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La Commissione d’inchiesta sullebanche è nelle mani di Mattarella

Mattarella ha trenta giorni di tempo per firmare il decreto, quando l'organismo si insedierà Ghizzoni potrà essere convocato
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È alla controfirma del presidente della Repubblica ( che a termine di Costituzione ha trenta giorni tempo) il disegno di legge che istituisce una commissione d’inchiesta parlamentare sulla crisi delle banche. Non è un mistero che Sergio Mattarella avrebbe preferito un organismo di indagine, e non dotato degli stessi poteri dell’autorità giudiziaria, senza alcuna possibilità di opporre segreti professionali o bancari ( fatto salvo naturalmente quello insito nel mandato della difesa). Fu chiaro già nel corso di una vera e propria riunione, nel dicembre 2015 al Quirinale con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che sarebbe stato bene evitare di mettere a repentaglio con attacchi politici la reputazione consolidata all’estero di una delle non molte solide e credibili istituzioni italiane. Perché sin da subito fu chiaro che lo scopo politico di quella Commissione all’epoca chiesta a gran voce da Renzi fosse scaricare su Banca d’Italia e Consob le responsabilità politiche del crack di Banca Etruria e Popolare di Vicenza a danno dei risparmiatori.

Il non celato obiettivo finale era poi di evitare il rinnovo del mandato da governatore a Ignazio Visco ( in scadenza il prossimo novembre: la procedura prevede un decreto di nomina del capo dello Stato, su proposta del presidente del Consiglio) col progetto – all’epoca – di sostituirlo con il banchiere fiorentino Lorenzo Bini Smaghi ( consorte dell’ex consigliera economica di Renzi Veronica de’ Romanis, e indimenticato nelle Cancellerie europee per aver strenuamente e inutilmente difeso il proprio posto in Bce a fronte dell’arrivo di Mario Draghi, arrivando a scrivere anche una lettera all’allora presidente della Repubblica francese Nicholas Sarkozy).

Da quel lontano 2015 molte altre crisi bancarie sono scoppiate, e di fatto per vedere la luce la Commissione sulle banche ha dovuto far affidamento sui grillini, che hanno incalzato un riluttante Pd in Senato solo nel marzo del 2017: i sì furono poco più del necessario, appena 167. E ci sono voluti altri 3 mesi per il voto alla Camera dove in provvedimento si era are-È nato, per poi passare trionfante: 426 voti favorevoli. Adesso, quando probabilmente in settembre Grasso e Boldrini nomineranno i 20 componenti e la Commissione si insedierà, per il Pd potrebbe essere un vero boomerang: le crisi bancarie saranno sui media quotidianamente, e potrà essere convocato Ghizzoni (mai querelato da Maria Elena Boschi) per confermare o smentire le rivelazioni dell’ultimo libro di Ferruccio De Bortoli, e cioè se l’ex ministra delle Riforme gli abbia mai chiesto di dare una mano a Banca Etruria, della quale papà Boschi era vicepresidente ( nominato con Renzi e Boschi già al governo). E il tutto per arrivare forse solo a produrre un’unica relazione non conclusiva: la Commissione ha il mandato di un solo anno, ma scadrà con le elezioni in primavera.

Banca d’Italia, intanto, è già alla controffensiva. Per l’annuale relazione del governatore, a fine maggio, è eccezionalmente sceso da Francoforte Mario Draghi: la Bce fa da scudo, non solo simbolicamente. Soprattutto è partita una vera strategia di comunicazione, fatto ancor più inedito per un’istituzione da sempre orgogliosamente non soggetta ad accountability. A Via Nazionale è arrivato Orazio Carabini, un giornalista economico di lunga esperienza e puntuto carattere ( entrambe doti utili nell’affiancare, a suo tempo, Mario Sarcinelli in Bnl). Gli effetti cominciano a vedersi, soprattutto in rete. I riservatissimi briefing per i giornalisti sono oggetto di selfie ( istituzionali, ma sempre selfie). Paolo Mieli ha colloquiato per il sito la vicedirettrice generale di Via Nazionale. Soprattutto Ignazio Visco ha dato una lunga intervista al Corriere della Sera nella quale, decrittato dal linguaggio sofisticato del banchiere centrale, dice: noi abbiamo ispezionato, commissariato e liquidato le banche in crisi. Ma ci sono decisioni che la Banca d’Italia non può prendere perché semplicemente non rientrano nelle sue competenze. Decisioni che spettano al governo, e ci sono punti dell’Unione bancaria europea che solo un governo può sottoporre alla Ue. Decisioni politiche che, c’è da aggiungere, si sono fatte attendere per mesi, aspettando il risultato che si credeva trionfale del referendum sulla riforma costituzionale. Come è andata, per referendum e crisi bancarie, è purtroppo noto.

 

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