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Fuga sulla fuga di notizie: la faida del caso Consip

Il procuratore di Roma Pignatone apre due fascicoli, mentre il Csm continua gli "interrogatori" e potrebbe presto sentire i vertici dell'Arma
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La procura di Roma apre due fascicoli sulla fuga di notizie, il Csm continua le sue delicatissime audizioni e la procuratrice di Modena Lucia Musti, che aveva denunciato il comportamento poco ortodosso del Noe, rettifica. Insomma, l’affare Consip continua a dominare la scena politico- giudiziaria. Ma andiamo con ordine. La prima notizia arriva da piazzale Clodio. La procura di Roma ha infatti “annunciato” di aver aperto due fascicoli processuali, per il momento contro ignoti, per rivelazione del segreto d’ufficio in relazione alle fughe di notizie che hanno riguardato il contenuto di audizioni sul caso Consip avvenute presso il Csm. I due fascicoli fanno riferimento a due distinti episodi di notizie coperte da segreto apparse sui quotidiani. Nelle stesse ore il Csm ascoltava i Procuratori aggiunti di Napoli Alfonso D’Avino e Giuseppe Borrelli. Entrambi vicinissimi a John Woodcock. Poi è stata la volta della procuratrice della Repubblica di Modena che ha precisato la propria posizione: «Rilevo che mi vengono attribuite alcune affermazioni, anche virgolettate, che io non ho fatto ovvero che, per come riportate, non rendono in modo fedele quanto da me riferito al Csm in audizione non pubblica, conseguente a convocazione. In ogni caso ha concluso – sono a disposizione del Procuratore della Repubblica di Roma».

Pur senza entrare nel merito dell’indagine Consip, è ormai evidente che la sua conduzione sia stata contrassegnata fin dall’inizio da molte opacità. Nelle ultime ore è questa l’impressione dominante al Consiglio superiore della magistratura dove, da diversi mesi, sono in corso accertamenti per verificare profili di incompatibilità ambientale a carico del titolare del procedimento, il pm napoletano Henry John Woodcock.

Le audizioni svolte in Prima commissione, competente per le incompatibilità delle toghe, avrebbero infatti messo in evidenza una non corretta gestione del fascicolo da parte del pm. Fra le contestazioni, il mancato rispetto della competenza sugli affari penali e un deficit di controllo sulla polizia giudiziaria delegata, cioè i carabinieri del Noe. Il Csm, va ricordato, non è un “quarto grado” di giudizio, non avendo compiti di sindacato sul singolo provvedimento giurisdizionale.

Compito dell’organo di autogoverno delle toghe è quello di far luce sulle opacità delle condotte dei magistrati, sui sospetti di abusi che minano la credibilità istituzionale. Nessun “processo al processo”, dunque.

Le dichiarazioni di luglio del procuratore di Modena Lucia Musti al Csm ( anche se oggi la procuratrice ha parzialemente rettificato), finite su alcuni giornali venerdì scorso, il giorno stesso della loro trasmissione alla procura di Roma, descrivono un modus operandi del Noe e di Woodcock che sembra “particolare”. La procura di Modena nel 2015 aveva ricevuto, per competenza territoriale, gli atti dell’inchiesta Cpl-Concordia, l’inchiesta relativa alla metanizzazione dell’isola di Ischia e inizialmente aperta a Napoli da Woodcock. L’allora capitano Scafarto e il suo capo, il colonnello Sergio De Caprio, alias capitano Ultimo, coloro che avevano curato le indagini su delega del pm napoletano, erano parsi al procuratore Musti «spregiudicati e presi da un delirio di onnipotenza, le intercettazioni erano fatte con i piedi e le informative erano roba da marziani».

Sul punto la procura di Roma ha aperto un’inchiesta per fuga di notizie in quanto la trasmissione del verbale della Musti da Palazzo dei Marescialli a piazzale Clodio è avvenuta via pec. Musti decise di «liberarsi subito del fascicolo», definendo tutte le posizioni per «evitare di avere rapporti» con i carabinieri del Noe. Le affermazioni del procuratore di Modena, che ieri ha dichiarato essere state riportate in maniera non corretta sono, però, inquietanti. Perché Musti non chiamò subito i superiori di Scafarto e De Caprio? Non sentì l’esigenza di informare la loro scala gerarchica? Anche al solo scopo di impedire il ripetersi di altre situazioni simili? E’ quanto si chiedono al Csm. E poi la scala gerarchica dei due ufficiali: è credibile che nessuno fosse a conoscenza del loro modus operandi? Difficile pensarlo in una organizzazione di tipo gerarchico funzionale come l’Arma basata sulla disciplina.

Rumors dal Csm riportano che ci sarebbe anche chi valuta opportuno ascoltare al riguardo i vertici dei Cc. Ogni decisione, comunque, è lasciata al presidente della Prima commissione, il consigliere laico Giuseppe Fanfani. Già in altre occasioni sono state estese le audizioni a prefetti e capi delle forze di polizia. Anche se il Csm non ha i poteri della magistratura, sarebbe difficile per i superiori di Scafarto ed Ultimo sottrarsi ad una convocazione da parte di un organo costituzionale. Ed a proposito di audizioni, ieri pomeriggio sono stati ascoltati gli aggiunti di Napoli Alfonso D’Avino, che coordina il dipartimento pubblica amministrazione, e Giuseppe Borrelli, che guida l’anticamorra e da cui dipende Woodcock. D’Avino fece una nota in cui era palese il disaccordo con i metodi di quest’ultimo. «Ci si trova di fronte ad una patologia – diceva la nota peraltro grave, che riguarda i reati contro la Pa costantemente ricercati per mesi da parte di Woodcock».

Per quanto attiene Ultimo, infine, è dell’altro giorno il suo comunicato in cui si dice pronto ad un confronto pubblico per poter «esercitare i diritti di difesa e di informazione al cittadino, dissipando ogni dubbio rispetto a paventate minacce alle Istituzioni ed altre azioni eversive».

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