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La missione Unifil, attiva in Libano dal 1978, darà l’addio al Paese dei Cedri a partire dal 1 gennaio 2027. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato all’unanimità una risoluzione - la numero 2790 - sulla cessazione di tutte le attività della forza Onu di mantenimento della pace nel Sud del Libano a decorrere dal 31 dicembre 2026, dopo quasi mezzo secolo di presenza. Sono state così accolte le richieste degli Stati Uniti e dell’alleato più importante di Washington nella regione: Israele. L’Unifil (United Nations interim force in Lebanon) è stata creata per sovrintendere al ritiro delle truppe israeliane dal Sud del Libano, dopo l’invasione del 1978, in un’area contrassegnata dalla “Blu line” tra il confine israeliano e il fiume Litani. Le operazioni dei caschi blu sono state ampliate al termine della guerra, durata un mese nell’estate del 2006, tra Israele e l’organizzazione militare Hezbollah. La risoluzione votata dal Palazzo di Vetro prevede la cessazione del mandato della missione delle Nazioni Unite e la sospensione delle operazioni alla fine del prossimo anno. Il ritiro “sicuro e ordinato” del personale ( in tutto 11 mila operatori tra militari e civili) e lo smantellamento delle attrezzature, in collaborazione con il governo libanese, inizierà immediatamente e dovrà essere completato entro dodici mesi. Dunque, quanto deciso a New York segna la fine di una delle operazioni di peacekeeping più simboliche della storia delle Nazioni Unite. Dietro il voto apparentemente unanime, si è nascosta però una trattativa tesa. Gli Stati Uniti, appoggiati da Israele, si sono mostrati determinati a chiudere l’esperienza di Unifil, mentre la Francia, con altri alleati europei, ha insistito per conservare la presenza militare internazionale nel Sud del Libano. La risoluzione Onu è il risultato di una sorta di compromesso. La missione dei caschi blu resta in piedi per un altro anno e mezzo, poi tutti a casa.
Nella discussione successiva alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza, l’ambasciatore libanese Ahmad Arafa, rappresentante permanente presso le Nazioni Unite, ha sottolineato il valore di Unifil assunto nel corso dei decenni, auspicando la cessazione degli attacchi israeliani. «Il Libano – ha detto il diplomatico - considera la presenza dell’Unifil essenziale per garantire la sicurezza e la stabilità nella regione, fino al raggiungimento di un’intesa politica globale su tutte le questioni in sospeso ai sensi della risoluzione 1701, a sostegno dello Stato libanese e dell’estensione del suo controllo su tutto il suo territorio nazionale, parallelamente al ritiro graduale e sicuro dei caschi blu, che tenga conto anche del completo ritiro di Israele. Il governo, sebbene di recente formazione, ha preso una serie di decisioni importanti e senza precedenti che riflettono le aspirazioni del popolo libanese nell’estendere il controllo statale su tutto il territorio, compresi i confini, e nel limitare la diffusione di armi, comprese quelle nei campi palestinesi,
in conformità con l’Accordo di Taif ( stipulato nel 1989 per porre fine alla guerra civile, ndA) e la risoluzione 1701».
Ha parlato di “giornata storica” Danny Danon, ambasciatore d’Israele presso le Nazioni Unite, nel commentare la fine della missione dei caschi blu. Danon non ha usato mezzi termini: «Siamo in un momento decisivo per il Libano, Israele e il Medio Oriente. Per decenni, Unifil ha avuto il compito di mantenere la pace e la sicurezza lungo la Blu line. La missione non è mai stata concepita come una presenza permanente. L’Unifil doveva garantire una stabilità temporanea, mentre si cercavano soluzioni durature. La realtà è che l’Unifil ha fallito nel suo mandato. La sua presenza non ha impedito a Hezbollah di costruire uno degli arsenali più pericolosi al mondo, né ha rispettato le risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Unifil ha costantemente ignorato la vasta portata di Hezbollah, il suo rafforzamento militare, i suoi depositi di armi e le sue infrastrutture terroristiche che sono state scoperte nel Libano meridionale».
Giuseppe Paccione, professore di diritto internazionale umanitario nell’Università “Niccolò Cusano”, si sofferma sul valore della risoluzione del Consiglio di Sicurezza. «Non si tratta – dice al Dubbio - della sconfitta delle Nazioni Unite con la chiusura di una delle più importanti e più lunghe missioni di peacekeeping, ma di chi ha voluto insistentemente la cacciata, considerata una presenza scomoda, dei caschi blu, i quali, per quasi mezzo secolo, hanno saputo gestire la situazione dell’eterno dissapore fra libanesi e israeliani. La missione Unifil monitora il rispetto della linea di demarcazione fra Israele e Libano, sulla Blu line, entro la quale le truppe israeliane si ritirarono dal territorio libanese dopo 22 anni di occupazione». Il ruolo giocato da Tel Aviv, secondo Paccione, è stato determinante. «Ho l’impressione – commenta - che sia stata una tattica di Israele, che è riuscita a convincere gli Stati Uniti a sbarazzarsi della presenza dell’Unifil, trovando un compromesso con la Francia, che, assieme ad altri membri del Consiglio di Sicurezza, ha presentato la bozza di risoluzione optando per la continuazione della missione onusiana. Nella risoluzione, adottata all’unanimità, si chiede all’Unifil di cessare le sue operazioni il 31 dicembre 2026 e di iniziare entro un anno il ritiro ordinato e sicuro del suo personale, in stretta consultazione con il governo del Libano, con l’obiettivo di rendere il governo di Beirut l’unico garante e attuatore della sicurezza nel Sud del Paese».