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Marino: «Contatti col M5S? Sì, ma per ora solo in Tribunale…»

ignazio marino
L'ex sindaco di Roma nominato vicepresidente di un sistema che gestisce 18 ospedali curando milioni di pazienti e con un fatturato di 10 miliardi di dollari l'anno
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«Aver accettato nel 2016 l’offerta di una delle più importanti facoltà di Medicina degli Usa e essere nominato vicepresidente di un sistema che gestisce 18 ospedali curando milioni di pazienti e con un fatturato di 10 miliardi di dollari l’anno non è né un ripiego né una sconfitta». A sette anni dall’addio alla politica attiva – con la cacciata dal Campidoglio a colpi di firme davanti a un notaio – Ignazio Marino non sembra avvertire particolari nostalgie per il passato.

Professore, davvero non le manca neanche un po’ quella vita?

Rispetto ma non mi riconosco in chi vive la politica come una professione che sia la sua unica fonte di reddito per tutta la vita. È inevitabile che chi vive la politica da professionista debba prima o poi piegarsi alle indicazioni dei capi partito, anche se contrastano con ciò che in coscienza gli sembra giusto. Io ho sempre cercato di fare ciò che è giusto, non ciò che conviene. La politica attiva non mi manca perché spesso ha tempi lunghissimi per risolvere problemi la cui soluzione appare evidente a chi non è invischiato in equilibri di palazzo. Basta pensare a quanti decenni il parlamento ha impiegato per votare sul testamento biologico o quanto sia incapace di affermare che un bene pubblico come le spiagge non possa essere un diritto acquisito. Domande che, se poste ai cittadini invece che ai parlamentari troverebbero risposte immediate.

Ha detto che i dirigenti del Pd sono destinati a sparire. Non crede che il congresso possa ridare linfa a quel partito?

Il Pd è nato da una grande intuizione: unire i progressisti italiani in una forza politica che li rappresenti in questo nostro secolo. Negli anni, però, è diventato un partito di capicorrente che non riescono a leggere la società e si confrontano nel chiuso dei palazzi invece che all’esterno. Il fatto che il Pd perda milioni di voti è una conseguenza del distacco dai propri elettori: invece di rivolgersi ai ceti produttivi, che faticano ad arrivare alla fine del mese, guarda ai ceti benestanti. Ha dimenticato cosa siano i diritti sociali, ciò che ci rende uguali e offre a tutti le stesse opportunità di crescita come afferma l’articolo 3 della Costituzione. Anche nella ultima tornata elettorale al centro non vi sono state le lotte per il benessere sociale ma quelle per il benessere degli eletti attraverso candidature blindate. E il congresso sarà gestito dalle stesse persone che si sono azzuffate non per il bene del Paese ma per la propria posizione.

Crede che il Pd abbia fallito la sua missione?

La sinistra ha la grave responsabilità di aver abbandonato quel prezioso patrimonio culturale costruito nel secolo scorso dal Partito comunista, dalla Democrazia cristiana e dal Partito socialista. I leader di quei partiti sapevano trovare un punto di incontro nell’interesse del Paese, sia sui diritti sociali che su quelli civili. Basti pensare allo statuto dei lavoratori, alla istituzione del SSN, alla legge sul divorzio e a quella sulla interruzione di gravidanza. Oggi la sinistra non riesce a parlare con una voce unica neanche sulle sfide principali del nostro tempo: ambiente e immigrazione. È così difficile affermare che non si possa permettere che qualcuno muoia in mare perché cerca una vita migliore? Preferirei essere minoranza per sempre piuttosto che voltarmi dall’altra parte rispetto al riscaldamento del pianeta o a una donna abbandonata ad affogare.

Molti elettori del Pd sembrano tentati da Conte. Il M5S è diventato un partito di sinistra?

