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Milano: i procuratori, le correnti e l’errore del Csm

Il retroscena sul caso Milano, che apre uno spaccato sulla guerra lacerante in atto nella procura, a partire dall'autosospensione del sindaco Sala
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Chi segue con attenzione l’attività del Consiglio superiore della magistratura sa bene che le “previsioni” di Pierantonio Zanettin, membro laico in quota Forza Italia, quasi sempre si avverano. Da politico navigato prestato all’Organo di autogoverno delle toghe aveva “indovinato” la Brexit, la vittoria di Trump e quella del No al referendum costituzionale. L’anno scorso, in splendida solitudine, anche che qualcosa alla Procura di Milano, a proposito delle indagini su Expo 2015, non tornasse: «Ringrazio la Procura per la sensibilità dimostrata», aveva detto l’allora premier Matteo Renzi all’indomani della chiusura dell’esposizione. Una frase “sibillina” che aveva immediatamente insospettito Zanettin. Il quale, infatti, aveva chiesto al comitato di presidenza del Csm l’apertura di una pratica per verificare se, come da più parti era stato ventilato, per la «ragion di Stato» ci fosse stata una «moratoria» sulle indagini, in modo da evitare che Expo saltasse. A parte l’irrituale ringraziamento di Renzi ai magistrati milanesi, tutti ricordano lo scontro violentissimo fra l’aggiunto Alfredo Robledo ed il suo capo Edmondo Bruti Liberati. Con quest’ultimo che lo aveva estromesso dal proseguire le indagini su Expo. Zanettin voleva sapere se si fosse verificata una violazione dell’obbligo dell’azione penale e delle regole tabellari che stabiliscono l’assegnazione con criteri preordinati delle indagini ad un pm rispetto che ad un altro. Insomma, se potevano esserci fascicoli tenuti fermi, iscritti senza indagati o indagini sospese. Il comitato di presidenza, però, non fece nulla. «Troppo generica» la richiesta di Zanettin al riguardo.

I giornali diedero pochissimo spazio a questa storia. Forse perché, come dice oggi Zanettin, «l’anno scorso erano tutti obnubilati dal renzismo: in molti erano convinti che l’ex premier sarebbe rimasto al potere almeno una ventina d’anni e nessuno aveva il coraggio di andare contro corrente». Prosegue Zanettin: «Se una frase simile l’avesse pronunciata Silvio Berlusconi sarebbe successo di tutto». Possibile che l’Organo di autogoverno delle toghe fosse davvero compartecipe di un pregiudizio positivo accecante rispetto a tutto quanto potesse incrociare la parte politica del presidente del Consiglio? «La decisione del vicepresidente del Csm Giovanni Legnini di non dar corso alla mia richiesta è stata dettata da evidenti ragioni di realpolitik: non solo Expo, ma anche la candidatura a sindaco di Milano del renziano per eccellenza, Giuseppe Sala. Così facendo si è persa una bella occasione per dimostrare che il Csm è davvero autonomo e indipendente», conclude il consigliere laico.

LE CORRENTI DEI PM

Dove non è arrivato il Csm l’anno scorso è, comunque, arrivata adesso la Procura generale di Milano che ha avocato a sé il fascicolo sulle indagini Expo. Indagini che la Procura della Repubblica di Milano riteneva dovessero essere archiviate. Felice Isnardi, il sostituto procuratore generale che ha iscritto il sindaco di Milano Giuseppe Sala nel registro degli indagati per il reato di falso ideologico a proposito dell’appalto sulla piastra di Expo, è un magistrato serio e preparato, con oltre 40 anni di servizio sulle spalle. Una toga moderata, non iscritta ad alcuna corrente, sempre lontana dai riflettori. Difficilmente può essere accusato di aver preso la decisione di indagare Sala per una reato così grave a cuor leggero. Non è la prima volta, va detto, che la Procura generale procede con l’avocazione. Da quando è guidata da Roberto Alfonso, magistrato che non ama scendere a compromessi, il numero delle avocazioni è aumentato. In specie sulle richieste di archiviazione da parte della Procura.

Una curiosità. Alfonso è un esponente di spicco di Magistratura indipendente, la corrente di “destra” delle toghe. Ed è particolarmente legato a Claudio Galoppi. Il togato di Mi che alle ultime elezioni del Csm è stato il più votato fra i giudici. L’ex procuratore di Milano Bruti Liberati era invece uno storico iscritto a Magistratura democratica, la corrente di sinistra. Corrente alla quale è legato anche il suo successore Francesco Greco. E ad Mi è vicino anche Alfredo Robledo che ieri ha dichiarato: «Finalmente la magistratura si è ripresa la sua veste istituzionale, liberandosi dalle influenze della politica». Nelle indagini su Expo2015 e sul sindaco Giuseppe Sala c’è anche questo.

 

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