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Vaira: «Siamo degli innovatori, la voce giovane della professione»

Intervista al presidente dell'Associazione Italiana Giovani Avvocati
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Giovani avvocati in convegno per celebrare il cinquantenario dell’associazione di categoria. Riforme costituzionali, ammodernamento della giustizia, rapporti tra associazioni, previdenza: gli argomenti al centro del dibattito son molti e spesso in contrasto con i colleghi "adulti".Michele Vaira è il presidente dell’associazione italiana giovani avvocati (Aiga). A testimonianza dell’orgoglio d’appartenenza, ha fortemento voluto la presenza in sala dei famigliari di Tommaso Bucciarelli, primo presidente Aiga, e di Virgilio Gaito, suo successore nel biennio 68-70.«Se un’associaizone riesce a resistere per così tanto tempo significa che mette insieme spitiro d’appartenenza e utilità di servizio – spiega Vaira – Oggi solo un partito può vantare più di mezzo secolo d’età, gli altri si sgretolano o cambiano identità molto prima. Noi probabilmente abbiamo ideali alti, abbiamo il gusto della condivisione, del crescere e del formarsi insieme».Nel corso della prima giornata hanno partecipato sia il ministro della Giustizia, Andrea Orlando che il ministro per le Riforme Costituzionali Boschi, i due interlocutori istituzionali e politici preferenziali.Maria Elena Boschi è stata presente in quanto responsabile del processo di riforma della Costituzione e del conseguente referendum, il guardasigilli Orlando per ovvi motivi di competenza. Ad ogni buon conto il nostro obiettivo è dialogare e collaborare con tutte le emanazioni politiche e governative: prova ne sia lo spot istituzionale che abbiamo presentato in anteprima nell’ambito della campagna di promozione dell’immagine dell’avvocatura. Spesso è deformata per colpa di beceri luoghi comuni, anche la cinematografia ci disegna come una macchietta, criminali al soldo delle lobby e delle mafie. Noi in realtà siamo innovatori, la voce giovane della professione.A proposito di professione, non è poi così semplice accedervi. Come sostenete le nuove generazioni di avvocati?I problemi sono duplici. Da un lato il doppio percorso per specializzazione e dall’altro la possibilità di accesso alle magistrature superiori. Sia il ministro Orlando che il Consiglio nazionale forense ci hanno dato indicazioni di collaborazione e di attenzione. Senza dimenticare che per entrare a far parte della professione i giovani avvocati sono spesso sfruttati e sottopagati. Non accade solo ai praticanti ma anche ai freschi avvocati monomandatari. Purtroppo l’avvocatura perde tempo a discutere su chi deve prendere parte ai convegni senza però sapere cosa deve dire. Pensano alla rappresentanza ma non alla sostanza.Come sono i rapporti col governo Renzi?Ha avuto il pregio di ristabilire una normalità di rapporti con l’avvocatura. Devo dire che il ministro Orlando ha svolto e sta svolgendo un ottimo lavoro in materia di detenzione. Anche se c’è ancora molto da fare. Credo che più della politica sia l’avvocatura stessa che debba svegliarsi. Una parte è ferma a trent’anni fa, un’altra invece idealizza una sorta di proletariato forense. Pensano che l’avvocatura sia una categoria da sfamare e da sovvenzionare ad ogni costo. Non è così. L’avvocatura è libera professione. Bisogna certamente offrire pari opportunità per tutti, ma chi non ce la fa non ce la fa. È il mercato, è la concorrenza, è insomma la libera professione.State festeggiando i cinquant’anni. Come vi vedete fra altri cinquanta?Male finché chi è in pensione oggi continuerà a lavorare versando contributi ridotti. Per poter garantire un futuro pensionistico anche a noi giovani d’oggi è necessario che si faccia una scelta chiara e definitiva: chi vuol continuare a lavorare deve poter continuare a farlo ma versando i contributi come tutti gli altri. Altrimenti la scelta è una sola: andare in pensione e lasciare spazio ai giovani.

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