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Esposito: «Il programma di Emiliano? È scritto sul blog di Grillo »

Intervista al senatore del Partito Democratico su primarie Pd e caso Consip
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«Michele Emiliano è portatore di un grillismo di cui non abbiamo bisogno nel Pd». Il senatore dem Stefano Esposito va subito giù duro, è certo che alle primarie democratiche ci sia un infiltrato: il governatore pugliese.

Perché è convinto che Emiliano sia grillino?

Dico queste cose di Emiliano da anni, da quando il governatore venne in Val di Susa a fare il Notav partecipando a un’iniziativa organizzata dai sindaci contrari all’alta velocità. Proprio lui che a casa sua sosteneva la Tav Napoli- Bari. Dissi già allora che non avevamo bisogno di para-grillini nel Pd.

L’opposizione alla Tav non è un’esclusiva dei 5 stelle, però, è un punto saldo anche della sinistra radicale…

Sì, però, quando lui venne a parlare in Val di Susa, la sinistra radicale era già stata spazzata via dal grillismo, non c’era più traccia di qualcosa che avesse a che fare con la sinistra.

Torniamo al presente. In cosa le sembra grillino Emiliano?

In tutto. Parla del Pd, di cui si candida a fare il segretario, come del partito dei petrolieri o dei golpisti. Insinua sospetti, in modo viscido, nei confronti dei suoi rivali alla segreteria, come ha fatto con Andrea Orlando, accusato di avere dei conflitti di interesse. È uno scimmiottamento delle posizioni non del grillismo, ma proprio del Blog di Grillo, a cui secondo me lui ogni mattina dà uno sguardo per capire la linea da tenere nei confronti del Pd. Non dimentichiamoci che Emiliano è quello che voleva portarsi in Giunta i 5 Stelle.

Ci provò anche Bersani a coinvolgere il M5S per formare un governo…

Sì, anche Bersani lo ha fatto in buona fede, quando ancora i grillini venivano percepiti come “compagni che sbagliano”. Invece sono un movimento con pesanti venature di destra.

Lei pensa che Emiliano, uno dei possibili segretari del Pd, sia un uomo di destra?

In Emiliano prevale il populismo grillino, che è un populismo di destra.

E come arriva un grillino, come dice lei, a concorrere per la segreteria del Pd?

Perché siamo un partito molto democratico e aperto in cui chiunque può decidere di candidarsi. Certo, sarebbe opportuno che Emiliano ci dicesse cosa vuole fare, qual è il suo programma politico.

Per lei è un problema il fatto che il governatore non si sia dimesso dalla magistratura?

È un argomento poco interessante. Rispetto le procedure codificate e quella è una vicenda che riguarda il Csm. Le istituzioni vanno preservate anche quando sono un po’ lente, come in questo caso, visto che la situazione è acclarata da un decennio. Sul piano politico, però, eviterei, come fa Emiliano, di rivolgere ad altri accuse di conflitti d’interesse.

Lei ha detto che se non si votasse anche per il candidato premier, ma solo per il segretario, sosterrebbe Andrea Orlando. Ma il Guardasigilli non sembra interessato a correre per Palazzo Chigi. Non le basta?

Andrea Orlando è un amico di vecchia data, ma io fotografo la situazione attuale. A statuto vigente, con le primarie si elegge anche il candidato premier. E anche se il maggioritario non c’è più, credo che Renzi, con i suoi limiti e i suoi errori, sia l’unico in grado di competere per la guida del Paese.

Questi anni renziani non hanno insegnato che fare il premier e il segretario sono due mestieri diversi?

Ce l’hanno insegnato ma non siamo stati abbastanza forti per cambiare lo statuto. Io spero che dopo il congresso si apra una riflessione, è evidente la necessità di ricostruire dalle fondamenta molti aspetti che ci tengono insieme come organizzazione. Non ne posso più di un partito nel quale la classe dirigente viene selezionata per fedeltà o per il numero di tessere che si portano in dote. Chiedo a Matteo Renzi segnali tangibili e rapidi di cambiamento. Non basta indicare una persona perbene come Maurizio Martina futuro vice segretario. Serve un partito plurale che non confonda la lealtà con la fedeltà. Io allo scorso congresso ho votato Cuperlo, ma poi sono stato leale con Renzi.

Renzi si è accerchiato solo di fedelissimi?

Ogni leader lo ha fatto. Bersani aveva un suo cerchio ristretto: si fidava di Errani, Migliavacca, Stumpo, D’Attorre…

Che, riconoscerà, provenivano quantomeno da aree geografiche eterogenee…

Sì, il fatto che gli uomini fidati di Renzi siano tutti toscani a qualcuno suona male. Ma ognuno è libero di scegliersi le persone di cui si fida di più, l’importante è che questo non incida in maniera determinate sulla collegialità del partito.

Che idea si è fatto dell’inchiesta Consip?

Penso sia nelle mani di magistrati seri, mi riferisco agli inquirenti romani, che stanno facendo rapidamente le verifiche opportune. Prendo anche atto del fatto che hanno tolto il Noe dalla partita dopo le fughe di notizie.

Quanto peserà l’inchiesta giudiziaria sulle primarie?

Non lo so, qualche peso tra i cittadini che andranno a votare potrebbe averlo. Ma sono sicuro che la Procura di Roma farà chiarezza in tempi brevi.

Prima del 30 aprile?

Penso di sì.

Il ministro Lotti fa bene a rimanere al suo posto?

Sì. Il ministro, nella vicenda Romeo, non c’entra nulla con la corruzione, è indagato per una presunta fuga di notizie. Io scommetto sul fatto che Lotti uscirà da queste indagini.

 

 

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