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«Vi racconto cos’è la feroce mafia di Foggia»

Intervista all'ex questore di Foggia, Piernicola Silvis
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«La mafia foggiana è stata sottovalutata anche se da tempo è stata riconosciuta la sua pericolosità». Piernicola Silvis, questore di Foggia fino al 31 luglio, è uno dei massimi esperti dell’organizzazione criminale che sta strangolando il Gargano, la “quarta mafia”. «È una mafia poco glamour rispetto a cosa nostra o alla camorra. Non ci sono padrini o trame come Gomorra. Per questo si è mossa incontrastata».

«La mafia foggiana è poco glamour ed è stata spesso dimenticata dai media e dall’opinione pubblica». È quanto sostiene Piernicola Silvis, questore di Foggia fino allo scorso 31 luglio. Considerato uno dei massimi esperti della criminalità organizzata che sta strangolando Foggia ed il Gargano, Silvis è consapevole che, dopo la strage di San Marco in Lamis, ormai si sia giunti allo scontro finale tra Stato ed anti-Stato nell’area Nord della Puglia e la vittoria non può che essere delle forze dell’ordine e della magistratura. Per questo motivo il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha deciso di mandare pochi giorni fa più uomini nella provincia di Foggia ( quasi duecento tra carabinieri, poliziotti e finanzieri) per contrastare la cosiddetta “quarta mafia”. Una scelta giudicata da molti tardiva, considerato che dall’inizio dell’anno nel foggiano sono state già uccise diciassette persone. L’ex questore Silvis, originario proprio di Foggia, continuerà ad interessarsi di criminalità anche se da un altro angolo visuale, continuando a coltivare la sua passione per la scrittura. È autore, infatti, di alcuni romanzi. Tra questi L’ultimo indizio, Un assassinio qualunque e Formicae. «Dopo essere andato in pensione – dice Silvis – farò lo scrittore a tempo pieno. Scriverò cose che serviranno a far pensare e non a far divertire».

Dottor Silvis, la strage di San Marco in Lamis ha acceso i riflettori e portato alla ribalta nazionale la mafia foggiana. Questa organizzazione criminale è sottovalutata a lungo?

Sì, è stata sottovalutata da sempre soprattutto da parte dei mass media e dell’opinione pubblica anche se, a partire dal ministero dell’Interno, è stata riconosciuta da tempo la sua pericolosità per i suoi contatti con altre organizzazioni italiane e straniere. La mafia foggiana è un’organizzazione criminale poco glamour rispetto a cosa nostra o alla camorra. Non ci sono padrini o trame come Gomorra e non “affascina” come altre organizzazioni criminali. La mafia foggiana ha operato per molto tempo sotto traccia e si è mossa sul territorio incontrastata. Nonostante ciò, il ministro dell’Interno, il comando generale dei carabinieri e la procura nazionale antimafia hanno sempre affrontato in profondità il fenomeno e la violenza della strage di San Marco in Lamis non ha meravigliato chi ogni giorno contrasta questa mafia.

Ci sarà un’ulteriore recrudescenza degli episodi criminali, dopo la strage di pochi giorni fa, oppure con gli interventi predisposti dal ministro dell’Interno si verificherà un’in-necessario versione di tendenza?

In realtà quanto accaduto a San Marco in Lamis impressiona l’opinione pubblica perché ci sono state due vittime, i fratelli Luciani, che non avevano nulla a che fare con l’obiettivo dei sicari. Nessuno di noi delle forze dell’ordine è rimasto colpito particolarmente, perché c’è una scia di sangue che dura da mesi, anzi da anni, nel foggiano e nell’area del Gargano. La strage di San Marco in Lamis era tutto sommato nell’aria. Si tratta di un botta e risposta tra fazioni criminali avversarie che è destinato a durare, nel senso che qualcuno cercherà di dare un seguito. Il sistema assicurato dal ministro dell’interno Minniti, giunto a Foggia all’indomani dei fatti di San Marco in Lamis, in occasione della convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, garantisce di sicuro una copertura maggiore del territorio. Gli incrementi degli uomini forze dell’ordine nel foggiano e nel Gargano garantiranno migliori controlli con il coordinamento dei reparti investigativi. È una risposta importante dello Stato.

Negli anni passati la polizia ha condotto a Cerignola, in provincia di Foggia, un’operazione in cui è stato sequestrato un arsenale con armi e munizioni. La mafia foggiana è forte anche “militarmente”?

Nel mese dell’aprile del 2014 la Squadra mobile di Foggia individuò armi possedute da un soggetto di Cerignola, che le gestiva come in un supermarket con tanto di catalogo per pubblicizzarle e metterle in vendita. Trovammo decine di mitragliatori, caricatori, bombe a mano, giubbotti antiproiettile e circa ventimila proiettili. Sul catalogo delle armi vedemmo anche la foto di un bazooka, che però non fu trovato nell’arsenale sequestrato. Ci siamo sempre chiesti a chi sia stato venduto.

L’area di interesse della mafia foggiana si spingerebbe anche fuori regione, nella confinante Basilicata, per esempio, dove si trova l’area industriale di San Nicola di Melfi con gli stabilimenti di Fca. In passato sono stati chiusi alcuni tribunali, compreso quello di Melfi, in provincia di Potenza, molto vicino a Foggia. È stato fatto un piacere alle organizzazioni criminali foggiane?

Su Melfi non mi risulta che la criminalità organizzata foggiana abbia fatto arrivare i propri tentacoli. Sulla chiusura delle sedi giudiziarie non posso fare grandi considerazioni. Di sicuro, però, posso dire che le procure di Foggia e Bari sono agguerrite nel contrastare la presenza della criminalità presente nell’area Nord della Puglia.

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