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Scandalo emissioni su Fca, l’Italia rischi la procedura d’infrazione

Berlino chiede il richiamo di Fiat 500, Doblò e Jeep Renegade per le presunte violazioni. La Commissione europea attende ancora dall'Italia "risposte convincenti"
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La Commissione europea attende ancora dall’Italia “risposte convincenti” sulle presunte violazioni delle normative comunitarie in materia di emissioni delle automobili che Fca avrebbe commesso nella realizzazione della Fiat 500 X. L’Italia rischia l’apertura di una procedura d’infrazione, strumento che l’esecutivo comunitario starebbe valutando di utilizzare per fare pressione sulle autorità nazionali. La Commissione ha chiesto chiarimenti a Roma dopo la denuncia del ministero dei trasporti tedesco notificata il 2 settembre 2016. Berlino contesta l’incompatibilità del modello Fca con gli standard europei di mediazione e ha chiesto all’Ue che sia garantito il richiamo di Fiat 500, Doblò e Jeep Renegade per le presunte violazioni sulle emissioni. I tedeschi hanno anche accusato l’Italia di non rispondere alle obiezioni di Ue e della stessa Germania.

Il caso non ha nulla a che vedere, quindi, con le recenti accuse rivolte al gruppo Fca dall’agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (Epa) di dati truccati su modelli prodotti in America. Quando vengono presentate proteste formali, l’esecutivo comunitario è tenuto a verificarne la fondatezza, e nell’ambito di tali verifiche sono state chieste informazioni all’Italia. La Commissione si rivolge infatti ai governi, peraltro i soli responsabili per i sistemi di certificazione delle emissioni delle automobili. La Commissione Ue può tuttavia aprire una procedura d’infrazione nel caso in cui ritenga che il diritto comunitario non sia rispettato. La portavoce dell’esecutivo comunitario responsabile per i Trasporti, Lucie Caudet, ha ricordato che dal 2 settembre “è stato chiesto ripetutamente all’Italia di fornire informazioni convincenti” sul caso, informazioni che non sarebbero ancora pervenute. È intenzione della Commissione dirimere la controversia tra Italia e Germania “in tempi brevi”, e se non dovessero essere fornite le informazioni richieste potrebbe anche essere aperta una procedura d’infrazione. Solitamente, dopo l’avvio della procedura, c’è un massimo di 60 giorni per rispondere.

“Non ci sono dispositivi illeciti dimostrati, massima trasparenza, come noi rispettiamo loro loro devono rispettare i nostri dati”: così il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, in merito alla presa di posizione dei tedeschi sul caso delle emissioni contestate dagli Usa a Fca. “I tedeschi hanno detto – spiega – che tra i dispositivi legali, quelli di protezione del motore, secondo loro ci sono dei comportamenti anomali su alcuni modelli Fiat, a noi non è risultato così. Hanno chiesto di poter avere i dati e noi l stiamo dando alla Commissione”. Delrio ricorda che “sono le autorità di omologazione di ogni Stato che decidono se un dispositivo è lecito o no. Come noi non abbiamo detto niente su Volkswagen, dobbiamo richiedere ed esigere la regola: quindi come come noi rispettiamo loro, loro devono rispettare i nostri dati”. Poi, conclude Delrio, “ci confrontiamo perchè non c’è niente da nascondere, massima trasparenza”. Stamattina Berlino ha chiesto all’Ue che sia garantito il richiamo di Fiat 500, Doblò e Jeep Renegade per le presunte violazioni sulle emissioni. I tedeschi hanno anche accusato l’Italia di non rispondere alle obiezioni di Ue e della stessa Germania.

 

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