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Il nido di Rebibbia senza puericultrici: interviene il Garante

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La cosiddetta “Sezione nido', per le donne detenute con prole di età inferiore ai tre anni, ha una capienza di 13 posti e ospitava il giorno della visita cinque donne e sei bambini
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Alla sezione nido del carcere romano di Rebibbia manca la figura professionale della puericultrice. È il garante nazionale delle persone private della libertà a stigmatizzare la carenza di personale specializzato nell’assistenza dei bambini in una Sezione dedicata all’accoglienza di donne con bambini di età tra i zero e tre anni.

Tale osservazione scaturisce da una visita ad hoc effettuata il 24 settembre scorso dal Garante. La delegazione era composta dal Presidente Mauro Palma e da Daniela de Robert del Collegio. Come viene sottolineato dal rapporto, La casa circondariale femminile di Rebibbia è il più grande dei quattro Istituti femminili presenti sul territorio nazionale con 329 donne ristrette ( con una capienza di 271 posti, di cui 264 disponibili). La cosiddetta “Sezione nido‘, per le donne detenute con prole di età inferiore ai tre anni, ha una capienza di 13 posti e ospitava il giorno della visita cinque donne e sei bambini, tre dei quali avevano otto mesi e altri tre due anni. Due donne erano incinte, al sesto e all’ottavo mese di gravidanza.

Il personale nella Sezione è composto da una unità di Polizia penitenziaria e, al mattino, un’operatrice socio sanitaria ( Oss). Come è stato illustrato alla delegazione del Garante nazionale, tale limitata dotazione è conseguente al mancato rinnovo dei contratti alle sette puericultrici che garantivano una presenza nell’arco di tutta la giornata. Ciò è avvenuto nel luglio 2022: secondo quanto riportato, la motivazione addotta faceva riferimento alla mancata presenza di madri con bambini nella Sezione.

In realtà, le statistiche ministeriali informano che al 30 giugno 2022 – data di risoluzione del contratto – erano presenti due madri con tre bambini, al 31 luglio ne erano presenti tre con quattro bambini e il dato si è ripetuto anche nel mese successivo, aumentando in settembre. Il Garante nazionale ha quindi chiesto al Dap di essere informato sulle motivazioni che hanno portato a tale decisione e altresì di conoscere come la Direzione dell’Istituto e il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria abbiano reagito a tale nuova situazione al fine di assicurare la dovuta assistenza ai bambini.

Infatti – si legge nel rapporto – l’organizzazione precedente tale data, prevedeva la presenza di due puericultrici dalle ore 8.00 alle ore 14.00 e altre due dalle ore 14.00 alle ore 20.00. In totale le puericultrici precedentemente impiegate erano sette, alcune di consolidata esperienza. «Colpisce che – osserva il Garante Nazionale -, nel perdurare di un dibattito favorevole al superamento delle “sezioni nido’ e della conseguente presenza di bambini in carcere, e nel ripetersi di dichiarazioni, a ogni livello istituzionale, di volontà di procedere in tale direzione, non si sia provveduto a mantenere in questo Istituto neppure il livello dell’assistenza esistente e si siano implicitamente affidati compiti incongrui rispetto al proprio profilo professionale agli operatori socio- sanitari (afferenti alla Cooperativa “Nuova Sair”)».

Il Garante, precisa nel rapporto, ha ben chiaro che le “Sezioni nido” rappresentano sempre una soluzione arretrata a un problema di complessiva civiltà e che devono essere prospetticamente superate quali strutture per alloggiare detenute madri con prole. Tuttavia, ha altresì chiaro che nel loro permanere devono soddisfare le esigenze richieste dalla tutela della cresciuta il più possibile armoniosa di bambini che si trovano in una condizione di oggettiva difficoltà.

Pertanto, ritiene necessario richiamare le Autorità responsabili alla coerenza con gli standard nazionali e sovranazionali e raccomanda che: sia immediatamente ripristinato il servizio delle puericultrici nella ‘ Sezione nido’ e sia assicurata una copertura oraria per l’intera giornata; sia istituito un gruppo stabile di operatrici di Polizia penitenziaria che, adeguatamente formato, si dedichi alla sicurezza della “Sezione nido” nella piena considerazione della specificità di tale Sezione all’interno dell’Istituto penitenziario; sia assicurata alle donne ristrette nella “Sezione nido” la possibilità di accedere, con il supporto di tutte le figure professionali previste, a percorsi trattamentali (di istruzione, culturali, sociali, lavorativi) al pari delle donne delle altre Sezioni.

Il Dap, recependo le osservazioni giunte dal Garante, ha preso contatti con i vertici della Asl Roma 2 per porre la questione della carenza di personale specializzato nell’assistenza ai bambini e a proporre un piano per il miglioramento degli standard assistenziali nella stessa sezione. Ma nulla, per ora, emerge sul piano trattamentale per le donne detenute, loro madri.

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