Se lo sia diventato io non me ne sono accorto: è il partito che ha sostenuto il ministro Salvini votando leggi per l’arresto di chi salva un naufrago. Inoltre, in cinque anni di governo non è riuscito a proporre una soluzione per il disastro ambientale dell’Ilva. Nessuno si è preoccupato delle migliaia di morti collegate alla emissione di diossina e polveri sottili, benché il M5S ne avesse fatto un chiaro impegno elettorale nel 2018.

Eppure si parla di una sua disponibilità a correre nel Lazio come candidato del M5S. Ci sono stati contatti tra lei e il partito di Conte?

Non non c’è mai stato alcun contatto. Anzi per essere sinceri qualche contatto c’è stato. Ho citato in Tribunale per diffamazione Lombardi, Di Battista e Taverna. Quest’ultima ha chiesto l’immunità parlamentare. Ricordo che si era candidata affermando che avrebbe proposto di abolire l’articolo 68 della Costituzione perché anche un parlamentare si deve difendere in tribunale. Ora che tocca a lei preferisce difendersi dal processo.

Quindi l’attuale M5S somiglia ancora a quello che un po’ di anni fa la crocifisse per una Panda rossa parcheggiata legittimamente nell’area di sosta del Senato?

In realtà chi mi attaccò di più per la Panda, legittimamente parcheggiata nell’area di sosta del Senato, fu il senatore Augello. Ho denunciato anche lui e anche lui sta cercando di ricorrere alla immunità parlamentare per non essere processato.

Virginia Raggi ha detto di averle chiesto scusa per alcuni attacchi violenti del passato – le arance portate in Consiglio comunale restano una delle immagini più squalificanti di quegli anni e di avere anche avuto parecchi contatti con lei durante il suo mandato. È vero?

Virginia Raggi ha avuto l’onestà di riconoscere di aver sbagliato con alcuni attacchi che non meritavo. Mi ha fatto piacere che abbia affermato di aver sempre ritenuto che io sia una persona onesta e di essere pentita dell’essersi lasciata trascinare da un’onda di violenza mediatica. L’esperienza da sindaca le ha portato sofferenze e sebbene abbiamo differenze di visione su diverse aree strategiche le riconosco una sincera passione per il bene sociale. Si, abbiamo parlato di rifiuti, trasporti e difficoltà di relazione con la Regione Lazio.

È stato l’unico sindaco di Roma a trovare il coraggio di chiudere la discarica di Malagrotta. Cosa è necessario per risolvere la questione dei rifiuti nella Capitale d’Italia? Un inceneritore può essere considerato una soluzione?

Nel 2014- 2015 disegnai e feci approvare la realizzazione di nuovi eco-distretti iniziando con un biodigestore dedicato alla produzione di gas dai rifiuti umidi ( come quelli alimentari) che a Roma ammontano a quasi 500 mila tonnellate l’anno. Con essi si sarebbe trasformato un problema in ricchezza. Inoltre in 28 mesi riuscii a incrementare la raccolta differenziata con un di oltre il 30 per cento. Dopo il 2015 la crescita nella raccolta differenziata a Roma però rallenta sino quasi ad arrestarsi. Spendere un miliardo di euro per realizzare un inceneritore nel 2026, quando l’Europa chiede di spegnerli in tutto il continente entro il 2030, non mi sembra un progetto di grande visione.

Visto che se ne è appena tirato fuori, che idea si è fatto delle Regionali nel Lazio?

L’articolo 117 della Costituzione attribuisce alle Regioni potestà legislativa per i trasporti, la promozione del diritto allo studio, la valorizzazione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici, e l’organizzazione della sanità. Quest’ultima voce rappresenta circa l’ 80 per cento del bilancio di una regione. Poche settimane fa “Newsweek” ha pubblicato la classifica dei migliori ospedali del mondo. Nessun ospedale pubblico del Lazio si è classificato tra i primi 200. È un dato che fa riflettere sul profilo che dovrebbe avere chi vorrebbe gestire la salute dei cittadini del Lazio.

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