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Ex detenuto e padre modello: i suoi figli non sono adottabili

Per i giudici della Suprema corte hanno evidenziato “le encomiabili iniziative” assunte dall’uomo padre dopo la scarcerazione, riscontrate sia dai servizi sociali che dalla polizia con verifiche in loco, e ricordato che “l’adozione dei minori costituisce extrema ratio”
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Ex detenuto, ma soprattutto padre di tre figli minorenni che rischiavano di essere dati in adozione. Su questo provvedimento si è espressa la prima sezione civile della Cassazione che ha rigettato il ricorso, presentato dal sostituto pg di Napoli contro la decisione della sezione minorenni della Corte d’appello che aveva revocato la dichiarazione di adottabilità di tre minorenni. “I figli minorenni possono restare in famiglia con il padre ex detenuto che dimostra di essersi completamente reinserito nella società dopo aver scontato la sua condanna”, scrivono i giudici della Suprema corte nella sentenza.I bambini erano stati dichiarati adottabili dal giudice di primo grado: il padre era in carcere e la mamma si era completamente disinteressata di loro, per cui i tre figli erano stati collocati provvisoriamente presso una famiglia, in attesa della dichiarazione di adottabilità. Il padre, però, una volta uscito dal carcere, aveva chiesto e ottenuto la revoca della pronuncia del giudice di primo grado, provando di essere riuscito a trovare un lavoro (presso il cimitero canile di Caserta con uno stipendio di circa 700-800 euro al mese, che gli permetteva di pagare l’affitto di una casa), di convivere con una donna disponibile ad accudire i suoi figli e di poter contare anche sull’aiuto di sua madre.Il pg di Napoli si era opposto alla sentenza della Corte d’appello, ma la Cassazione ha rigettato il suo ricorso: i giudici di piazza Cavour hanno posto in rilievo "le encomiabili iniziative" assunte dal padre dopo la scarcerazione, riscontrate sia dai servizi sociali che dalla polizia con verifiche in loco, e ricordato che "l’adozione dei minori costituisce extrema ratio". Inoltre, si legge ancora nella sentenza depositata oggi, "nulla era emerso che potesse pregiudicare la sana crescita dei minori o che attestasse l’inadeguata capacità paterna rispetto ai bisogni primari dei figli", e che le "sopravvenienze" giustificavano "la valutazione di insussistenza dello stato di abbandono e la prognosi favorevole circa la corrispondenza al superiore interesse dei bambini dei ristabilimento del legame familiare piuttosto che della relativa rescissione".

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