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Leo Gullotta: «Non dico No a Renzi ma alla riforma»

"In campagna elettorale abbiamo assistito a scontri medievali"
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Tra gli esponenti del mondo dello spettacolo che non fanno mistero della loro preferenza c’è anche l’attore Leo Gullotta. «Sono un cittadino prima di ogni altra cosa e ho cercato di informarmi in merito. Voterò no, anche perchè il presidente del consiglio del mio paese non può definirmi “accozzaglia”, considerato che la penso diversamente da lui».Perchè boccia Renzi?Il mio non è un voto pro o contro il premier, anche se lui ha personalizzato il referendum. Dispiace registrare che in queste settimane abbiamo assistito a scontri medievali, con le parti in causa statiche sulle loro posizioni, che hanno fatto capire sempre meno a chi ascolta.Allora andiamo nel merito. Cosa non è le piaciuto?La riforma non mi ha convinto, è scritta male e riguarda ben 46 articoli, un po’ troppi. In futuro non mi piacerebbe vedere un uomo solo al comando, come propone questo testo.Nei giorni scorsi ha presentato il libro “Mr. Gullotta, Leo – My huge Pumpkin”, che non è semplice identificare in un genere.È un romanzo e non una biografia. Un diario di viaggio, che raccoglie una carrellata di interviste a chi mi ha accompagnato professionalmente, da Giuseppe Tornatore a Pier Francesco Pingitore, da Ricky Tognazzi a Fabrizio Frizzi e Tano Grasso.Com’è nata l’idea?L’autrice, Elvia Gregorace, è una giornalista, docente di discipline classiche a Roma. Un giorno l’ho incrociata casualmente per strada, dove mi fermo sempre a parlare, perchè non amo stare sul piedistallo. Ha detto che voleva incontrarmi per scrivere qualcosa e io ho voluto tendere la mano a una giovane.Da allora si è trasformata in un’ombra…Per tre anni sono stato osservato da vicino. Ha saputo porre tante domande interessanti e realizzato un libro che merita di essere letto tutto d’un fiato. Personalmente non ho dato indicazioni né aggiunto nulla a quello che lei ha saputo raccogliere e raccontare.Vi siete posti un obiettivo ambizioso.Il libro racconta la voglia di speranza in una società e in un mondo migliore da parte di una giovane, che osservando un signore noto nel suo lavoro, ha trovato un punto di riferimento in una persona che porta i valori e non in un portavalori… Ha cercato sempre qualcosa di positivo, io sono un protagonista involontario.Perchè nel titolo avete scelto quella che Pietrangelo Buttafuoco, autore della prefazione, ha definito la cucuzza?Perchè io per Elvia sono stato una zucca, che ha trasformato in carrozza, come nella favola di Cenerentola. In me ha visto un mondo migliore, come uomo, rapporti e modi di agire. È necessario riscoprire valori come la dignità e il rispetto per il prossimo.Con l’autrice vi accomunano le origini meridionali.Elvia Gregorace è calabrese, mentre io sono siciliano. Il tema del lavoro che manca per i giovani è sullo sfondo. Lei ha faticato, continua a farlo, spesso non viene ricevuta. L’editore, Carratelli, ha sposato questo racconto particolare, proprio per aiutarla.Il Sud è in testa a tutte le classifiche europee sulla fuga dei laureati…Con gli incontri raccontati nel libro anche io ho supportato il grido di chi dice “Basta! Voglio, desidererei… Perché ho studiato, ho sostenuto stage, cosa devo fare di più? Perché non mi ascoltano? ” Il Mi manda Picone è una bandiera tutta italiana.Le manca “il Bagaglino”?Per 22 anni, ed è un record di longevità per l’Italia, abbiamo raccontato gli anni ’80 e la politica. C’erano meravigliosi professionisti, che non a caso riscuotevano grandi ascolti. Mi manca Oreste Lionello, che è sempre nel mio cuore, come Pippo Franco e Gabriella Ferri. Mi manca la qualità professionale che si trovava tantissimo nel cinema, a teatro e in tv. Oggi al confronto siamo un po’ claudicanti.Il pubblico vi ha davvero amato.Due generazioni sono cresciute seguendo “il Bagaglino”, sia sulla Rai che su Mediaset, con cui non abbiamo comunque avuto rapporti diretti. È rimasto nell’immaginario collettivo, tanto che ancora oggi mi chiedono se mai lo rivedremo in onda. Di certo vorrei tornare al Salone Margherita, anche se da dieci anni frequento molto il teatro e quindi giro l’Italia con le repliche.A breve sarete in tournée con “Spirito Allegro”.La commedia inglese di Noel Coward, molto rappresentata, che porteremo per tre mesi e mezzo al Nord, dopo avere girato l’anno scorso il Sud. Caratterizzata da grande eleganza e ambientata negli anni ’40, racconta la classe borghese.In tv i dodici episodi di “Catturandi – Nel nome del padre”.Una fiction di grande successo, con interpreti e una regia di spessore.Si è dedicato anima e corpo a un progetto significativo, Lettere a mia figlia.Un breve film sulla malattia dell’Alzheimer, che racconta la storia di un padre che perde progressivamente la memoria e il dolore dei parenti che lo accompagnano. Nella pellicola anche le interviste a medici ed esperti.Nel 2017 il ritorno al cinema con Ficarra e Picone.Ho partecipato alle riprese del loro nuovo film sul sociale, “L’ora legale”. Sono sempre molto acuti e ormai si sono abituati a questi temi. Lo vedrete a febbraio.Tanti progetti, ma cosa chiede davvero al futuro?Voglio essere ricordato come una persona perbene. E a 70 anni, con 54 di professione alle spalle, mi auguro soltanto la salute.

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