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Si chiudono oggi gli Stati generali del carcere: basta giustizialismo

Ieri nel carcere di Rebibbia, a Roma, sono intervenuti il ministro Orlando, il presidente del Cnf Mascherin, rappresentanti della magistratura e delle forze politiche. Il Ministro ha parlato a favore delle pene alternative. Mascherin si è detto d’accordo con Orlando e ha sostenuto che «In Italia c’è una grande detenuta: la nostra società chiusa nella cella del giustizialismo»
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Un auditorium affollato, ai limiti del tollerabile: l’immagine di Rebibbia nella giornata clou degli Stati generali dell’esecuzione penale è di un accalcarsi non solo fisico attorno al carcere. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando riesce nel primo obiettivo: attirare l’attenzione. Il suo intervento però ha soprattutto il senso della sfida: «Dai tavoli tenuti aperti in questi mesi verranno proposte normative per la riforma dell’ordinamento penitenziario: ma le regole funzioneranno solo se saranno accolte da un’innovativa impostazione culturale».Cambiare la visione del carcere nella coscienza del Paese: è questa la missione che si danno il guardasigilli e tutti gli studiosi coinvolti nell’iniziativa di via Arenula, a cominciare dal comitato scientifico presieduto da Glauco Giostra. Sfida difficile, perché dovrà misurarsi con quella che Orlando chiama «illusione securitaria», e con la propaganda dei cosiddetti «imprenditori della paura».
Nelle prima delle due giornate conclusive di questi Stati generali, ospitate nell’auditorium del carcere romano di Rebibbia, l’attenzione è tutta per la relazione del ministro, anche quella di Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica è seduto in prima fila ed è chiamato in causa da Orlando come «una figura insostituibile per l’attenzione che ha più volte mostrato nei confronti di questa iniziativa e per i molti schermi che potrà aiutarci a bucare».I numeri sono il punto di partenza: «Il sistema costa ogni anno 3 miliardi di euro», ricorda il ministro della Giustizia, «a fronte di un impegno così gravoso, però, il tasso di recidiva tra è tra i più alti d’Europa: circa il 56 per cento». La strada per invertire la rotta è chiara: «Maggiore spazio alle misure alternative al carcere: tra chi sconta la pena fuori degli istituti, quel tasso scende al 20 per cento».Molto dovrà cambiare, dice il guardasigilli. L’Italia ha rimediato ai ritardi che aveva soprattutto sul fronte del sovraffollamento: lo riconoscono anche il commissario Ue per la Giustizia Vera Jurovà e la vicesegretaria del Consiglio d’Europa Gabriella Dragoni Battaini, intervenute a inizio sessione.Situazione recuperata, secondo Orlando, anche grazie «alla cultura giuridica del nostro Paese. Eppure», aggiunge il ministro, «resta troppo grande la distanza tra chi ha sollecitato maggiore attenzione per il mondo del carcere e quelli che lo trattano solo con un approccio strumentale».Alla prima schiera, osserva il guardasigilli, va ascritto innanzitutto «Marco Pannella, che sono stato a trovare ne giorni scorsi: le soluzioni da lui proposte in questi anni possono essere condivisibili o meno, ma il valore del suo impegno e dei suoi moniti non si discute». E giù un applauso pieno di commozione, uno dei pochi che l’atmosfera dura del carcere consente alla platea.Torna più volte il nome di Giorgio Napolitano e quel suo appello alla «prepotenze urgenza di un provvedimento per rimediare alle condizioni dei detenuti» dell’estate di tre anni fa. Napolitano interverrà a sua volta a chiusura dei lavori, dopo il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini e il presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin. Al quale va attribuita una delle metafore più riuscite della giornata, quella con cui chiede «l’evasione» di una «grande detenuta: la società italiana, che deve venire fuori dalla prigione dell’egoismo e della punizione a tutti i costi».Gli avvocati saranno parte attiva di quella «sinergia culturale» chiesta da Legnini per favorire una nuova consapevolezza nel Paese. All’orizzonte resta l’immagine richiamata da Orlando a fine intervento, presa da «una struggente canzone di Lucio Dalla, “Una casa in riva al mare”: c’è questo detenuto che vede da dietro le sbarre una casa e una donna perse in mezzo al blu. Io credo che ogni detenuto abbia il diritto di raggiungere quella casa, e in questi Stati generali abbiamo trovato molte ragioni per dar corpo a questa speranza».Armarsi di tanta passione è un bel modo, per il guardasigilli, di andare verso il nemico giustizialista, che non sarà facile da battere.

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