impedito il raggiungimento dell’agognata settima valutazione di professionalità, non gli aveva però precluso la prestigiosa nomina di presidente di sezione penale del Tribunale di Catanzaro.

Nominato nel 2007, Neri era stato poi confermato nell’incarico semidirettivo anche per il quadriennio successivo. Dal 2015 è diventato magistrato di sorveglianza, sempre al Tribunale di Catanzaro. «Siamo di fronte a un deficit di diligenza così clamoroso da rasentare il dubbio che non vi sia anche il deficit di altri elementi presupposti per rivestire la qualità di magistrato!», ha dichiarato Canzio, sorpreso dalla volontà del Csm di rivalutare Neri nonostante avesse collezionato ritardi a quattro cifre. «Si sta discutendo – ha proseguito Canzio – di un magistrato che si presenta con oltre cinque o sei anni di ritardo in decine e decine di sentenze, con picchi di ritardo che rasentano i duemilaquattrocento giorni per numerose sentenze: la media dei tempi con cui deposita è di milletrecento giorni!».

Il presidente della Corte di Cassazione ha anche invitato tutto il Plenum ad una riflessione: «Proviamo ad uscire da questa sala e mettiamoci nei panni della comunità, delle parti, dei difensori, di coloro che attendono la sentenza. Mi ha colpito il fatto che una di queste sentenze riguardava un’opposizione all’esecuzione che durava da cinquantuno anni e Neri è stato capace di depositarla dopo 2435 giorni!» «Di fronte a questo quadro, è uno scandalo che sia diventato presidente di sezione!», ha aggiunto Canzio secondo cui non è chiaro cosa debba accertare ancora il Csm. «E’ inutile un ritorno in Commissione – ha poi concluso il suo accorato intervento – che servirebbe solo per evidenziare che questi ritardi sono scandalosi».

Nonostante le dure parole del primo presidente della Corte di Cassazione, da sempre molto critico nei confronti dei magistrati che depositano le sentenze con ritardi da record, e nonostante il comportamento di Neri «abbia esposto lo Stato italiano alla possibilità di essere censurato dalla Corte dei diritti dell’uomo per la violazione della ragionevole durata del processo», come evidenziato nella motivazione della sanzione disciplinare della censura a suo carico, il Plenum del Csm ha deciso diversamente.

Neri avrà la possibilità di essere nuovamente valutato con buone possibilità, quindi, di conseguire la settima ed ultima valutazione di professionalità.

A favore di Neri, tredici voti: un asse trasversale fra le correnti della magistratura che parte dal consigliere Massimo Forciniti di Unicost a Lucio Aschettino di Magistratura democratica. Contro la possibilità di una seconda chance a Neri, 11 voti. Compreso anche quello del vicepresidente del Csm Giovanni Legnini. A parte i ritardi “scandalosi” di Neri, alcuni consiglieri contrari alla seconda chance riflettevano – a microfoni spenti – su un aspetto rimasto nell’ombra: ma dove erano in questi anni i vertici degli uffici calabresi quando Neri inanellava ritardi da brivido?

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