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Boccia: «Quella del premier è un'inutile manovrina da campagna elettorale»

«Prevede misure complessive da 26 o 27 miliardi. Che non sono sufficienti a dare quella strambata sul piano della crescita di cui oggi il Paese ha bisogno»
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Una manovrina. Ecco cosa pensa della legge di Bilancio il dem Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera. Che da un lato riconosce al premier Matteo Renzi il merito di aver dato in questi anni una «shakerata» all'economia tricolore, ma dall'altro invita l'esecutivo a osare di più. Anche in Europa.Delle tre manovre di matrice renziana, quest'ultima sarà quella più determinante per il futuro del Paese?Una manovra più è vicina alla campagna elettorale e più è determinante sotto il profilo politico. E, quindi, del consenso. Ma rispetto alle manovre passate, penso per esempio alla legge di Stabilità del 2014 che dispiegava risorse per 30 miliardi, questa è una manovrina. La legge di Bilancio appena approvata prevede misure complessive da 26 o 27 miliardi. Che non sono sufficienti a dare quella strambata sul piano della crescita di cui oggi il Paese ha bisogno.Per le sorti dell'attuale esecutivo conta più la crescita o l'esito del referendum?Conta innanzitutto far sì che il Paese non torni in recessione. Per quanto riguarda la crescita, servono politiche pubbliche coraggiose che per adesso non mi pare di vedere all'orizzonte. Anche se riconosco al presidente del Consiglio il merito di aver comunque dato una shakerata alla nostra economia. Il referendum, invece, è stato trasformato dal premier in una sorta di giudizio universale. Il che è stato un errore. A Enrico Letta prima, e a Matteo Renzi poi, era stata chiesta una nuova legge elettorale e di portare il Paese fuori dalle secche della recessione. Ecco perché ritengo che in caso di vittoria del "no" il premier debba andare avanti. Il voto del 4 dicembre, a prescindere da come andranno le cose, non andrà usato a mo' di clava.Cosa pensa invece dell'abolizione di Equitalia?Non sono mai stato d'accordo con chi asseriva che Equitalia fosse la rappresentazione del male assoluto. I funzionari dell'ente in questi anni hanno semplicemente messo in atto disposizioni di legge emanate dal Parlamento. Detto questo, trovo giusto accorpare Equitalia all'Agenzia delle entrate. La proposta di cancellare le maggiorazioni delle cartelle Equitalia è una misura intelligente in grado di generare per il contribuente un risparmio del 30% sul dovuto. L'importante è che il tutto non si trasformi in un condono.Intanto prosegue il braccio di ferro con l'Europa sugli zerovirgola…Ma quella sugli zerovirgola è una battaglia sterile che non porta da nessuna parte. Bene che va, strappando qualche decimale si riesce a portare a casa 4 o 5 miliardi. Questa somma non basta però a rilanciare gli investimenti pubblici. Anziché trattare sugli zerovirgola, andrebbe rimesso in discussione tutto il meccanismo dei vincoli europei. È dal 2007 che l'Italia fa i compiti a casa. E cosa abbiamo ottenuto? Il Paese è rimasto fermo al palo, mentre il debito pubblico è cresciuto di un terzo. Mi pare evidente che c'è qualcosa che non va. I numeri dicono che i paletti imposti da Bruxelles sono obsoleti. E lo affermo da europeista convinto quale sono.Anche la spending review si è fermata: dalla revisione della spesa pubblica dovrebbero arrivare poco più di 3 miliardi. Significa che l'Italia non ha più bisogno di tagli?La verità è che la spending review non è mai partita veramente. Yoram Gutgeld non ha risparmiato critiche nei confronti dei precedenti commissari alla spending review, ma quando ha preso il loro posto non è che abbia fatto meglio. Eppure il Paese ha bisogno eccome di tagli. Però non dei soliti tagli lineari che sul lungo termine non portano a nulla.Insomma, mancano i soldi per far ripartire il Paese.Mancano perché da un lato non si ha il coraggio di aggredire adeguatamente le rendite finanziarie con una tassazione all'altezza, mentre dall'altro si è rinunciato a introdurre una forma d'imposizione fiscale pensata per le cosiddette Over the top, da Google a Apple, che continuano ad avere un rapporto privilegiato con il fisco tricolore. Questo per dire che con un po' di buona volontà i soldi si potrebbero pure trovare. Individuare maggiori risorse, inoltre, ci consentirebbe di puntare nuovamente sulla decontribuzione piena per i nuovi assunti, proprio come è stato fatto nel 2015.Ma il Jobs Act, ora che gli sgravi stanno esaurendo il loro effetto spinta, si sta rivelando un fallimento.Sebbene io non abbia votato a favore della riforma, com'è noto, riconosco che è stata un'ottima intuizione introdurre gli sgravi nel 2015. Ma la decontribuzione piena va resa strutturale. I nuovi assunti del 2015 costano 8.100 euro in meno fino al 2017, mentre nel 2016 il risparmio è stato ridotto a quota 3.250 euro. E' proprio questo il problema.

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