IL DIBATTITO DEGLI SCORSI GIORNI SUI VACCINI

Il 30 novembre la Consulta si è pronunciata sulla legittimità dell’obbligo vaccinale, sulla proporzionalità delle sanzioni, soprattutto con riferimento ai lavoratori a distanza, e la sicurezza dei vaccini.

La Corte ha ritenuto inammissibile, per ragioni processuali, la questione relativa alla impossibilità, per gli esercenti le professioni sanitarie che non abbiano adempiuto all’obbligo vaccinale, di svolgere l’attività lavorativa, quando non implichi contatti interpersonali.

Al tempo stesso sono state ritenute non irragionevoli, né sproporzionate, le scelte del governo adottate in periodo pandemico sull’obbligo vaccinale del personale sanitario. Ugualmente non fondate sono state ritenute le questioni sull’esclusione, in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale e per il tempo della sospensione, del pagamento di un assegno a carico del datore di lavoro per chi sia stato sospeso. Questo sia per il personale sanitario che per quello scolastico.

Già nel 2018 la Corte si era pronunciata a favore dell’obbligo vaccinale in presenza di tre condizioni: se migliora la salute dell'individuo e della collettività, se le conseguenze sono tollerabili e se, in caso di danni ulteriori e non prevedibili, è previsto un equo indennizzo.

Della sentenza aveva poi parlato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, secondo il quale. «La Consulta ha ritenuto inammissibile il ricorso contro l’obbligo vaccinale introdotto dal governo Draghi nel 2021 per il personale sanitario e scolastico - ha detto Schillaci a Libero - In realtà l’obbligo era terminato per quasi tutte le categorie nello scorso mese di giugno, quando era cessato lo stato d’emergenza, e sarebbe scaduto per il personale sanitario il prossimo 31 dicembre».

Specificando poi che il governo ha «anticipato al primo novembre questa scadenza». E aggiungendo infine che «Non rimetteremo l’obbligo vaccinale e saremo sempre attenti a mediare il diritto alla salute con il rispetto delle libertà personali».