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Decreto Meloni, la sorpresa Bobbio: «Sull’ostativo è stata fatta una furbata…»

Ad aprire gli interventi, alle 14, sarà Giuseppe Santalucia, presidente dell’Anm, la cui audizione è stata richiesta dal M5S
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Si terranno oggi e domani le audizioni in Commissione Giustizia al Senato sul decreto Meloni, che include le misure su ergastolo ostativo, rave e riforma Cartabia.

Ventiquattro, in totale, le persone che compariranno davanti ai senatori in presenza o da remoto, venti dei quali riferiranno sui temi della giustizia.

Ad aprire gli interventi, alle 14, sarà Giuseppe Santalucia, presidente dell’Anm, la cui audizione è stata richiesta dal M5S. Una presenza doppiamente importante, la sua, non solo in quanto numero uno del sindacato delle toghe, ma anche perché fu proprio lui a sollevare la questione di legittimità costituzionale sull’ergastolo ostativo, questione che ora la Corte costituzionale ha “restituito” al magistrato alla luce del decreto varato dal nuovo governo. Stando al decreto, per accedere alle misure i detenuti al 4bis dovranno dimostrare di aver risarcito i danni provocati dal reato commesso e dare prova di requisiti che consentano di escludere l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata ed il rischio di ripristino della stessa.

Una prova diabolica, secondo molti, e sulla quale Santalucia, già ad ottobre del 2021, davanti alla Commissione Giustizia alla Camera, si è espresso, evidenziando che «non si può gravare il detenuto non collaborante, proprio per un profilo costituzionale, dell’onere di provare l’assenza dell’attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata».

Ma un altro nome interessante è quello di Luigi Bobbio, giudice del Tribunale di Nocera Inferiore e già senatore di Alleanza nazionale nella XIV legislatura, al numero due dell’elenco degli auditi. Una presenza amica, per Giorgia Meloni, che a maggio 2008 lo scelse come Capo di Gabinetto quando la premier ricopriva il ruolo di ministro della Gioventù. Ma contrariamente alle aspettative, il giudizio di Bobbio sulla norma più cara alla presidente del Consiglio – quella sull’ergastolo ostativo – è tutt’altro che felice.

Pochi giorni fa, il magistrato si è espresso sui canali online de “Il monito”, ribadendo la propria fede politica, ma esprimendo alcune considerazioni critiche sulle modifiche al 4 bis introdotte dal decreto. La Consulta, ha evidenziato, si è schierata «dal mio punto di vista giustamente sulla incostituzionalità di questa norma», ma il governo, con una mossa «furbesca», «per mantenere in piedi la costituzionalità della esclusione di determinati detenuti dall’accesso alla premialità», ha introdotto in capo agli stessi «un onere di prova». Bobbio parla di «prova diabolica», ovvero «una prova che nessuno è in grado di dare». E questo «introduce un ambito di discrezionalità gigantesco» in capo alla magistratura di sorveglianza, col rischio concreto di rendere la norma incostituzionale, perché «nessuno può essere discriminato in base al titolo del reato per il quale è stato condannato». Quindi pur condividendo «l’istanza securitaria perseguita da questo governo – ha aggiunto – è anche vero che bisognerebbe rendersi conto che il problema non è la premialità», ma il fatto che «la pena deve tendere alla rieducazione» e per conciliare questo principio con le esigenze di sicurezza dei cittadini bisognerebbe «azzerare il regime della premialità» e far passare l’espiazione della pena «per una detenzione che abbia il pieno rispetto della dignità umana», con più carceri e celle singole, «per evitare quelle condizioni prive di ogni rispetto della dignità umana» attualmente esistenti.

Oggi sarà anche il giorno di Vittorio Manes, avvocato e professore ordinario di Diritto penale all’Università di Bologna, che sul decreto si è già espresso firmando un documento del Consiglio direttivo dell’Associazione italiana dei professori di diritto penale, nel quale vengono stigmatizzate le scelte sia in tema di ostativo sia per quanto riguarda le norme anti rave. Nel primo caso evidenziando, tra le altre cose, che «la nuova disciplina accentua, in termini manifestamente irragionevoli, la disparità di trattamento tra detenuto collaborante e non collaborante»; nel secondo caso evidenziando come la nuova fattispecie di reato «appare frutto di una tecnica legislativa davvero approssimativa e lacunosa, e si distingue per indecifrabilità del tipo criminoso e incontrollabilità della sfera di applicazione». Un giudizio simile a quello del presidente dell’Unione Camere Penali, Gian Domenico Caiazza, che sempre nel pomeriggio di oggi si esprimerà sul decreto su richiesta di Forza Italia, così come nel caso di Manes. Sul punto il penalista ha già evidenziato come quello contro i rave sia «uno sgorbio di reato», inserito «addirittura nel catalogo di quelli, micidiali, contemplati nel codice antimafia ai fini della applicabilità delle misure di prevenzione personale». Chi ha concepito e scritto questo decreto, aveva aggiunto, «mostra senza riserve una naturale, istintiva insofferenza verso alcuni principi costituzionali, percepiti come un ostacolo fastidioso alla narrazione “law and order” che si vuole chiaramente proporre come tratto identitario del nuovo corso politico». E lo stesso vale per la norma sull’ostativo: «Questo decreto-legge rimuove formalmente l’automatismo, ma al contempo si industria nell’introdurre una tale serie di condizioni impossibili ed inesigibili per la concessione dei benefici, da ottenere lo stesso risultato (anzi, più grave) che la Corte aveva inteso rimuovere».

La lunga giornata di domani prevede anche l’audizione, tra gli altri, di Donato Capece, del Sappe, che ha subito manifestato apprezzamento per le parole di Meloni sul carcere, in particolare l’idea di munire di taser i poliziotti penitenziari. Critiche, invece, erano state rivolte al capo del Dap Carlo Renoldi per aver autorizzato la visita dei Radicali ai detenuti al 41 bis. «Speravo non arrivassero a tanto, ma ce l’aspettavamo. Conosciamo la politica del ministro (all’epoca Marta Cartabia, ndr) e del capo del Dap. Aspettiamoci di tutto e di più – aveva detto all’AdnKronos -. L’intento del ministero è cercare di eliminare l’ergastolo ostativo: spero davvero che il governo non voglia stravolgere questa istituzione. Va bene la tutela dei diritti, ma si parta da quelli dei poliziotti e delle persone per bene». Nella giornata di domani, tra gli altri, verranno invece sentiti il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e Patrizio Gonnella, giurista e presidente dell’Associazione Antigone.

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