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Muore in carcere a 5 giorni dall’arresto, la famiglia: “Chiediamo verità”

ingiuste detenzioni
Il 29enne è morto in cella a Foggia dopo aver lamentato forti dolori. Il Sappe: "Basta fango sulla polizia penitenziaria"
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«Mio fratello Paolo è morto in carcere a soli 29 anni in circostanze molto misteriose dopo 5 giorni che è stato arrestato. Sentiva molti dolori. Io e la mia famiglia chiediamo la verità. Abbiamo il diritto di sapere cosa è accaduto a Paolo». A chiedere la verità sulla morte di Paolo Harfachi, avvenuta il 18 ottobre scorso nel carcere di Foggia, è il fratello Zakaria Harfachi.

Secondo le prime ricostruzioni, il giovane foggiano di origini marocchine sarebbe morto per un arresto cardiaco in una cella del carcere di Foggia dopo essere stato arrestato cinque giorni prima per una rapina. «Ci sono fatti poco chiari e ci sono molti punti interrogativi. Il carcere – continua Zakaria che con i genitori hanno presentato un esposto ai carabinieri – non ci ha informato di niente, né all’arresto né alla morte. Noi sappiamo solo che ad un altro ragazzo che stava per uscire dal carcere gli aveva detto che era pieno di dolori, che non si sentiva bene. Chiedo giustizia, verità. Se mio fratello si sentiva male perché nessuno è intervenuto?».

Sappe: “Basta fango sulla polizia penitenziaria”

«Ormai è diventato uno sport nazionale quello di gettare fango per qualsiasi cosa che avvenga nel carcere, sulla polizia penitenziaria. La più famosa è stata la signora Cucchi sorella del detenuto morto in ospedale, che per mesi ed anni grazie alla connivenza di giornalisti democratici ha gettato fango e di più sull’Istituzione penitenziaria, e più precisamente su alcuni poliziotti penitenziari e le loro famiglie trattati come i peggiori delinquenti, aguzzini, massacratori ecc.ecc., che dopo essere stati distrutti moralmente della gogna mediatica messa in piedi da una certa parte politica, sono risultati completamente estranei al fatto, senza nemmeno le “scuse” della neo eletta senatrice. Da allora ogni evento che accade nel carcere deve essere stato per forza determinato dalla brutalità dei poliziotti che si nutrirebbero di pane e violenza bieca». È il commento di Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe, il sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria.

«Il 18 ottobre giorno – spiega ancora Pilagatti – Osama Paolo Harfachi è stato trovato morto nella stanza che condivideva con altri detenuti. Lo stesso che era stato arrestato qualche giorno prima per una rapina, avrebbe passato la trafila prevista dalle norme vigenti in materia di prevenzione di covid. Poi sistemato in una stanza insieme ad altri detenuti che non si sarebbero accorti di nulla. Infatti l’allarme è stato dato dal poliziotto addetto alla sezione che verso le ore 8 circa effettuando il giro di controllo, lo avrebbe visto steso sul materasso come se dormisse. Subito dopo è ripassato e non ricevendo alcuna risposta dallo stesso, avrebbe dato l’allarme con l’intervento immediato dei sanitari che ne avrebbero constatato la morte. Inoltre per eliminare qualsiasi sospetto il magistrato di turno avrebbe disposto l’autopsia del cadavere da parte di un medicolegale nonché provveduto ad interrogare i compagni di stanza nonché dei poliziotti in servizio. Per cui stiano tranquilli i genitori del detenuto morto, poiché è stato fatto tutto quello che era necessario per chiarire il tragico accadimento, con la magistratura che non ha aspettato la loro denuncia per aprire un fascicolo sulla vicenda. Il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, oltre che attendere con fiducia i provvedimenti che il magistrato adotterà, pur comprendendo il dolore per la perdita di un figlio, non può non sottolineare che deve finire questa caccia al poliziotto penitenziario, poiché da anni a questa parte sono i lavoratori penitenziari che vengono fatti oggetto quasi giornaliero di aggressioni (tra l’indifferenza di tutti),e violenza varia da parte dei detenuti, che in molte occasioni hanno richiesto il ricovero in ospedale con danni permanenti».

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