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Boccia: «Matteo dimettiti come Bersani o sarà scissione»

«Matteo dimettiti come Bersani o sarà scissione». Intervista a Francesco Boccia
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Per ottenere il congresso Francesco Boccia ha persino promosso una raccolta firme tra gli iscritti. «Arrivano sottoscrizioni da tutta Italia, i nostri militanti voglio partecipare», dice il deputato lettiano molto amico di Michele Emiliano. «Il referendum interno è previsto dallo Statuto, è uno strumento che mi sarei risparmiato volentieri, ma se sarà necessario presenteremo le firme il 13 in direzione».

Ma che partito è quello che raccoglie le firme per un congresso?

Se c’è una classe dirigente che si chiude a riccio, non ragiona più e si nasconde dietro il politichese non ci sono alternative. Se nessuno avesse pensato ad anticipare le elezioni politiche non ci sarebbe stata questa discussione. Ma se vogliono correre al voto, come minimo devono anticipare anche il congresso.

Ha scritto che nel suo partito c’è «una classe dirigente scaduta, un segretario scaduto, un’assemblea e una direzione scadute». Insomma, o si fa qualcosa o il Pd rischia di andare a male?

Siamo scaduti sul piano politico e delle regole non scritte che andrebbero rispettate per mantenere unita una comunità. Per intenderci, Veltroni non era mica scaduto da un punto di vista temporale quando si dimise dopo la sconfitta in Sardegna: lasciò a Franceschini per consentire la nascita di una nuova stagione. Così come Bersani: non era mica scaduto quando lasciò dopo la mancata elezione di Prodi alla Presidenza della Repubblica.

Dunque, Renzi deve dimettersi?

Lo dico dal 5 dicembre. Ma non è lesa maestà. Le dimissioni servono solo per fare il congresso, a meno che lui non la smetta di parlare di elezioni anticipate.

Matteo Orfini, il presidente del suo partito, dice che il 4 dicembre è finita la legislatura e quindi bisogna ridare voce ai cittadini…

Chi dice questa cosa non è in buona fede. Vogliono aggirare le regole del Pd per non confrontarsi sulla linea politica. Mi auguro che Orfini non voglia replicare l’esperienza romana a livello nazionale. Qualsiasi persona che abbia a cuore l’interesse collettivo dovrebbe dire: “ascoltiamo i nostri militanti e confrontiamoci”, invece Orfini sa dire solo “al voto, al voto”.

Senza congresso la scissione sarebbe inevitabile?

Sì, ma la farebbe chi si sta chiudendo nel bunker. Io confido nel buon senso di Renzi e nel suo legame col nostro partito. Anche perché, se vince, sarà rilegittimato leader. Ma almeno il congresso avrà dato vita a una nuova classe dirigente.

Seguirebbe D’Alema in un progetto alternativo al Pd?

Nessuno segue nessuno. Io farò di tutto fino all’ultimo per evitare il disastro. Ribadisco, se non si fa il congresso significa che c’è un gruppo dirigente scellerato che trascina il Paese al voto senza aver fatto nulla prima per mettere in sicurezza la scuola, le banche, l’Europa. Non potrei militare nello stesso partito di chi straccia le regole.

Ettore Rosato dice che la maggioranza aveva proposto il congresso alla fine di dicembre ma la minoranza si oppose. È così?

Faccia i nomi e i cognomi di chi si oppose. Perché io, Cuperlo, Rossi, Emiliano e altri esponenti siamo saliti sul palco dell’assemblea per chiedere il congresso. Poi, se sono ritornati i “caminetti” segreti che Renzi diceva di aver rottamato devono spiegarci dove si riuniscono e chi sono i partecipanti. A me non risulta nessun accordo, so che abbiamo chiesto il congresso e ci hanno risposto: voto subito.

Pare che Renzi abbia commissionato un sondaggio interno per testatare la competitività dei suoi eventuali avversari. Nella migliore delle ipotesi, Michele Emiliano arriverebbe al 26 per cento. Sicuri che il congresso convenga alle minoranze?

Ah, benissimo ( dice ridendo, mentre ascolta le percentuali, ndr). Non ho mai fatto le cose perché mi convenivano ma perché le ritenevo giuste. Ma visto che Renzi ha questi sondaggi straordinari non capisco perché non voglia fare il congresso.

Appunto, perché? Non crede che Renzi avrebbe comunque ottime possibilità di vincere di nuovo?

Perché il congresso lo devi fare sul merito. Significa tornare nei circoli e ho la sensazione che molti di loro non possano nemmeno entrarci. Intanto perché non conoscono l’indirizzo e poi perché provengono da altri partiti. Il Pd è fatto di militanti e il congresso è una cosa seria in cui non si discute solo di nomi ma anche di principi e valori. Quattro mesi di confronto in cui diventa chiaro chi vuol fare cosa. E in un percorso di questo tipo può venir fuori un’idea di sinistra alternativa al renzismo. Voglio vederli quelli che vanno nei circoli per sostenere l’alleanza con Verdini e Alfano. Il Pd era nato per mettere insieme due mondi, ma partendo da sinistra, non da destra. Su alcune cose Renzi ha la stessa posizione di Junker, un leader della destra.

Sta dicendo che il segretario del suo partito è di destra?

No, Matteo è un democratico che a un tratto ha pensato che l’equità e i modelli sociali a cui si è sempre ispirato l’Ulivo fossero marginali. Complice il 41 per cento, ha pensato di allargare la base dell’elettorato troppo a destra. Gli errori sulla scuola, l’Imu e l’abuso dei voucher ne sono la dimostrazione.

Alcuni dem sostengono che il bipolarismo del futuro sarà tra populisti e responsabili Condivide l’analisi?

No, credo ancora nella distinzione destra/ sinistra. Oggi vince la destra populista perché la sinistra ha perso la capacità di connettersi con le classi più deboli e con la classe media. Se rappresenti solo le grandi imprese e i pensionati privilegiati significa che hai cambiato pelle.

Per proporre ricette di sinistra, però, serve una legge elettorale che consenta di applicarle una volta al governo…

Credo che si possa prendere a modello la legge dei comuni senza ballottaggio: un proporzionale con un netto premio di maggioranza alla lista o coalizione che raggiunga almeno il 37 per cento. Chi prende più voti vince.

Le propongo un baratto: premio di coalizione in cambio di elezioni a giugno. Accetta?

No. Il premio di coalizione è giusto ma qui non siamo al mercato, si mettano l’anima in pace.

 

 

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