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San Vittore scoppia e Gela raddoppia

Nel calcolo del Dap sulla capienza di ogni istituto penitenziario sono state considerate anche le sezioni detentive attualmente chiuse
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Secondo il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria l’emergenza sovraffollamento è del tutto superata, ma i dati da loro stessi pubblicati dicono il contrario. A livello nazionale il sovraffollamento è del 104 (117 se considerati i veri posti disponibili) per cento in media – quasi al livello regolamentare – ma osservando i dati della popolazione carceraria relativi ai singoli istituti penitenziari risulta che su 195, ben 91 carceri hanno un sovraffollamento che oscilla tra il 110 e il 192 per cento. Osservando le ultime cifre messe a disposizione dal Dap, risulta al primo posto il carcere milanese di San Vittore: i posti regolamentari sono 751, ma ospita ben 1030 detenuti. A seguire c’è il carcere di Como la cui capienza è di 221 detenuti, mentre vivono recluse 388 persone. Il carcere di Latina, poi, avrebbe una capacità massima di 76 detenuti, ma ne ospita 144. Nel carcere “Canton Mombello” di Brescia sono recluse 342 persone a fronte di una capienza massima di 189 detenuti. In Sicilia, il carcere di Gela accoglie un numero quasi doppio di detenuti rispetto a quello consentito dalla capacità della struttura; così come il carcere “Bicocca “ di Catania con una capienza massima di 138 detenuti, dove risultano detenute 222 persone. In Sardegna quattro carceri su dieci sono oltre il limite regolamentare. Il nuovo carcere di Cagliari “Uta”, dopo un anno dalla messa in funzione risulta già sovraffollato.I dati messi a disposizione dal Dap, inoltre, non danno un quadro chiaro della capienza effettiva di ogni singolo carcere: infatti nel computo sono state considerate anche le sezioni detentive attualmente in ristrutturazione o chiuse.Gli unici a denunciare le incongruenze dei dati del Dap sono i radicali per voce di Rita Bernardini e il presidente del Sappe, il sindacato degli agenti penitenziari. Anche il professore Mauro Palma, neo garante nazionale dei diritti delle persone detenute, fa sapere di non essere soddisfatto dei dati e sostiene che il problema del sovraffollamento non è ancora risolto. Eppure Il ministro della giustizia Orlando ha affermato in una intervista al Foglio che l’emergenza è finita, tanto da dichiarare che se viene invocato l’indulto per «questioni legate al sovraffollamento oggi possiamo dire che quel tema non esiste più».Tra l’altro le carceri italiane risultano ancora le più sovraffollate d’Europa. A confermarlo è stato anche il Consiglio d’Europa che ha pubblicato un rapporto, “Annual Penal Statistics”. Sempre secondo il dossier europeo, l’Italia registra anche una delle percentuali più alte di persone trattenute in carcere senza una condanna definitiva, 31,7% a fronte di una media Ue del 24, 2 per cento. Prima di noi troviamo Andorra (79.2%), San Marino (75%), Monaco (67.9%), l’Albania (51.9%), l’Olanda (42.8%), la Svizzera (39.4%), la Danimarca (38.8%), il Liechtenstein (37.5%), il Lussemburgo (37%).Anche se in Italia si cerca di insabbiare o far apparire meno grave di quanto sia effettivamente il problema, in Europa i richiami non sono mancati sull’argomento e anche su altri aspetti relativi alle condizioni di detenzione fra cui il rispetto dei diritti dei detenuti.A tal proposito, poche settimane fa la Corte europea dei diritti umani ha respinto la richiesta del governo Renzi di composizione amichevole del caso dei due detenuti torturati nel carcere di Asti. Il processo non sarà possibile in Italia per mancanza del reato di tortura nel codice, e quindi si svolgerà in sede europea. Il testo che introduce il reato di tortura, ricordiamolo, è stato approvato dopo ulteriori modifiche dalla Camera il nove aprile del 2015. La norma, poi, sarebbe dovuta passare al Senato per l’approvazione definitiva. Ma inspiegabilmente è finita nel dimenticatoio.

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