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Marocco, la mannaia del regime sul presidente degli avvocati

Mohammed Ziane condannato a tre anni per adulterio, molestie e diffamazione. I legali: «Montatura dei servizi segreti contro uno storico oppositore politico»
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Mohammed Ziane, 79 anni, avvocato, è stato l’ex ministro per i diritti umani del Marocco tra il 1995 e il 1996. Una vita spesa per difendere i più deboli, per portare il suo paese sul sentiero una democrazia completa sebbene sia una monarchia assoluta e che, nonostante le apparenti aperture di re Hassan II, continua a mostrare un volto dispotico.

Ziane, lunedì, è stato arrestato dalle autorità marocchine, dopo una condanna a tre anni di reclusione e una multa pecuniaria salatissima. E stata così confermata la sentenza già emessa precedentemente e ora confermata da una Corte di appello come comunicato dall’ufficio del procuratore generale di Rabat. Il processo era iniziato lo scorso anno dopo che Ziane aveva accusato i servizi di sicurezza e il suo capo Abdellatif Hammouchi, nonché quello della polizia, di aver falsificato un video che lo mostrava in una situazione compromettente con una donna sposata, mentre entrava in una stanza d’albergo. Una delegittimazione pesante nei confronti di persona che era sempre sembrata integerrima e contro cui il regime ha messo in piedi un processo farsa e un killeraggio mediatico.

Ziane è da anni un tenace oppositore del potere monarchico e ha fondato il partito liberale marocchino. Proprio per questa sua attività politica i suoi difensori credono che sia stata montata un operazione di diffamazione contro di lui con l’intervento decisivo dei sevizi segreti. Ribattendo che la donna con cui si è incontrato non era altro che una sua cliente.

In base alla denuncia presentata dal ministero dell’Interno marocchino, Ziane è stato accusato di undici reati tra cui insulto a pubblici ufficiali e magistratura, diffamazione, adulterio e persino molestie sessuali. Le organizzazioni che difendono i diritti umani in Marocco, ritengono che si tratti di accuse false e vere e proprie trappole fabbricate ad arte per incastrare Ziane. L’ex ministro è rappresentato dal figlio, il legale Ali Reda, quest’ultimo ha denunciato la totale violazione del diritto di difesa: «Lo hanno arrestato venti poliziotti in borghese che hanno fatto irruzione nel suo ufficio senza presentare alcun mandato da parte dei giudici, il che è una flagrante violazione del codice di procedura penale marocchino. È stato poi trasferito nella prigione di el-Arjat (nei dintorni di Rabat ndr.). Non è stato nemmeno informato dei reati che gli sono stati attribuiti e non è mai comparso davanti al tribunale». Nelle parole dell’avvocato l’indignazione pubblica e il dolore personale: «Lo hanno condannato per tutte le accuse possibili e immaginabili, è un’aberrazione che non ho mai visto in tutta la mia carriera».

Il caso sta provocando clamore anche al di fuori del Marocco tanto è palese infatti la violazione dei diritti fondamentali e la natura politica del processo che ha subito, considerando che Ziane è anche presidente dell’Ordine degli avvocati marocchini. Le organizzazioni internazionali segnalano da tempo che gli oppositori e i dissidenti della monarchia in Marocco continuano a subire una sistematica repressione e procedimenti giudiziari per reati legati alla libertà di parola e di espressione.Non si tratta dunque di una vicenda isolata quella di Mohammed Ziane. All’inizio di questo mese, un tribunale ha infatti condannato un’ altra attivista per i diritti umani, Rida Benotmane, sempre a tre anni di carcere con la generica e velenosissima accusa di “disprezzo per le istituzioni”. La sua colpa sarebbe stata quella di aver utilizzato i social media per sollecitare proteste di piazza contro le misure restrittive per contenere la diffusione della pandemia di Covid-19.

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