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Al ministero della Giustizia è già turn over: fuori Piccirillo, dentro Rizzo

reati ostativi
Il capogabinetto dell'ex Guardasigilli Marta Cartabia verrà sostituito dal presidente del tribunale di Vicenza. In bilico anche il futuro del capo del Dap Carlo Renoldi
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IN BILICO ANCHE IL FUTURO DEL CAPO DEL DAP RENOLDI

GIOVANNI M. JACOBAZZI

Il cambio di passo a via Arenula inizia anche attraverso lo “spoil system” dei dirigenti apicali o con il loro “turn over”. Carlo Nordio, neo ministro della Giustizia fortemente voluto da Giorgia Meloni, pare non avere intenzione di avvalersi della collaborazione dei dirigenti che erano stati scelti dai suoi predecessori.

Il primo ad essere “avvicendato” sarà proprio il suo capo di gabinetto, incarico strategico in quanto sovrintende a tutte le attività del ministero. Attualmente tale funzione è svolta da Raffaele Piccirillo, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Piccirillo, storica toga progressista, oltre che con la ministra Marta Cartabia, aveva svolto l’incarico di capo di gabinetto con il grillino Alfonso Bonafede, dopo essere stato in passato direttore di dipartimento con Andrea Orlando (Pd). Il suo posto verrà occupato da Alberto Rizzo, ora presidente del tribunale di Vicenza. Rizzo è un magistrato particolarmente apprezzato fra gli operatori del settore per aver in questi anni realizzato diversi progetti innovativi.

Solo per fare un esempio, al tribunale di Vicenza è presente un asilo nido, un ambulatorio, uno spazio attrezzato per la consumazione dei pasti. Il personale, poi, ha la possibilità di frequentare corsi di lingua straniera e corsi antistress. Al tribunale di Vicenza, poi, si è svolto il primo evento in Italia contro il cyber bullismo e la violenza di genere a cui hanno partecipato oltre 4000 studenti. Oltre al benessere organizzativo, il tribunale di Vicenza, come ricordato dal presidente dell’Ordine degli avvocati della città berica Alessandro Moscatelli, ha pochissimo arretrato rispetto ad uffici giudiziari delle stesse dimensioni e con lo stesso bacino d’utenza. Pur essendo sulla carta un tribunale “piccolo” è stato in grado di celebrare in tempi molto rapidi il maxi processo per il crac della Banca popolare di Vicenza che vedeva oltre 6000 parti civili.

Ad affiancare Rizzo, come vice, dovrebbe andare Giusy Bartolozzi, già giudice del dibattimento penale nel distretto di Roma, e deputato uscente del gruppo misto dopo essere stata eletta nel 2018 nelle liste di Forza Italia. La richiesta di fuori ruolo per le due toghe dovrà essere approvata dal Consiglio superiore della magistratura. Ma più che altro si tratterà di una presa d’atto, dal momento che il Csm non si oppone mai ad una richiesta del ministro della Giustizia. Dopo la nomina del capo di gabinetto, Nordio passerà ai vari capi dipartimenti e agli uffici più “sensibili”, come il legislativo. Trattandosi di uffici di “diretta collaborazione”, l’incarico è assolutamente fiduciario. Per essere confermati gli attuali vertici hanno 90 giorni di tempo. I dipartimenti sono: Affari di giustizia, Organizzazione giudiziaria, Transizione digitale, Amministrazione penitenziaria, Giustizia minorile e di comunità.

Sul capo del Dap Carlo Renoldi nei mesi scorsi c’erano state polemiche da parte dei partiti che adesso compongono la maggioranza di governo. Poco apprezzate alcune sue esternazioni.

Critiche erano infatti giunte dalla Lega tramite la senatrice Giulia Bongiorno: «La lotta alla mafia non deve conoscere rallentamenti e le Istituzioni oltre a essere intransigenti e severissime in questo obiettivo, debbono apparire tali. Ecco perché la Lega manifesta preoccupazione per la scelta della ministra Cartabia di indicare il Renoldi come nuovo capo del Dap». Dello stesso tenore il forzista Maurizio Gasparri: «Mi auguro che questo Renoldi smentisca le dichiarazioni ostili e offensive che ha rilasciato nel passato contro i sindacati del personale della polizia penitenziari». Il diretto interessato, comunque, aveva poi chiarito il reale significato delle sue frasi.

Bisognerà vedere, infine, se Nordio vorrà seguire i “suggerimenti” di Enrico Costa, deputato di Azione ed ex vice ministro della Giustizia. «Se Nordio vuole realizzare le riforme che ha in mente deve smantellare l’ufficio legislativo di via Arenula e costruirne uno in cui i magistrati siano una minoranza e non il 99 percento, altrimenti troverà ostacoli ogni giorno», aveva scritto Costa tweet l’altro giorno. La riforma della giustizia passa anche attraverso la ‘ macchina ministeriale”. Ma questo Nordio, da ex toga di lungo corso, lo sa molto bene.

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