APPELLO DI DON DAVID MARIA RIBOLDI: TELEFONI IN CELLA SUBITO!

Contrastare il dramma dei suicidi in carcere, rafforzando il carattere permanente delle attività di prevenzione. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria vara linee guida per un “intervento continuo”, attraverso il quale - si legge nella circolare - “il Dipartimento, i Provveditorati regionali e gli Istituti penitenziari siano tutti coinvolti, in una prospettiva di rete, per la prevenzione delle condotte suicidarie delle persone detenute”.

La circolare, firmata dal capo Dap Carlo Renoldi, è stata trasmessa ieri ai Provveditori e ai direttori degli istituti.

L'obiettivo è quello di rinnovare, anche con il coinvolgimento delle Autorità sanitarie locali, gli strumenti di intervento e le modalità per prevenire tale drammatico fenomeno, che in questi mesi sta registrando un sensibile incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il provvedimento traccia alcune linee guida - che seguono interventi attuati in passato da parte della Direzione generale dei Detenuti e del Trattamento – individuate in una riunione dedicata al tema della prevenzione dei suicidi alla presenza del Capo Dipartimento Carlo Renoldi, del vice Carmelo Cantone e alla quale hanno partecipato i Direttori generali del Dap, i Provveditori regionali e numerosi Direttori di istituto. Nella circolare sono definite alcune linee di intervento da implementare in ogni istituto, chiamato altresì a verificare lo stato dei Piani regionali e locali di prevenzione e la loro conformità rispetto al ‘ Piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario per adulti’. Saranno gli staff multidisciplinari - composti da direttore, comandante, educatore, medico e psicologo - a svolgere in ogni istituto l’analisi congiunta delle situazioni a rischio, al fine di individuare dei protocolli operativi in grado di far emergere i cosiddetti ‘ eventi sentinella’, quei fatti o quelle specifiche circostanze indicative della condizione di marcato disagio della persona detenuta che – come si legge nella circolare - “possono essere intercettati dai componenti dell’Ufficio matricola, dai funzionari giuridico- pedagogici, dal personale di Polizia Penitenziaria operante nei reparti detentivi, dagli assistenti volontari, dagli insegnanti” ed essere rivelatori del rischio di un successivo possibile gesto estremo.

Nella circolare, il Capo del Dap invita i provveditori a garantire una particolare attenzione alla formazione specifica del personale, attraverso cicli di incontri a livello centrale e locale, destinati a tutti gli attori del processo di presa in carico delle persone detenute.

E da don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio, arriva l’appello alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia e al Capo del Dap Carlo Renoldi: “telefoni in cella subito!”. “Una telefonata ti può salvare la vita!”, scrive don David, nel suo appello perché “sia concesso il telefono nelle celle, come in Europa”.

Secondo don David Maria Riboldi urgono “alla nostra coscienza risposte concrete.

Non facili denunce, ma proposte per arginare l’oscurità, che troppo agilmente prende il sopravvento nelle persone recluse.

Ministra la supplico: il telefono in cella, senza limiti di orari, era già una delle proposte della commissione Ruotolo, dello scorso dicembre. L’incidenza storica di quanto accade fa piovere su di lei una richiesta, cui certo il suo cuore sarà sordo. Ministra Cartabia, non passerà un altro Kayròs ( un tempo opportuno): se non lei, chi?

Se non ora, quando?”.