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La promessa di Sisto: «Stop al processo mediatico»

Sisto
A dirlo all’assemblea dell’Anci è il viceministro della Giustizia che ha ribadito la volontà del governo di rivedere la norma sull’abuso d’uffici
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«Il nostro Paese vive nel timore di essere indagati. Il timore di essere indagati è in contrasto con l’articolo 27 della Costituzione, Costituzione che io assumo a compagna di viaggio in questo discorso. La presunzione di non colpevolezza fa sì che in questo Paese possa essere considerato colpevole soltanto chi è stato condannato con sentenza definitiva. Ma così non è: per i pubblici amministratori una informazione di garanzia costituisce un elemento di condanna e questo è un dato che va registrato con molta chiarezza e molta franchezza e da cui dobbiamo prendere le mosse». A dirlo all’assemblea dell’Anci è il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha ribadito la volontà del governo di rivedere la norma sull’abuso d’ufficio. «Siamo un Paese in cui un’informazione di garanzia costituisce un presupposto pubblico e privato per essere messi alla gogna. L’abuso d’ufficio è un passaggio ineliminabile affinché si possa provare ad allentare questa morsa».

«Come diceva Carnelutti, il processo è già pena – ha aggiunto -. Di questo il ministero della Giustizia è perfettamente consapevole. Il punto di partenza è esattamente questo. E questa presunzione di colpevolezza, lasciatemela chiamare così, una sorta di inversione paradossale dell’articolo 27, è una inversione senza difesa, perché sostanzialmente non c’è possibilità di difendersi da una sorta di marchio che arriva da un atto unilaterale di un pubblico ministero. E questo è aggravato da un processo mediatico prima ancor che giudiziale. E accanto al processo mediatico, bisogna ragionare sulla prospettiva della Legge Severino, che a mio avviso ingiustamente penalizza pubblici amministratori condannati con sentenza di primo grado, prima che la sentenza diventi definitiva».

Combattere il processo mediatico, ha concluso, «sarà uno degli scopi di questa fase del governo», ha aggiunto, sottolineando che «vogliamo evitare che ci sia un processo parallelo, in cui la condanna più grave non sia quella delle aule giudiziarie, ma quella della stampa e dei mass media, da cui non c’è difesa. Questo è uno degli scopi che questa fase del governo assolutamente si propone in un’ottica di garantismo che non è sterile, ma effettivo».

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