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Chi sale sul carro di Macron? Socialisti francesi nel caos

Dopo il disastroso 6,4% raccolto alle elezioni presidenziali, la grande fuga verso "EnMarche!" il Ps sprofonda. E le elezioni politiche di giugno potrebbero dargli il colpo di grazia
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C’è maretta nel Partito Socialista francese. Come tutto il riformismo europeo, i socialisti francesi faticano a raccapezzarsi davanti ad una crisi economica ormai decennale e ad un populismo che gli sottrae consensi, ma la maretta citata è legata primariamente alla sconfitta alle presidenziali di pochi giorni fa, dove il candidato che aveva vinto le primarie, Benoît Hamon, ottiene appena il 6,4% dei voti, il più basso risultato dalla creazione del Partito Socialista attuale, nel 1971.

La sconfitta, però, ha innescato la ‘fuga’ d’ex premier Manuel Valls, che puntava a candidarsi alle prossime legislative con “En Marche!”, il movimento di Macron. Valls, dimessosi da premier per candidarsi alle primarie presidenziali dei socialisti (e battuto da Hamon), ha definito pochi giorni fa “morto” il Partito socialista. Si è partiti da un appello lanciato a tutti “i deputati uscenti, progressisti, quanti hanno esortato a votare Macron prima del primo turno” e quanti “auspicavano una sua vittoria” ad abbandonare il partito.

“Il partito socialista è morto. Non i suoi valori e la sua storia, ma ormai è il passato”. “I vecchi partiti sono morti o stanno morendo”. “Non ha senso”, spiega Valls, “che nella stessa formazione coesistano i sostenitori della maggioranza di governo e coloro che scelgono di seguire il leader della sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon, e altri ancora che “non so nemmeno dove siano”.” e che “oggi è indispensabile una maggioranza ampia e coerente che gli permetta di poter governare”. Dopo l’endorsement a favore di Macron, Valls ha sancito la rottura col PS, per lui irriformabile, annunciando a radio Rtl che sarà “candidato della maggioranza presidenziale”.

Nonostante gli apprezzamenti di alcuni esponenti macroniami, come Christophe Castaner, visto che è “una buona notizia” il fatto che “leader progressisti dell’importanza di Manuel Valls vogliano unirsi a noi”, ma precisava, l’ex premier dovrà “fare atto di candidatura”, questa non è giunta. Infatti il presidente della Commissione investiture del nuovo partito, Jean-Paul Delevoye, ha detto che “Al momento la richiesta di investitura di Manuel Valls non soddisfa i criteri per l’accettazione da parte di En Marche”, ricordando di avere “già indicato un candidato per la circoscrizione dell’Essonne“.

Il movimento “non ha la vocazione al riciclaggio. Abbiamo invece vocazione a costruire una nuova offerta politica per i cittadini”, ha concluso, precisando l’idea molto ‘renziana’ che per “rottamare” il passato candidare “il nuovo” non legato ai “vecchi partiti”.

Chi non ha preso bene l’endorsement macroniano sono stati i vertici socialisti, che hanno reso noto l’avvio di una procedura per espellere Valls, intanto deferito davanti alla commissione dei conflitti. “Nel Ps – precisa Christophe Cambadelis, segretario socialista – non è come nel Front National, a En Marche! o alla France insoumise non è il capo che decide chi espellere.

Ci sono delle procedure”. Cambadelis, dopo l’Ufficio nazionale del PS convocato giovedì 6 giugno, ha specificato che non solo il partito conferma il candidato di Benoît Hamon, ma ritirerà dall’Ufficio nazionale tutti quelli che al ballottaggio hanno annunciato l’appoggio a Macron, sponsorizzando un candidato diverso da quello del PS, segnalato durante le primarie o sostenuto dal partito. Il segretario s’è spinto oltre, vietando ogni “duplice appartenenza”, dato che alle legislative “sarà richiesto un impegno di affiliazione per la firma del gruppo socialista. In caso di rifiuto, sarà nominato un candidato socialista”.  

 

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