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Legittima difesa, marasma Pd: Renzi stufo di giocare in difesa

Il responsabile Giustizia del Pd David Ermini MAURIZIO BRAMBATTI
Matteo irritato perché alla Camera il suo partito ha di nuovo agito di rimessa rispetto al centrodestra: era già successo con la legge sulla candidabilità delle toghe. Pietro Grasso ironizza: «Meno male che c'è il Senato...»
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Grandissima confusione sotto il cielo. Mai Renzi si sarebbe aspettato un guazzabuglio simile sulla giustizia penale, materia in cui in apparenza è tutto facile: basta alzare le vele nella direzione del vento forcaiolo. Il Pd alla Camera lo fa, ma con timidezza: non può spingersi fino in fondo sulla rotta della destra legge, ordine e più pistole per tutti.

Risultato: una brutta figura. E il day after è impietoso: l’altro Matteo, Salvini, dice che la Lega «promuoverà un referendum per abolire questa schifezza». Poi infierisce fino all’offesa: «Toglieranno le parole ‘ di notte’, chissà cosa metteranno adesso… Ci si può difendere dai ladri solo ‘ ore pasti’? Renzi, Alfano e Boldrini non fanno un cervello in tre». Dai magistrati, oltre al presidente dell’Anm Albamonte (di cui pubblichiamo un’intervista a parte, ndr) , diverse voci confermano le perplessità già espresse da altri giuristi: la legge è inutile anzi «crea confusione», come sostiene per esempio il presidente dell’Anm Marche, Umberto Monti. Ma la scudisciata più dolorosa la infligge Pietro Grasso, seconda carica dello Stato: «Meno male che c’è il Senato», dice sarcastico. Che è un modo per ricordare sia l’urgenza di porre rimedio al pasticcio della Camera, sia la provvidenziale sconfitta di Renzi al referendum di qualche mese fa.

Insomma peggio di così non poteva andare, per il Pd e per il suo leader. Che peraltro nel dire «inviterò i miei senatori a definire meglio i passaggi poco convincenti» dà l’impressione di volersi spingere un po’ di più verso destra. Almeno verso Berlusconi. Ma in che modo? E soprattutto, si deve dare davvero per scontata una deviazione sicuritaria del Nazareno? In queste ore emerge la difficoltà, al limite dell’indecisione bipolare, del Pd in materia di giustizia. C’è solo una cosa fuori discussione: a Renzi non piace che il suo partito giochi di rimessa in questo campo. È già successo due volte. La prima con la legge sulla candidabilità delle toghe, la seconda appunto con la legittima difesa. In entrambi i casi è stata la destra a presentare una proposta di legge e il Pd a corrreggerla in seguito con un testo più blando. In tutte e due le occasioni il partito di Renzi ha sì evitato che la destra piantasse una propria bandiera, ma per farlo si è mostrato troppo timido nel merito delle scelte. Adesso David Ermini, responsabile Giustizia del Pd, prova a cavarsela con il minimalismo: il testo sulla legittima difesa è stato solo frainteso, dice, ma se mediaticamente ne passa una versione distorta vuol dire che lo cambieremo. È una lettura che non affronta il vero problema: andare a rimorchio nell’iniziativa politica e finire per mostrarsi timidi, una cosa che Renzi non sopporta.

Ma a cui, almeno per ora, non sa neppure come porre rimedio.

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