Il momento tanto atteso è arrivato. Oggi pomeriggio il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si presenterà a Palazzo Madama per l’informativa sul “caso rubli”, ma ancora non è chiaro se al Senato si paleserà anche il protagonista del presunto “Russiagate”: Matteo Salvini.

Giallo su Salvini Il ministro dell’Interno non ha ancora sciolto la riserva sulla sua presenza in Aula, né le eventuali modalità di un suo intervento. «Io domani sono a Roma ma ho il comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza sul tema immigrazione e non solo. Vediamo se gli orari coincideranno o meno», risponde il segretario della Lega a chi gli chiede chiarimenti.

«A me pagano lo stipendio per risolvere i problemi legati alla criminalità e alla vita vera, non per commentare fantasie», dice il leader del Carroccio, riluttante al confronto con i senatori.

«Però, vediamo. Io domani sono a Roma sono in ufficio di primo mattino», aggiunge.

L’onere di fornire spiegazioni al Parlamento ricade dunque interamente sul premier, che dovrà districarsi tra esercizi di chiarezza ed equilibrio istituzionale: senza eludere le domande e senza affossare l’azionista del suo governo.

Renzi rinuncia a parlare A mettere i bastoni tra le ruote a Conte e alla sua maggioranza ci proveranno le opposizioni, col Pd in testa, pronte a esplodere le contraddizioni della maggioranza.

Ma l’annunciato intervento di Matteo Renzi nel corso del dibattito che seguirà l’informativa non ci sarà , si è  trasformato infatti in un nuovo motivo di dissapore tra i Dem. Questo perchè non  tutti hanno gradito la scelta dell’ex premier di comunicare via social network che sarebbe stato lui a esprimere la posizione del partito sulla vicenda della presunta trattativa tra rappresentanti della Lega ed emissari del governo russo per ottenere dei finanziamenti per il partito.

A difendere l’ex segretario ci pensa il capo dei senatori dem Andrea Marcucci, che nel corso dell’assemblea del gruppo ha dichiarato: «Renzi è la voce più autorevole che possiamo avere». Non la pensano così però Antonio Misiani, Roberta Pinotti e Lugi Zanda che invocano maggiore collegialità nelle scelte del gruppo .

Marcucci ha sostenuto di aver ricevuto il via libera dal segretario Nicola Zingaretti per autorizzare l’intervento di Renzi, ma il vice capogruppo Franco Mirabelli ha precisato: «Il segretario Nicola Zingaretti non ha dato il suo ok all’intervento di Matteo Renzi domani ( oggi, ndr) al Senato, né il capogruppo Marcucci ha sostenuto questo in assemblea. Zingaretti si è limitato a rimettere la decisione all’assemblea».

L'affondo di Delrio E mentre i senatori Pd litigaavno sull’ordine degli interventi, nell’altro ramo del Parlamento Graziano Delrio si scaglia contro Salvini per non aver risposto alla richiesta di chiarimenti della Camera.

«È una cosa molto seria, è un’offesa a tutte le istituzioni parlamentari, al presidente della Camera, non è un’offesa alle opposizioni», dice Delrio.

«Se uno non ha niente da nascondere si presenta davanti al Parlamento e fa il suo dovere, evidentemente c’è qualcosa che il ministro Salvini non sa e non vuole dire. Vedremo cosa dirà Conte», insiste il capo dei deputati dem. «Ma è evidente che il premier non può essere a conoscenza degli interessi tra Savoini e Salvini, e dei rapporti tra di loro».

Ma Matteo Salvini non sembra interessato a spiegare.