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Resa dei conti nel Pd

Oggi la direzione nazionale del partito. Il segretario Renzi pronto a dimettersi con un obiettivo: congresso subito e elezioni a giugno. Ma la minoranza vuole votare nel 2018
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Oggi pomeriggio Matteo Renzi affronta la prova della Direzione nazionale del Pd. La cosa più sbagliata sarebbe considerarla una sfida all’Ok Corral: tuttavia è palese che l’ex premier ed il suo partito affrontano un tornante decisivo. Congresso subito e elezioni a giugno continuano ad essere le opzioni preferite del segretario, mentre le opposizioni interne contestano questa road map e chiedono tempi adeguati per le assise ed il voto alla scadenza naturale della legislatura. Ma il vero scontro riguarda il modello di Paese e l’assetto del quadro politico. Il Pd a vocazione maggioritaria, che assembla al suo interno tutti i riformismi e punta al 40 per cento dell’elettorato, rimane la stella polare di Renzi. Mentre gli altri, da Bersani a D’Alema, propendono per uno schema in cui prevalga l’identità di sinistra e la definizione delle alleanze possibili.
Ne risulta che il nocciolo duro della differenziazione emerge sulla legge elettorale, convitato di pietra della Direzione. Anche per questo, quello odierno è uno dei passaggi più delicati per la leadership renziana.

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