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Maschio: «Sì ad equo compenso e avvocato in Costituzione. No a scontri con le toghe»

ciro maschio
Intervista al nuovo presidente della commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Alle ultime elezioni Politiche è stato eletto con Fratelli d'Italia
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Due giorni fa il deputato di Fratelli d’Italia Ciro Maschio è stato eletto presidente della Commissione Giustizia della Camera. Ecco la sua prima intervista.

Onorevole, la precedente legislatura è stata caratterizzata da diverse fiducie, soprattutto in tema di giustizia. Cambierà il metodo in questa?

Sicuramente auspico che non si abusi più del voto di fiducia ma anche che si eviti di annunciare gli emendamenti in diretta Facebook.

A cosa si riferisce?

Ad esempio, apprendemmo dall’allora ministro Bonafede in diretta Facebook, anziché in commissione riunita, la notizia dell’emendamento che introduceva la prescrizione nella spazza- corrotti. Tornando alla sua domanda iniziale, sono certo che nel rispetto dei ruoli e delle prerogative di Governo, maggioranza e opposizione sapremo instaurare un metodo di dialogo istituzionale. Vorrei che la Commissione fosse un luogo non di bracci di ferro ma di confronto approfondito, a differenza del passato quando spesso è stata trasformata in terreno di scontro politico e mediatico, anche su temi molto sentiti. Ci potrebbero essere tematiche che per ragioni di urgenza, considerata anche l’assoluta straordinarietà del momento politico anche internazionale che stiamo vivendo, imporranno dei tempi stringenti, ma sono certo che ci saranno molti momenti di ampio dibattito parlamentare, soprattutto sulle questioni che toccano i diritti e la giustizia.

Un tema molto caro ai nostri lettori è quello dell’equo compenso: ce l’avevamo quasi fatta ma poi tutto si è arenato. Si buon ben sperare adesso?

Assolutamente sì, è una battaglia che Fratelli d’Italia in primis ha condotto nella precedente legislatura con la proposta di legge a prima firma Meloni. Eravamo arrivati alla fine e spiace essersi interrotti a pochi passi dal risultato finale. Sarà uno dei primi temi in agenda che vorremmo riproporre in commissione.

Un’altra questione importante è quella dell’Avvocato in Costituzione. Secondo lei sarà una battaglia su cui spingere?

Assolutamente sì. Da parlamentare e da avvocato credo sia giusto continuare a sostenere questa proposta per dare maggiore dignità costituzionale al ruolo della difesa e all’avvocatura in particolare. Non possiamo che confermare la totale disponibilità a rilanciare questo tema.

Questa dovrebbe essere la grande stagione delle riforme costituzionali. A tal proposito, considerato che lei è co- firmatario della pdl Cirielli sulla modifica dell’articolo 27 della Costituzione, può dirci se c’è la volontà politica di andare avanti in questa direzione?

Il tema delle riforme costituzionali in materia di giustizia si collocano nel più ampio spettro delle riforme costituzionali, una parte delle quali saranno trattate in sede di commissione bicamerale. Quella a cui lei fa riferimento non è nell’immediata agenda del Governo, è un tema più adatto al dibattito parlamentare, ad approfondite valutazioni.

Sempre a proposito di riforme costituzionali, l’Ucpi auspica che ci sia finalmente la separazione delle carriere, visto che c’è una maggioranza assoluta tra centrodestra e Terzo Polo. Se non ora quando, dunque?

Le riflessioni da fare sull’ordinamento giudiziario includono anche questa storica questione, sui cui mi trova d’accordo, anche se formalmente sarà un tema di più stretta competenza della Commissione Affari Costituzionali.

Però l’onorevole Costa di Azione ha chiesto di poter estendere la discussione anche in commissione giustizia.

Ho accolto la richiesta informale del collega Costa di approfondire in sede di Ufficio di presidenza. Guarderemo i precedenti dell’applicazione del regolamento della Camera e valuteremo le intenzioni della Presidenza della Camera. Quindi sulla valutazione della trattazione in congiunta non compete a me dare la risposta ma sarà oggetto di confronto più ampio. Venendo alla sua domanda, il tema della separazione delle carriere può essere dirompente o divisivo se trattato con slogan o in forme aggressive. Resta un tema importante, che è pensabile sarà nell’agenda di questa legislatura. Valuteremo con la giusta cautela il modo in cui affrontarlo.

Il primo atto di questo governo è stato in materia di giustizia. E la magistratura è già intervenuta ad esempio contro la norma anti- rave o la questione sbarchi. Secondo lei si possono prefigurare scontri tra politica e Anm?

Auspico una linea di dialogo e confronto e non una di scontro. Presumo che anche il ministro Nordio, da ex magistrato, abbia non solo la stessa opinione ma altresì l’esperienza personale e la competenza per condurre questo dialogo in modo corretto, sia nel merito che nel metodo. Non va riproposta la stagione dello scontro tra politica e magistratura. C’è invece un tema di fondo, innegabile agli occhi di tutti, ossia che negli ultimi anni nella Repubblica italiana, facendo una valutazione sotto la prospettiva dei requisiti dello Stato di diritto, vi è stato uno sbilanciamento nell’esercizio dei poteri costituzionali che andrebbe riportato all’alveo originario. Come farlo? Nel merito sarà oggetto di un approfondito dibattito parlamentare, all’insegna del dialogo e avendo come stella polare la Costituzione. Mi auguro che tutte le componenti della magistratura a loro volta siano favorevoli al dialogo.

Cosa intende per sconfinamento dall’alveo costituzionale?

Intendo dire che attualmente non vi è tra i poteri dello Stato – legislativo, esecutivo, giudiziario l’equilibrio perfetto che dovrebbe esserci.

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