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Grillo come Orban: guerra alle Ong anche in Europa

A Bruxelles le pressioni dei Cinque Stelle per controllare e limitare i finanziamenti. Budapest vuole chiudere i rubinetti a tutte associazioni umanitarie che prendono fondi dall'estero
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Dall’Italia all’Europa, la discussione sull’operato delle Ong arriva infatti a Bruxelles. Nel Parlamento della Ue si sta discutendo un rapporto sul controllo di bilancio del finanziamento delle Organizzazioni non governative. A renderlo noto è un documento dei deputati pentastellati pubblicato il 3 maggio sul sito di Beppe Grillo, nonché organo del Movimento, che fornisce alcuni dati sull’entità dei finanziamenti: 1.2 miliardi di euro l’anno, secondo il rapporto. Di questi soldi 48 milioni andrebbero alle Ong che si occupano d’immigrazione. Una sottolineatura che non può non far pensare alle posizioni del M5S riguardo alle vicende italiane.

Un filo rosso che trova la sua conferma quando, nel documento, si legge che “per quanto riguarda le ONG impegnate nel Mar Mediterraneo, vogliamo capire se alcune di esse lucrano sul traffico di esseri umani, lavorando nell’illegalità, così come denunciato dal Presidente di Frontex in una intervista a Die Welt e dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. Noi non vogliamo bloccare i finanziamenti alle organizzazioni che lavorano nella legalità, contro cui non abbiamo nessun preconcetto. Chi salva le vite umane merita rispetto e sostegno. Chiediamo chiarezza su risorse e uso dei soldi pubblici per tutelare tutte quelle organizzazioni che fanno bene il proprio lavoro, addirittura sostituendosi alle incapacità delle Istituzioni europee nel gestire le emergenze”.

Il leit motiv dunque è sempre quello della trasparenza e della legalità, sotto cui però si cela sempre il sospetto di collusioni, al momento non provate, e dell’esistenza di zone oscure. I deputati dell’Efdd, del quale fa parte il Movimento in sede Ue, si chiedono come mai se le Ong sono organismi privati in realtà ricevono molti contributi pubblici, a sostegno di questa tesi viene citato il dato ne quale risulta come “nel 2015 quasi il 60% dei finanziamenti disponibili è stato assegnato soltanto a 20 ONG”. Per questo verrà richiesta un’interrogazione in cui si chiederanno anche i dati per l’anno 2016, e cioè “l’anno degli sbarchi record in Italia”.

Il M5S presenterà in questo senso un emendamento alla legge sulla trasparenza dei finanziamenti nel quale si peansa all’introduzione della la tracciabilità e l’utilizzo dei fondi pubblici, “per far luce su l’opacità e l’incongruenza della Commissione europea nel finanziamento delle Ong”. La proposta è quella dell’istituzione di “un sistema unico centralizzato di registrazione e gestione delle sovvenzioni e dichiarazione dello stato patrimoniale e delle remunerazioni dei dirigenti”.

Naturalmente, di nuovo il parallelo italiano, i deputati dell’Efdd criticano i Verdi e i socialisti del Parlamento Europeo che hanno chiesto di bloccare la discussione della relazione sulle Ong. “Vogliamo sapere il perché. Cosa e chi nascondono? Noi vogliamo trasparenza. Il relatore, il tedesco Markus Pieper, vada avanti in questa operazione di trasparenza sui finanziamenti oltre che sulle loro attività”. L’attenzione è su quei politici che secondo i pentastellati “entrano ed escono dalla porta girevole che porta dal mondo delle politica a quella delle Ong. Sono gli stessi che poi le finanziano con i soldi pubblici”. Affermazioni gravi che sembrano materia di procedimenti penali, le stesse che stanno alimentando lo scontro in Italia.

Ma i 5 Stelle non sono soli in Europa riguardo la materia dei finanziamenti ad organizzazioni umanitarie. Infatti il Parlamento ungherese ha presentato un disegno di legge, intitolato “Trasparenza delle organizzazioni finanziate dall’estero”, che in caso di approvazione avrebbe ricadute pesanti anche su Ong e organizzazioni in difesa dei diritti umani. Una circostanza che ha provocato l’intervento di Nils Muiznieks, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, che ha scritto al presidente del parlamento ungherese, Laszlo Kover.

La missìva del 26 aprile è stata resa nota solo oggi. Muiznieks critica fortemente il provvedimento chiedendo di non approvarlo, infatti in caso contrario verrebbero ravvisate “restrizioni alla libertà d’associazione di vasta portata e stigmatizzanti che non possono essere considerate come necessarie in una società democratica, in linea con i requisiti contenuti nella Convenzione europea dei diritti umani e con gli standard del Consiglio d’Europa e internazionali”.

L’idea che sottointende il disegno di legge, che rispecchia il clima che si respira nell’Ungheria di Orban, è quella che “ricevere fondi dall’estero equivale necessariamente a rappresentare interessi esterni inevitabilmente malintenzionati e in conflitto con gli interessi pubblici ungheresi”.

Echi della polemica tutta italiana sulle organizzazioni finanziate da Soros o sulle intenzioni, descritte dal procuratore Carmelo Zuccaro, circa un piano per destabilizzare l’economia di casa nostra.. “La natura e le misure generiche contenute nel testo potrebbero avere un impatto negativo su un grande numero di organizzazioni che conducono attività lecite per i diritti umani e in altre aree importanti per la società ungherese” ha concluso Muiznieks.

Il riferimento alle Ong che si occupano d’immigrazione è palese, così come il rappresentante del Consiglio d’Europa non ha mancato di sottolineare quanto i difensori dei diritti umani siano sotto attacco in molti paesi, compresi quelli europei. L’attacco alle organizzazioni umanitarie rientra in questo contesto e sarà anche al centro del mandato del relatore speciale Onu per i diritti umani Michel Forst, in Italia, per una visita accademica dal 7 al 9 maggio su invito della rete In Difesa Di.

 

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