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Gorizia, crisi umanitaria: migranti senza tetto né legge

Continua l'emergenza nella città friulana: i rifugiati arrivano da nord e da est, pakistani, afgani ma anche africani, testimoniando il fallimento di un sistema di accoglienza ormai al collasso
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Gorizia confine orientale. Piove a dirotto! La situazione è critica!!!! La pagina Facebook dell’Altra Voce, rete di volontari indipendenti che aiutano i migranti a Gorizia, ha lanciato il suo SOS ieri. Continua infatti un’emergenza che sta assumendo i contorni di una vergogna umanitaria. Il flusso di persone che arrivano in Friuli Venezia Giulia infatti continua, arrivano da nord e da est, pakistani, afgani ma anche africani. La cronica e colpevole mancanza di strutture alloggiative sta lì a mostrare il fallimento di un sistema di accoglienza ormai al collasso.

Così i migranti non trovano posto in nessun dormitorio, il risultato è che ora dormono fuori, nelle piazze nelle vie di Gorizia. C’è abbastanza per fomentare i razzisti del luogo e le destre che sperano di lucrare il massimo vantaggio in vista delle imminenti elezioni locali. Attualmente a fornire riparo provvedono due cooperative, il Nazareno e il Mosaico. Anche Medici Senza Frontiere operava nella zona circa un anno e mezzo fa. L’organizzazione ha lasciato il suo presidio ma non ha comunque smantellato alcuni container, ora gestiti da Mosaico che fa riferimento alla Caritas locale e che ospita 90 migranti. In assistenza lavora l’associazione Insieme con Voi, anch’essa in collaborazione  con la Caritas e c’è poi la mensa dei padri cappuccini. Pochi ma attivissimi prestano la loro opera proprio i volontari indipendenti dell’Altra Voce.

Il meccanismo perverso nel quale finisce un migrante richiedente asilo è questo: se si hanno tutti i requisiti per entrare nel circuito dell’accoglienza governativa, si va in questura per dare le impronte. La questura prende un massimo di 14 impronte al giorno, esclusi i festivi, quindi c’è una lista di attesa. Nel mentre il nuovo arrivato prova a vedere se c’è posto al dormitorio Caritas ma anche qui c’è una lista di attesa gestita dalla prefettura per l’ingresso.

Quindi tutti quelli che arrivano sono costretti a farsi un periodo sotto le stelle come quelli che si sono rifugiati lungo le rive dell’Isonzo, nella zona che è tristemente nota come la Jungle di Gorizia. Il sindaco di Forza Italia Ettore Romoli ha, per affrontare la situazione, emanato un anno fa un’ordinanza anti bivacco e così si può essere denunciati per occupazione di suolo pubblico se si sta in più di cinque.

In una città di 34mila abitanti, solo 165 migranti sono riusciti a trovare sistemazione presso il Nazareno (un pasto a giorno e un letto), e proprio la questione relativa al cibo assume un’importanza fondamentale. La Caritas fornisce solo una colazione: un bicchiere di tè e cinque biscotti a testa mentre i Cappuccini, che hanno pochi posti a disposizione, provvedono in realtà anche agli italiani poveri.

Ecco dunque che con l’aumento, tra l’altro previsto, dei flussi, la situazione sta esplodendo. E si moltiplicano gli appelli, come quelli di ieri e oggi, per la raccolta di generi alimentari: “se qualcuno riesce a darci zaini …e anche pane in cassetta, formaggio in vaschetta, pomodori, bottiglie d’acqua naturale, succhi di frutta in brick, fazzoletti di carta, shampoo, biscotti, tonno… e farina! E scarpe da ginnastica “.

Richieste da zona colpita da un sisma, un cataclisma che però non fa notizia, è relegato nelle pagine dei quotidiani locali e fatica ad assumere l’importanza che deve. Lo stesso silenzio che solo ciò che è successo il 20 maggio è riuscito a squarciare. In quei giorni infatti ha chiuso un dormitorio di fortuna, un seminterrato, denominato Bunker. Una sistemazione gestita dalla Caritas, un riparo che è stato chiuso perché ufficialmente i 150 ospiti erano troppi, e lo scantinato almeno nelle intenzioni doveva essere solo un rimedio provvisorio per i mesi invernali.

Nonostante la chiusura fosse stata abbondantemente preannunciata, la Prefettura non ha saputo fa altro che determinare una situazione degradante per i migranti. Sono stati prelevati nella notte e scortati in fila, come deportati, attraverso le vie di Gorizia. Una fila di uomini con le loro poche cose in spalla, a complicare ulteriormente la situazione una pioggia che ha costretto a fermare il triste corteo sotto un tunnel.

Al di là dello scempio consumato si tratta della prova che non si stanno costruendo alternative credibili. Lo Stato sembra aver abdicato al suo compito e risponde con i decreti del ministro degli Interni Marco Minniti per accelerare le espulsioni. Intanto, nel silenzio generale, si procede con strani trasferimenti come quelli che si stanno organizzando in questi giorni.

Il 5 giugno ad esempio 17 ragazzi, ospiti dei container (hub di San Rocco), sono stati portati al CARA di Gradisca d’Isonzo, la struttura è una di quelle indicate per diventare CPR (Centro permanente per il rimpatrio). Si tratta anche del fallimento del progetto Sprar (l’accoglienza diffusa) che costringe i migranti a finire in strada insieme a tutti coloro che girano per l’Europa da anni, avendo perso l’accoglienza governativa.

 

 

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