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In Lombardia il postino non suona neanche una volta

Ritardi di almeno due mesi nella consegna della corrispondenza. Stefano Ancona dei Cobas denuncia: «Oltre cinquemila tonnellate sono ferme nei centri di smistamento regionali»
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In Lombardia hanno ormai rinunciato a inviare le cartoline. C’è chi le ha spedite a Natale, per documentare una vacanza sulla neve, ma i parenti non le riceveranno prima di San Valentino. Nella regione più ricca d’Italia si sono accumulate infatti oltre cinquemila tonnellate di giacenza. Posta mai consegnata, accatastata nei centri di smistamento di Linate e Peschiera Borromeo, dove il disordine regna sovrano, tanto che parte della corrispondenza, esposta anche alle intemperie, viene smarrita.

Insieme alle spedizioni ordinarie finiscono la “prioritaria” e la posta internazionale che, secondo le rilevazioni effettuate dai sindacati, arrivano a destinazione anche con due mesi di ritardo. Si è rivelata fallimentare l’introduzione, nel settembre 2015, del “recapito a giorni alterni”, originata dal mancato turn- over tra i portalettere. «Una figura professionale – denuncia Stefano Ancona, dell’esecutivo nazionale dei Cobas – che è stata letteralmente “sterminata”, vanificando perfino un servizio essenziale».

Ovvie le conseguenze per i malcapitati che ricevono con intollerabile ritardo bollette, notifiche di pagamenti e atti giudiziari. Un dossier evidenzia come già nel 2015 le zone di recapito in otto province della Lombardia (Pavia, Bergamo, Varese, Como, Lecco, Cremona, Sondrio e Brescia) siano scese da quota 4.993 a 2.671, con un taglio pari al 53,5% della rete regionale. Nel 2017 ulteriori tagli interesseranno le restanti aree di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Mantova, dove è prevista una contrazione del 62%: si passerà da 2.121 centri di smistamento ad appena 818.

I sindacati minacciano uno sciopero, se non verrà ripristinata la consegna giornaliera. Poste Italiane ha soppresso le vecchie sezioni recapito, ora accorpate in un unico centro intercomunale di distribuzione. I residenti sono costretti a raggiungerlo per ritirare pacchi e raccomandate, per le quali è richiesta una firma all’atto della consegna. Un procedimento che interessa più di 7.000 comuni.

Martedì da Roma sono anche arrivati gli ispettori del ministero, che hanno disposto il dirottamento delle giacenze nei centri di smistamento di Torino ed Ancona, considerato che anche quello di Milano è già al collasso. Attuata insomma una sorta di “delocalizzazione dell’arretrato”: una procedura che si annuncia lentissima, se è vero che così sarà possibile smaltire meno di 100 tonnellate al giorno di pregresso. Di questo passo, saranno necessari altri due mesi. L’auspicio è che i ricordi delle vacanze sulle nevi arrivino a destinazione prima di Ferragosto.

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