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Il coraggio di Felix Croft, alla sbarra per reato di solidarietà

Cittadino francese, ha aiutato una famiglia di migranti a passare il confine italiano di Ventimiglia. I Pm di Imperia lo accusano di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Rischia tre anni e quattro mesi di prigione. Ma lui non ci sta: «Ho aiutato una famiglia in pericolo, lo rifarei anche domani»
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Recita l’articolo 2 della Costituzione italiana: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

La solidarietà dunque intesa come dovere, solo che nel nostro paese sembra che un pilastro della convivenza civile come questo sia in via di smantellamento. Capita infatti che un cittadino francese, Felix Croft, oggi sarà giudicato dal tribunale di Imperia per “reato di solidarietà”. Croft nel luglio del 2016 è stato arrestato dai Carabinieri al casello di Ventimiglia per aver tentato di passare la frontiera: a bordo della sua auto, i 5 componenti di una famiglia sudanese, si trattava di una donna incinta con il marito, il fratello e due bimbi piccoli, come si può verificare dal comunicato del comitato di sostegno per Felix. Croft ora rischia una condanna pesante, 3 anni e 4 mesi, oltre ad una multa di 50mila euro, per il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

In realtà la famiglia proveniente dal Darfur aveva trovato ospitalità presso una chiesa proprio nei giorni dell’estate scorsa quando il sindaco di Ventimiglia aveva emanato l’ordinanza che vieta di dar da mangiare ai migranti. Racconta Croft: «Mi sono trovato di fronte a una situazione che mi ha colpito nel profondo: la donna incinta di 6 mesi era duramente provata, uno dei bambini aveva ancora su un fianco i segni di una profonda ustione, per non parlare del racconto tragico del loro viaggio e della distruzione del loro villaggio, dato alle fiamme. Si trovavano lì bloccati, senza vie d’uscita.

Impossibile per loro camminare lungo l’autostrada, rischiando la morte con i bambini, impossibile anche prendere un treno, viste le continue perquisizioni in atto sui convogli che passano la frontiera; non avevano denaro per pagarsi un passeur per tentare di raggiungere la Germania dove hanno dei parenti. Più volte la giovane madre mi ha chiesto aiuto, quasi implorandomi di portarli via con me: il resto lo sapete, siamo stati fermati al casello autostradale di Ventimiglia, io sono stato arrestato».

Il tutto è avvenuto ed avviene vicino le spiagge ricche della Costa Azzurra. Molti volontari e osservatori parlano delle Alpi Marittime come una sorta di zona di non droit, molti sono coloro che tentano di far passare la frontiera ai migranti, si tratta di una vera e propria emergenza tanto che si è arrivati al punto che recentemente il Tribunale Amministrativo di Nizza ha condannato il Prefetto per “violazione del diritto d’asilo”.

La sentenza del Tribunale d’Imperia riveste un’importanza particolare poiché in caso di condanna si costituirebbe un precedente pericoloso per tutti coloro che tentano di aiutare i migranti. Sta nascendo infatti un nuovo tipo di delitto: il reato di solidarietà. In Francia sono state rinviate a giudizio molte persone, semplici cittadini accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il risultato della politica di frontiere blindate e allarmi terrorismo. Ora anche in Italia potrebbe succedere lo stesso. Il presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella, spiega bene di che meccanismo si tratta: «Ancora una volta vediamo tribunali e forze dell’ordine impegnate a perseguire reati di solidarietà. Ma utilizzare il diritto per colpire questi episodi non può trovare giustificazioni.

Non si può paragonare chi è mosso da principi umanitari a chi traffica esseri umani per profitto sottolinea Gonnella. La richiesta di condanna a 3 anni e 4 mesi più una multa di 50mila euro è oltretutto totalmente sproporzionata rispetto al reato commesso. Giustificare tale richiesta con ragioni di sicurezza, ovvero per il fatto che qualcuna delle persone trasportate sarebbe potuta essere un foreign fighter affiliato all’ISIS, giustifica un connubio, quello tra immigrazione e terrorismo, pericoloso e alimentato spesso a solo scopo propagandistico per un tornaconto elettorale».

Gli avvocati di Felix Croft, Laura Martinelli e i colleghi Ersilia Ferrante e Gianluca Vitale, hanno chiesto che venga applicata la clausola che consente l’eccezione alla fattispecie di reato di favoreggiamento per “attestati motivi umanitari”, come previsto dalla legislazione europea. Il caso di Cedric Herrou, l’agricoltore della Val Roja che aiutò 200 migranti a passare la frontiera, assolto dal tribunale di Nizza proprio per comprovati atti umanitari, si spera possa aver fatto scuola, un’eventualità alla quale si aggrappa anche Francesca Peirotti che il prossimo maggio saprà se verrà confermata la richiesta di 8 mesi di reclusione sempre per gli stessi “reati”.

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