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Chiesa australiana nella bufera: il 7% dei preti busava di bambini

Le conclusioni choc della Royal Commission: quasi 4500 casi tra il 1980 e il 2015
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Dopo quattro anni di ricerche, interviste, udienze, testimonianze, la Royal Commission, istituita in Australia per far luce sugli abusi sessuali sui minori, ha reso note le sue conclusioni. Si stima che il 7% dei preti cattolici australiani abbia commesso un abuso sessuale tra il 1950 e il 2015. Detto così sembra un dato vago, ma la Royal Commission ha approfondito le proprie ricerche parrocchia per parrocchia, diocesi per diocesi, senza tralasciare nemmeno orfanotrofi, associazioni giovanili, club sportivi e scuole. È la più vasta investigazione mai compiuta sulla pedofilia all’interno di istituzioni religiose o centri finanziati dalle diocesi cattoliche. Tra il 1980 e il 2015 sono state registrate 4444 vittime di abusi. Si tratta di 126 abusi all’anno, e stiamo parlando solo degli abusi che sono stati denunciati. Francis Sullivan, capo del Truth Justice and Healing Council della Chiesa Cattolica in Australia china il capo, quasi in lacrime: «Queste cifre sono indifendibili. Questi dati possono essere interpretati in un solo modo: l’immenso fallimento della Chiesa Cattolica d’Australia nel proteggere i bambini». La responsabile della Commissione, Gail Furness, durante la conferenza stampa parla sommessamente: «Speravamo di ricevere assistenza e documenti da parte delle istituzioni religiose su ogni caso. Invece l’Ambasciata Australiana presso la Santa Sede ( Holy See) a luglio 2014 ci rispose “non è possibile nè appropriato provvedere alle informazioni richieste”». La Furness sottolinea come le risposte delle varie diocesi fossere sempre «tristemente simili».

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Le vittime erano per la maggioranza bambini di circa undici anni e in minor parte bambine di dieci. Secondo le minuziose ricostruzioni sono stati identificati circa 1880 colpevoli mentre 500 e più rimangono sconosciuti. Gli abusi sono stati perpetrati per un 62% da preti, parroci, seminaristi ( ossia chi possedeva gli ordini), un 29% da chi invece non aveva gli ordini clericali ma semplicemente lavorava nelle istituzioni cattoliche, e per un 5% da suore, monache o seminariste donne. Inoltre la Royal Commission ha analizzato le percentuali di violenze diocesi per diocesi, arrivando alla conclusione che gli abusi erano sempre maggiori nelle istituzioni religiose. Per esempio, nelle strutture dell’Ordine di Saint John of God Brothers, specialmente scuole per bambini con difficoltà di apprendimento negli stati del sud dell’Australia, più del 40% di chi vi lavorava è accusato di violenze.

«I bambini che denunciavano un abuso venivano ignorati o puniti. Le accuse non venivano investigate. I preti accusati di abuso venivano trasferiti. E le parrocchie e comunità che li accoglievano disconoscevano il loro passato» spiega lentamente Gail Furness in conferenza stampa. Papa Francesco sta seguendo da vicino i lavori della commissione, anche perchè tra chi ha insabbiato gli abusi potrebbe esserci il cardinale George Pell, dal 2014 prefetto all’Economia del Vaticano.

 

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