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La piramide: il "Fatto" ordina, Bindi trasmette, il Pm esegue

La vicenda del governatore della Campania Vincenzo De Luca ha evidenziato l’esistenza di una sorta di rapporto malato tra giornalismo, politica e giustizia
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L’ultimo caso di Vincenzo De Luca – ultimo per ora, naturalmente – rende superata la sarcastica proposta dell’ex vice presidente della Camera Luciano Violante di separare le carriere dei giornalisti e dei pubblici ministeri, essendosi sinora rivelato impossibile separare quelle dei pubblici ministeri e dei giudici.Vanno finalmente separate anche le carriere, chiamiamole così, dei giornalisti e dei politici per evitare l’uso distorto della giustizia, e relativi uffici, ai fini della lotta fra i partiti, e anche al loro interno.Diversamente continueremo ad avere un triangolo micidiale fra editoria, politica e giustizia.Le cronache della vicenda in corso riguardante il verboso – ahi lui – governatore della Campania sono una dimostrazione di questa triangolazione perversa, che danneggia l’immagine sia del giornalismo, sia della politica, sia della magistratura.Tutto comincia a metà novembre, quando De Luca incontra in un albergo napoletano circa trecento sindaci della sua regione incoraggiandoli con il suo stile più folcloristico che altro a mobilitarsi per il referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale. Mobilitarsi, nel senso di promuovere riunioni, incontri, convincere gli indecisi e spingerli ad apprezzare la riforma e votare per il Sì, che fino a prova contraria non dovrebbe essere un reato. Mobilitarsi, sino a ravvivare gli incontri con qualche frittura di pesce, che non mi risulta neppure essa un reato. È francamente difficile pensare che si possa scambiare seriamente un Si, ma anche un No, con un calamaro o una triglia fritta.In base alle ultime e penultime esperienze referendarie mi era venuto il sospetto che stesse diventando un reato, se già non lo fosse, un incitamento a non votare, visto che c’è una vecchia norma da tutti dimenticata che rende punibile l’astensione consigliata o propagandata da un pubblico ufficiale. De Luca, certamente, lo è ma ha radunato i sindaci per invitarli a votare e far votare, non a disertare le urne.Per tornare al raduno del governatore campano, non se ne può onestamente parlare come di una setta, per quanto festosa, tra risate e applausi. Penso che fra i sindaci o i loro accompagnatori ce ne siano stati anche di poco convinti del Sì referendario e del calore di De Luca. E persino della sua presunzione che la salute del governo in carica sia un affare anche per i Comuni e le loro popolazioni, visti gli stanziamenti già decisi o possibili per realizzare opere e garantire servizi. Neppure questo mi sembra francamente un reato, se non mi è sfuggita qualche legge nel frattempo approvata in questa direzione.Ebbene, a qualche dissidente o accompagnatore di quel maledetto raduno il sospetto deve essere venuto a tal punto da registrare tutto e mandare audio e video, o entrambi, al capofila del fronte giornalistico e politico del No: Il Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio. Che ne ricava legittimamente e felicemente uno scoop per mettere alla berlina De Luca, ma anche sperando -e questo meno legittimamente, credo- di poter dare uno spunto a qualche ufficio giudiziario.Per un po’ di giorni però, dell’adunata dei sindaci campani si ride più che indignarsi. E poiché non arrivano notizie di indagini, che possano spostare le cronache dalle pagine della politica o del costume a quelle della cronaca giudiziaria, i componenti del fronte referendario del No partecipi della Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi, che notoriamente non è proprio un’estimatrice di De Luca, naturalmente ricambiata, cercano di portare la vicenda all’esame del loro consesso.Persino la presidente Bindi non ritiene praticabile un simile percorso, ma non può sottrarsi alla richiesta di parlarne in una riunione dell’ufficio di presidenza, dove il Pd, il partito cioè suo e di De Luca, è rappresentato solo da Lei. Che alla fine qualche ragione mostra di trovarla negli argomenti degli altri se, forte di un’annunciata unanimità dell’ufficio, scambiata da qualcuno per unanimità della Commissione, chiede alla Procura di Napoli di mandarle atti di eventuali indagini per poter valutare se vi sono aspetti che possano riguardare anche le competenze antimafiose del consesso parlamentare.Nella Procura napoletana, nonostante i tanti giorni trascorsi dal raduno dei sindaci, indagini non risultano avviate, non potendosi promuovere a tanto un fascicolo predisposto da un sostituto per raccogliervi ritagli di giornali, a cominciare naturalmente da quelli del Fatto Quotidiano. Qualcuno fra i commissari antimafia estranei all’ufficio di presidenza, dove finalmente grillini, berlusconiani, leghisti e sinistra radicale sono riusciti a diventare maggioranza, anzi unanimità, comincia a preoccuparsi. E a chiedersi se l’iniziativa della Bindi non possa prestarsi, a torto o a ragione, ad essere scambiata per una pressione sulla Procura di Napoli perché si decida a muoversi e a farsi sentire. “Così la Commissione muore”, si lamenta un’estimatrice.Marco Travaglio, collegato con Lilli Gruber, che ha nel suo studio di Otto e mezzo come ospite il renzianissimo sindaco di Firenze, reagisce con quel suo inconfondibile sorriso sarcastico alla notizia della conduttrice che non risultano indagini giudiziarie in corso sulla nuova vicenda di De Luca. Il quale intanto a Napoli gioca ancora con le parole e le immagini dicendosi curioso di conoscere il “reato di battuta” ed eventualmente difendersene.Smesso il sorriso sarcastico, il direttore del Fatto Quotidiano fornisce però una notizia in diretta. Fa cioè un altro scoop, o procura un altro buco alla concorrenza, come si dice in gergo giornalistico. Egli annuncia, in particolare, che guardie della Finanza, presumibilmente in funzione di polizia giudiziaria, si sono presentate in mattinata nella redazione del suo giornale per farsi consegnare le registrazioni del discorso di De Luca ai sindaci ed altro ancora su quel raduno. Vedremo -ammonisce all’incirca Travaglio gesticolando al suo modo- se davvero non vi sono indagini.Il triangolo ora è completo. Ognuno ha fatto la sua parte: i giornalisti, i politici e i magistrati. Non resta che attendere gli sviluppi e i risultati di questo intreccio di iniziative, prima e dopo il voto referendario del 4 dicembre. Vedremo anche se la cassetta della posta, diciamo così, della Commissione antimafia rimarrà vuota. Ed eventualmente di che cosa si riempirà.

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