È la prima volta che dal fronte occidentale una voce autorevole si alza per riportare Joe Biden alla calma. Lo ha fatto il presidente francese Emmanuel Macron, commentando il discorso in cui l’inquilino della Casa Bianca ha definito «un genocidio» quanto sta avvenendo in Ucraina, ricevendo peraltro gli applausi di Kiev e del presidente Zelensky. Rispondendo alle domande della tv pubblica Macron è tornato a condannare le politiche di guerra di Vladimir Putin, ma ha anche lanciato una frecciata al collega statunitense: «Per giungere alla pace e fermare la brutalità bisogna che cessino di parlare le armi, ma l’escalation di parole non serve a niente, anzi». Da quando l’armata russa ha invaso l’Ucraina innescando il conflitto , il presidente Usa non ha infatti lesinato insulti nei confronti di Vladimir Putin che ha chiamato in sequenza, «dittatore», «macellaio» e infine «genocida». Dieci giorni fa Biden aveva anche parlato in modo esplicito di «cambio di regime» a Mosca, salvo poi costringere a una goffa rettifica i suoi portavoce. Insomma, una comunicazione da “falco”, condita di insulti e gaffe che non sembra piacere affatto al presidente francese. L’intervento di Macron evoca in filigrana un approccio diplomatico alternativo dell’Europa rispetto al bellicoso stile degli alleati anglo-americani?O si tratta solamente un distinguo capzioso, figlio della complicata campagna elettorale e della sfida che lo attende contro la candidata filorussa Marine Le Pen? Storicamente l’asse Washington-Londra non ha mai scaldato gli animi oltre le Alpi e i francesi sono senz’altro il popolo meno atlantista nell’Europa occidentale fin dai tempi del generale De Gaulle. Essere associati al bullismo verbale di Biden e in parte di Boris Johnson è una zavorra che di certo non aiuta Macron per il ballottaggio del 24 aprile. Ma al di là dei posizionamenti strumentali e della convenienza politica immediata, l’insofferenza di Parigi per le dichiarazioni di sleepy joe, decisamente più interessato a un regolamento di conti finale con il Cremlino dei partner europei è palpabile. Anche perché la guerra infuria alle porte dell’Europa mica degli Stati Uniti ed è sempre l’Europa che si sta facendo carico dei milioni di civili in fuga dall’Ucraina. Inutile aggiungere che se il tutto degenerasse in un apocalittico conflitto nucleare sarebbe il Vecchio continente il primo a farne le spese e a pagarne le conseguenze più gravi. Mai come in questo passaggio storico l’Unione europea ha bisogno di unità, ma anche di un’identità politica autorevole, che nel medio termine la distingua dalla “triade guerriera” Stati Uniti-Gran Bretagna-Nato.