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Milano, l’Ambrogino d’oro all’Ordine degli avvocati

Intervista al presidente dell'Ordine, Remo Danovi
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Capita assai di rado che un attestato di Benemerenza civica venga assegnato a un’intera categoria professionale: ma « l’impegno nel buon funzionamento della giustizia » dell’avvocatura milanese è stato così apprezzato e riconoscibile che oggi, appunto, l’Ordine di Milano riceverà l’“ Ambrogino d’oro” nel corso della cerimonia organizzata come ogni anno nel giorno del Patrono della città. Il premio sarà consegnato al presidente Remo Danovi, che intervistato dal Dubbio ricorda: « Il Processo civile telematico ha rappresentato un radicale cambio culturale in cui abbiamo giocato un ruolo da protagonisti » .

Fra i destinatari degli attestati di benemerenza che verranno conferiti nell’odierna ricorrenza di Sant’Ambrogio, figura per la prima volta l’Ordine degli avvocati di Milano. Il prestigioso riconoscimento vuole premiare l’impegno dell’avvocatura milanese nel buon funzionamento della giustizia, rivelatosi particolarmente prezioso come risposta alla esigenza d’informazione e orientamento legale. Abbiamo intervistato il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, il professor Remo Danovi.

Presidente, sono giorni importanti per l’avvocatura milanese. Oggi la cerimonia per il conferimento della civica benemerenza, la settimana prossima il convegno nell’aula magna del Palazzo di giustizia per il decennale del processo civile telematico che, proprio a Milano mosse i primi passi.

Quando mi sono laureato, negli anni Sessanta, non avevamo neppure le fotocopie. O il nastro adesivo per unire due documenti in un fascicolo. Io, come tutti i colleghi, andavamo in cancelleria, recuperavamo l’atto, lo trascrivevamo a mano e poi, tornati in studio, lo facevamo battere a macchina dalla segretaria. Se poi bisogna inviarlo, magari a Roma da un collega, si utilizzava la posta che impiegava una settimana. Adesso, grazie alla tecnologia, in tempo reale si possono depositare atti e prenderne visione. Un progresso tecnologico enorme che noi avvocati abbiamo condiviso fin da subito.

Un aiuto alla giustizia e soprattutto ai cittadini?

Certo. La velocità che ha portato tale sistema è fondamentale per rispondere alle esigenze dei cittadini e al loro bisogno di avere giustizia in tempi rapidi.

L’avventura telematica, dalla

carta al digitale, ha segnato una svolta nella giurisdizione?

Si è trattato di un radicale cambio culturale di cui siamo orgogliosi, e rispetto al quale giochiamo un ruolo da protagonisti.

Il presidente della Corte d’Appello di Brescia, Claudio Castelli, intervistato dal Dubbio, ha però evidenziato come ancora oggi molti avvocati non siano pienamente padroni delle nuove procedure. Cosa risponde?

Il discorso merita un approfondimento. In effetti ci sono fra alcuni colleghi delle incertezze nell’approccio alle nuove tecnologie. I giovani avvocati non hanno questi problemi essendo cresciuti in un mondo in cui l’informatica aveva già raggiunto il suo completo sviluppo. Delle criticità ci sono fra gli avvocati più anziani con un piccolo studio. Che sono oggi davanti ad un bivio. E cioè, o procedere ad una radicale e faticosa riconversione digitale, oppure entrare in uno studio più grande e sopperire così alle inevitabili difficoltà.

Sempre in tema di processo civile telematico, una delle principali criticità è la lettura a video. Criticità particolarmente sentita in caso di atti con decine di pagine. Quale è la sua opinione?

Come Ordine di Milano abbiamo già effettuato diversi incontri in Corte d’Appello e in Tribunale per pianificare dei protocolli relativi alle modalità di stesura e composizione degli atti. Gli avvocati, però, devono essere consapevoli che sul punto non vale la massima di Plinio, adduci tante circostanze, una poi andrà bene. La sintesi è oggi un requisito fondamentale da cui non si può prescindere.

Parliamo di risorse economiche. Il contributo dell’avvocatura milanese allo sviluppo del processo civile telematico è molto rilevante. Diversi i milioni di euro investiti fino ad oggi. È giusto che l’Ordine spenda le proprie risorse per sopperire alle carenze dell’amministrazione statale?

Sul punto vorrei fare una precisazione: Noi stiamo sostenendo le spese dei punti informazione per magistrati e avvocati. Contribuiamo anche al pagamento del personale che gestisce alcune fasi del processo. Diciamo che abbiamo gestito l’emergenza. Le attività strutturali del sistema giustizia non dovrebbero essere a nostro carico. Noi siamo intervenuti perché altrimenti non decollava nulla. Ora, però, una riflessione va fatta. Non possiamo continuare così. E infatti, già per il prossimo anno, abbiamo previsto dei tagli di spesa.

Molto chiaro. E sulla formazione?

Anche su questo aspetto abbiamo fatto investimenti cospicui. Vorrei aggiungere una cosa.

Prego.

Il nostro obiettivo è una giustizia senza processo. Il tema del congresso di Rimini. Abbiamo già accordi fra le parti che hanno valore di giudicato. Bisogna tendere una giurisdizione forense alternativa. Che snellisca le procedure e agevoli il cittadino. È questo il nostro futuro.

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