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Mediaset sotto attacco. Il Cav ai ripari: «Pronti a difenderci»

Calenda: "Una scalata ostile a uno dei più grandi gruppi media italiani, non è il modo più appropriato per rafforzare la presenza nel nostro paese"
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Aver vinto la battaglia referendaria rischia di costare caro a Silvio Berlusconi. Il clima d’incertezza politica che si è venuto a creare in seguito al trionfo del « No » ha dato il via al blitz della media company francese Vivendi che ora tenta la scalata a Mediaset: dopo aver acquisito il 3 per cento del Biscione, il raider Vincent Bolloré è salito nel giro di poche ore al 12 per cento. E punta ad arrivare al 20 per cento entro Natale, così da diventare in tempi record il secondo azionista della società dell’ex Cavaliere che ieri ha convocato un vertice di famiglia dopo aver annullato tutti gli impegni romani. Dure le parole del presidente Confalonieri: « Ci difenderemo » .

Fininvest ha risposto al primo attacco di Bolloré acquisendo il controllo del 40 per cento di Mediaset mentre la società volava in Borsa: nella giornata di martedì il titolo ha fatto registrare un rialzo del 30 per cento, il maggior balzo in 20 anni di quotazione. Il Biscione ha anche sporto denuncia contro l’azione ostile di Vivendi, mentre la Consob ha avviato le verifiche che è solita condurre quando le azioni di un’azienda quotata sono soggette a forti turbolenze. Nel giro di pochi giorni Silvio Berlusconi è passato così dal ring della politica a quello della finanza.

Il bretone Vincent Bolloré, al pari di Matteo Renzi, è un avversario difficile da mandare al tappetto. Lui e l’ex Cavaliere si conoscono da anni. Dopo che a luglio è saltato l’accordo per uno scambio azionario che prevedeva che i francesi rilevassero la pay tv Premium, tra loro è calato però il gelo. Bolloré, che con la sua Vivendi è anche il primo socio di Telecom Italia, detiene pure l’ 8 per cento di Mediobanca ( di cui è diventato socio nel 2002). Famoso per i suoi blitz, conquista le sue prede sempre allo stesso modo: l’attacco a Mediaset in stile “ mordi e fuggi” porta la sua tipica impronta. Per il Financial Times, il patron di Vivendi starebbe giocando al gatto col topo con Berlusconi. Il suo obbiettivo? Una volta tagliato il traguardo del 20 per cento che si è prefissato, il raider punterebbe a riaprire le trattative con Arcore per il controllo congiunto di Mediaset e non della sola pay tv.

La marcia indietro di Vivendi su Premium, ha spiegato nei giorni scorsi il vicepresidente e amministratore delegato di Mediaset Pier Silvio Berlusconi, avrebbe causato alla società contesa in Borsa un danno pari al 30 per cento del suo valore. La palla passa ora al neo premier ed ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Nei mesi passati, durante la trattativa tra i due gruppi il governo Renzi si era mantenuto in posizione neutrale. Ma verso la fine dell’estate i piani di espansione in Italia di Vincent Bolloré hanno cominciato a suscitare preoccupazione a Palazzo Chigi. « L’Italia ha un’economia forte e non è aperta a scorribande » , ha sottolineato non a caso il nuovo presidente del Consiglio nel suo discorso alla Camera di martedì. Parole dettate non solo dalla scalata a Mediaset di Vivendi, ma anche dalla cessione di Pioneer Investments ( polo del risparmio gestito del gruppo Unicredit) ai francesi di Amundi e dalla difficile situazione in cui si trova il Monte dei Paschi di Siena.

Il rischio di vedere un’Italia assediata costretta a cedere i suoi ultimi gioielli è sempre più concreto. Perciò in tanti invocano un po’ di patriottismo economico, affinché restino italiani almeno gli asset considerati strategici: banche e reti infrastrutturali innanzitutto. E a proposito di asset strategici, suscita qualche timore l’aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit, il secondo istituto italiano per dimensione. Chi prenderà il timone della banca di Palazzo De Carolis dopo la ricapitalizzazione monstre? Société Générale, la seconda banca d’Oltralpe, stando a indiscrezioni ci avrebbe fatto un pensierino. Sulla possibile aggregazione con Société Generale, Jean- Pierre Mustier però è sembrato freddo in occasione della presentazione del piano industriale avvenuta martedì a Londra: « Non stiamo parlando con nessuno » .

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