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Blue Whale, il suicidio tira solo se è telegenico

Forse è una bufala, forse c'è una parte di verità, ma il gioco mortale della "balenottera azzura" in voga tra gli adolescenti russi è solo la punta emersa di una sofferenza molto più e diffusa
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Da ieri mattina, grazie all’arresto di Philipp Budeikin, mi sono avveduto dell’esistenza di Blue Whale. E’ un macabro gioco dove gli adolescenti per partecipare devono fare cinquanta step (uno al giorno), mandando le prove a chi li ha adescati sul web, tra cui: procurarsi ferite, guardare filmati che inducono stati depressivi, passare un’intera giornata senza parlare con nessuno. L’ultima prevede di suicidarsi buttandosi da un palazzo molto alto, facendosi riprendere da qualcuno. Dopo, magra consolazione, vieni celebrato come un virtuoso dagli altri partecipanti.

Al netto del fatto che verso sera iniziavano già a circolare le voci che fosse una fake news, secondo alcuni più “motivati” create dagli strateghi per premettere a Putin fare un giro di vite sulla libertà di espressione on line.

Quindi ammesso che sia vera, la notizia lascia sgomenti. Tanto più chi come me ha un figlio adolescente. Sono troppo giovane per ricordare l’effetto sull’opinione pubblica italiana della strage compiuta per oscuri e futili motivi da Charles Manson. Quando avevo 21 anni la strage di Waco (anche i motori di ricerca mi dicono che ora la tesi del suicidio di massa è messa in dubbio) pure ci colpì moderatamente: era in Texas, “gli americani se sa, so’ ‘m po’ strani”, e comunque dopo una settimanella di dibattiti televisivi non se ne parlava più.
L’evento di cronaca che più mosse il maggior dibattito riguardo riguardo all’insensibilità verso la vita altrui fu senz’altro il caso di Pietro Maso. Il fatto che vivesse nel “ricco”nordest, le motivazioni futili, l’idiozia di un piano farraginoso che, analizzato con un po’ di lucidità, sarebbe stato chiaro a chiunque che non avrebbe potuto funzionare; le sue apparizioni in tribunale vestito come se dovesse presiedere a un cocktail al golf club, disorientavano l’opinione pubblico e il folto gruppo di commentatori nei talk show.
Poi vennero Erika e Omar, che ancor più “perversi”: provarono ad indirizzare i sospetti su una fantomatica banda di albanesi (a proposito, vi ricordate di quando odiavamo gli albanesi e non i musulmani?). Ancora dopo fu la volta di Rosa e Olindo. Tutte eventi che riportavano al concetto Dylandogiano che “l’orrore è il quotidiano”. Ma un gioco in cui il premio è la morte trascende il pensiero razionale.

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E’vero, è noto già da tempo nei quartieri poveri di tante megalopoli dell’Africa, dell’Asia, ma anche della Russia giovani muoiono sfragnati o fulminati per fare il train surfing (stare in piedi sul tetto di un treno in movimento), però in fondo è uno quei riti iniziatici idioti, in cui se sbagli ti fai male e puoi anche morire. Una versione più estrema “pinne col motorino” che tanto in voga andavano anche qui da noi e che, unitamente al fatto che in quegli anni il casco non fosse obbligatorio, furono causa di migliaia di incidenti.
Questa “Balenottera Azzura” però mi sembra un salto di qualità, non è fare una cosa pericolosa in cambio un po’ di ammirazione e\o adrenalina. O meglio l’adrenalina sarà necessaria per compiere quell’ultimo salto e l’ammirazione, ammesso che arrivi, non se la potrà godere.
Si parla di circa 130 adolescenti morti in Russia, anche se a cercare in rete si scopre subito che tale cifra costituisce sì e no il 10% dei suicidi di adolescenti in Russia.
Ciò evidenzia che c’è comunque un malessere diffuso tra gli abitanti di quel paese. In Italia il suicidio è la seconda causa morte tra i 15 e i 29 anni, tra i 1000 e i 1500 casi all’anno.
Quindi c’è indubbiamente una “zona di sofferenza” in cui il fenomeno potrebbe attecchire, o se confermato il caso di Livorno citato dalle Iene, ha già attecchito.

Da tempo organizzo laboratori di musica per alcune comunità di recupero per pazienti psichiatrici più o meno in quella fascia di età. Ragazzi meravigliosi con storie complicate di cui non sapevo nemmeno l’esistenza prima di iniziare questo lavoro. Ecco, a tutti coloro che stanno postando pensieri, che si preoccupano (giustamente) di questo nuovo fenomeno, agli insegnanti, alle classi dirigenti, a chi vuole ascoltarmi, consiglierei umilmente di potenziare l’assistenza, di assumere e perché no anche retribuire meglio il personale necessario.
Di creare spazi di aggregazione, di crescita e di confronto per chi si affaccia all’età adulta.
Lo so, sono frasi scontate e sentite milioni di volte che vogliono dire tutto e niente, travolte dagli scandali sugli appalti. In realtà quello che vorrei farvi conoscere è la realtà dei “posti disponibili”, di operatori che prestano la loro opera per stipendi da fame, di materiali che mancano, di personale che ci mette tutto se stesso, ma anche di chi si imbosca. Di una burocrazia e di assurde regole che rendono difficile capire anche solo come iniziare a mettere in pratica un po’ di logica.
Insomma Blue Whale e le terribili immagini degli adolescenti che si buttano dai palazzi, è qualcosa che tocca le nostre coscienze, ma dietro la porta del vicino potrebbe celarsi una storia altrettanto drammatica, ma meno fotogenica.

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