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Israele, destra e sinistra fanno pace… in nome della cannabis

Con un voto bipartizan il parlamento di Tel Aviv depenalizza l'uso della marijuana. Lo Stato ebraico è il secondo distributore mondiale di "erba" terapeutica
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Solo un miracolo poteva mettere d’accordo la destra e la sinistra in Israele. Il miracolo si chiama marijuana. Domenica infatti, un voto bipartisan ha depenalizzato l’uso della cannabis. Attenzione però, siamo ben lontani dalla legalizzazione: chi verrà trovato fumando uno spinello in pubblico infatti rischierà una multa di 1000 shekel, ossia 270 dollari, non proprio bruscolini, ma comunque meglio che finire in carcere o rischiare un processo penale. Al secondo richiamo la multa sarà di 500 dollari, al terzo richiamo ci sarà la riabilitazione e la possibile confisca della patente, e solo la quarta volta (bisogna proprio cercarsela!) si rischieranno conseguenze penali. 

Il denaro che il governo israeliano guadagnerà multando i distratti fumatori verrà impiegato nell’educazione e riabilitazione. “Se siamo favorevoli o meno all’uso di marijuana è secondario” dichiara Ayelet Shaked, Ministro della Giustizia del governo Netanyahu, “Importante è non trattare chi ne fa uso come un criminale e che Israele non chiuda gli occhi di fronte ai cambiamenti globali che avvengono sull’uso e gli effetti della cannabis”. 

In tutto il mondo sono circa 20 i Paesi pionieri  che stanno cambiando e riadattando le proprie leggi: otto Stati in America, Olanda, Messico, Repubblica Ceca, Portogallo, Spagna e Costa Rica sono alcuni di questi. 

“È un momento importante, ma non il finale del cammino” spiega Tamar Zandberg, del partito di sinistra Meretz. 

Israele è tra i leader mondiali nella ricerca scientifica sugli usi medici e terapeutici della cannabis, ricerca incoraggiata dall’ultra ortodosso Ministro della Salute Yaakov Litzman. Gli esperti credono che ulteriori aperture del governo potrebbero creare una mega industria di cannabis e Israele diventare uno dei più grandi esportatori di marijuana, con introiti di centinaia di milioni di dollari.

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Il ministero dell’Agricoltura ha già costruito, fuori Tel Aviv, serre per due milioni di euro per aiutare gli scienziati a creare la prima banca genetica al mondo che permetta di registrare i brevetti per i trattamenti. Il professor Raphael Mechoulam, che negli anni 60 aveva isolato i principi attivi della cannabis, continua ancora oggi, a 86 anni, a studiare la pianta nel laboratorio biochimico di Hadassah. “La cannabis è un tesoro farmacologico ancora da scoprire, finchè non è possibile garantire la propiretà intellettuale le case farmaceutiche tentennano a fare investiment” racconta Mechoulam. 

Di fatto Israele, con 400 chili al mese, è il secondo paese, dopo Stati Uniti, nella distribuzione della cannabis terapeutica. I pazienti che nel 2015 ne hanno fatto un uso terapeutico sono 23mila, ma molti di più sono i consumatori, in un paese in costante tensione per una guerra che dura da più di sessant’anni. 

Barba lunga grigia, kippah sulla testa, completo nero da ortodosso, Yaakov Litzman risponde cauto alle prime interviste dopo il voto favorevole alla depenalizzazione della cannabis: “Non sono certo che la mia gente, i miei elettori siano proprio contenti per ciò che ho fatto. Ma se devo attenermi strettamente a come posso aiutare persone malate che soffrono, allora penso di aver fatto la cosa giusta”. 

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