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Adesso l’hotel Rigopiano consegna solo morti

Estratti cinque cadaveri nella notte. Si temono nuove valanghe nella zona, ma i soccorritori continuano a cercare senza sosta
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I vigili del fuoco continuano a scavare senza sosta, convinti che tra le macerie ghiacciate dell’hotel Rigopiano possa ancora esserci qualche sopravvissuto. Ma gli ultimi quattro, Francesca Bronzi, Giorgia Galassi, Vincenzo Forti e Giampaolo Matrone, sono stati estratti nel corso della notte di sabato. Poi le macerie hanno consegnato solo cadaveri. Tra loro il papà e la mamma del piccolo Edoardo, il bambino di 9 anni salvato sabato scorso. Il corpo senza vita di sua madre, Barbara Nobilio, è stato estratto all’alba di domenica. Poco dopo è stato estratto quello di Sebastiano Di Carlo, 49 anni, il papà di Edoardo. Per ora sono cinque le vittime accertate, ma tutti temono che si tratti di un numero parecchio a ribasso, considerando che mancano all’appello ancora 23 persone.

 

LA DINAMICA
Per quanto riguarda la dinamica, ormai è accertato che è a radere al suolo l’albergo è  stata una slavina devastante, che ha pressochè sepolto gran parte della struttura, facendosi strada all’interno dei vari ambienti che la costituivano, e poi spazzato via quello che trovava sulla sua strada, così come aveva già fatto con un fronte ampio di alberi che era a monte dell’albergo. Anzi, quell’ammasso di tronchi è stato il di più che ha portato distruzione e lutti perchè l’onda d’urto è stata ancor più forte. Un evento-killer innescato probabilmente dalle 4 scosse sismiche di magnitudo tra 5,1 e 5,4 della mattina di mercoledì con epicentro l’area dell’Aquilano ma fortemente avvertite in questo versante della regione abruzzese dove il rischio valanghe era già classificato 4 (su una scala di 5) a causa dei grandi apporti di neve per diversi giorni di seguito. Una slavina che ha inoltre provocato una sorta di “traslazione” dell’edificio, vale a dire lo ha spostato di una decina di metri in avanti, e non è escluso che alcuni dei dispersi siano stati travolti e trascinati fuori dal perimetro dell’edificio. Non a caso le ricerche dei vigili del fuoco con le squadre specializzate in questo tipo di attività ed anche quelle condotte dai componenti del Soccorso alpino e speleologico riguardano anche la zona estera all’hotel, cioè il fronte in pendenza della valanga nevosa.

I SOCCORSI
Le operazioni sono coordinate dalla centrale di protezione civile allestita nel palazzetto dello sport di Penne, una sorta di quartier generale dove intorno alle 7 è prevista una riunione tecnica per fare il punto sull’attività. Sono oltre i 200, tra vigili del fuoco, soccorso alpino, Guardia di finanza, carabinieri e Polizia di Stato, le persone impegnate nelle ricerche. L’attivazione di torri faro ha consentito di cercare anche nelle ore notturne appena trascorse. Si opera con squadre di 30 per volta che si alternano in un lavoro sul posto molto delicato e condotto con estrema attenzione, scavando anche a mano tra la neve ammassata, per evitare ulteriori crolli di parti dell’hotel già collassate e di mettere a rischio gli stessi soccorritori o – la speranza è sempre presente fino a prova contraria – sopravvissuti rimasti intrappolati. Una speranza sempre più flebile, viene detto da chi ha esperienza di queste situazioni critiche. Il trascorrere delle ore, le condizioni climatiche estreme (con il rischio assideramento molto forte), il silenzio da sotto le macerie e da sotto la neve, il girare a vuoto dei cani da ricerca, senza cogliere i segnali specifici attesi, rendono infatti sempre più sottile quel filo che lega ancora alla vita.

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