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Chi ha paura di Bello FiGo? Il suo rap contro il razzismo

Riceve minacce dall'estrema destra, irrita i benpensanti ma il rapper italo-ghanese non fa altro che sovvertire con ironia i luoghi comuni contro i migranti per buttarceli adosso
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Bello FiGo, siamo sinceri, andrebbe stigmatizzato solo per il video di “Sembro Juventus”: la maglia bianconera di Higuain e i versi “Io sono Juventus, io sembro come Juventus, sono troppo Juventus dai cazzo vinciamo yeeehhh” sono le uniche parole per cui dovrebbe davvero essere messo all’indice, non certo per il suo rap sgangherato. E’ stato preso di mira, per questo, da Azione Frontale, movimento di estrema destra. E sui social lo minacciano. Ha dovuto annullare diversi concerti, l’ultimo nella capitale. Hanno scritto: «Se viene qui a Roma, torni a Parma in una bara di legno». Alessandra Mussolini, l’unica ad aver capito le potenzialità del rapper di origini ganeane, è diventata in qualche modo una sua troll. Anche se molto probabilmente non ha mai sentito il pezzo che il ragazzo ha scritto sul nonno di lei, ridicolizzato nelle sue presunte arti amatorie, uno dei pezzi più folli e divertenti mai scritti nella storia del lol- rap ( in soldoni, rap demenziale, un po’ Rovazzi e un po’ Kanye West).

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Pare che il concerto annullato a Roma, si farà a Ciampino, all’Orion, il 25 marzo. Un posto, peraltro, in cui ad ascoltare i 99 Posse ( e non solo), vi fu quattro anni e mezzo fa un’aggressione fascista come quella minacciata ai danni del rapper. Vera, reale, non presunta e minacciata. Insomma, annullano per mandarlo nella tana del lupo. Ma siamo qui per parlare di Bello FiGo Swag. Del motivo per cui faccia così paura, del perché nessuno lo difenda, della ragione per cui se ti dichiari solidale con lui troverai una pioggia di persone che urleranno «non sono io che sono razzista è lui che provoca». Le minacce che vengono dalle forze di estrema destra non stupiscono. Quello che fa paura è che nessuno Bello FiGo l’ha mai sentito, letto davvero, e soprattutto che tutti, da destra, sinistra e centro, hanno giudicato quegli occhiali, le catene al collo, gli slogan “non pago affitto, dai cazzo, siamo negri noi”, “scopo solo donne bianche”, “voto Matteo Renzi perché ci dà la figa bianca”, “sono negro no faccio opraio”, “mangio pasta co tonno”. Rosso Figo, Figo Verkel, Bello Gu, Gucci Boy: ne ha passati di nomi prima che lo notassero fuori da pochi luoghi ( come Radio Rock) in cui l’avevano intercettato, preso in giro e poi difeso prima che finisse sui giornali.

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Perché dà così fastidio? Perché entra a gamba tesa nelle nostre contraddizioni, in quel paternalismo in cui da una parte viene nascosto il razzismo, il sessismo, il classismo e in quel populismo in cui vengono veicolati dall’altra. Perché rovescia le nostre battutacce, gli stereotipi che gettiamo addosso agli stranieri e ce li rimanda indietro, così spudorati ed efficaci da colpirci allo stomaco. “Ci fa o ci è” si chiedono in tanti, per sottovalutarlo. Senza notare che quando vuole va a tempo, che quando vuol dire qualcosa di serio trova parole difficili e fa satira politica. E però lo temono, lo lasciano solo, anche quando fingono di sostenerlo.

Non ci è, né ci fa: è un giovane ragazzo che in tv e nei video si finge profugo, pur non essendolo. Un ragazzo di Parma che viene dal Ghana, paese africano più ricco della media, che è qui da 12 anni – metà della sua vita dunque e che non sta in “albergo a 4 stelle” e nel suo paese non “c’è guera”. Non quando lui se n’è andato. E non ha mai preso i famosi 35 euro. Parla di sesso, con il nostro gergo. Bello Fi-Go siamo noi. Che abbiamo fantasie sulle nere e magari le cerchiamo sulla strada, noi che scopriamo che da anni qualcuno fa girare tra gli studenti la Bibbia 4.0 ( foto e video hot di minorenni bianche, per bianchi), che odiamo il diverso, che votiamo pro o contro Matteo Renzi per convenienza.

Bello FiGo ci sbatte in faccia ciò che siamo, a destra e sinistra, e questo non lo sopportiamo. Come un Checco Zalone nero ci fa vergognare di ciò che scriviamo sui social tutti i giorni, degli slogan politici dei nostri leader, degli stereotipi che cavalchiamo. Li incarna, li ridicolizza cantandoli nella maniera più trash possibile, usando la grammatica demenziale che negli ultimi anni ha invaso la nostra tv, i nostri dibattiti sociali e politici, i social. Bello FiGo Swag ci conosce troppo bene. Sa come irritarci, sa come metterci a nudo. Per questo # JesuisBelloFigo non lo scriverà mai nessuno. Beh, io sì.

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