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Sergei Magnitsky l’avvocato geniale che denunciò Putin e morì in cella

Putin
Bill Browder racconta in un libro la battaglia contro gli oligarchi, l'arresto e la scomparsa
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La storia di Sergei Magnitsky è poco conosciuta. Il geniale avvocato russo- ucraino morì nel 2009 all’età di 37 anni. Nei decenni scorsi, non senza colpe, l’Europa è apparsa troppe volte distratta rispetto a quanto accadeva in Russia. Quando i rapporti con il suo padre- padrone erano ancora buoni e stabili, pochi si interrogavano sulle condizioni di vita dei russi e sul rispetto dei diritti umani. I rapporti d’affari tra le capitali europee e Mosca, come denunciano gli avvocati russi chiamati a difendere tanti dissidenti, hanno consentito a Putin e soci di fare ingenti investimenti interni e rafforzare il potere spropositato del numero uno del Cremlino, reprimere il dissenso, oscurare ogni alternativa politica.

La storia dell’avvocato Magnitsky è riportata alla luce da Bill Browder in Sfida allo zar Come ho smascherato Putin e colpito gli affari sporchi dei suoi oligarchi”. Il bestseller di Browder racconta la storia vera dell’uomo che ha portato alla luce gli affari illegali di Vladimir Putin. Si tratta di un caso editoriale internazionale, posizionatosi già al primo posto delle classifiche di Stati Uniti e Regno Unito con diritti di traduzione venduti in ben 23 paesi.

Sergei Magnitsky è morto in una prigione moscovita in circostanze assurde. Bill Browder, con un passato da finanziere a Mosca, dal momento della scomparsa del legale ha iniziato la sua personale battaglia per rendergli giustizia e individuare gli assassini. Dietro la morte del giovane avvocato si celano oligarchi e uomini d’affari riconducibili a Putin, con tutta probabilità protagonisti di una maxi frode fiscale da 230 milioni di dollari. Uomini senza scrupoli che servono il loro padrone con deferenza, spostano attraverso conti nei Paesi Baltici, Cipro, America ed Europa ingenti somme di danaro derivanti da truffe e corruzione. Un tesoro che serve a Putin per accrescere il suo potere politico e agli oligarchi di creare attorno a lui un cordone di sicurezza e fare la bella vita in giro per il mondo.

Quando la giustizia internazionale decide di congelare le somme degli affari sporchi, Putin tenta di fermare Browder, ideatore del fondo Hermitage Capital Management; cerca, dopo averlo fatto arrestare a Madrid, di estradarlo a Mosca ma senza successo. La reazione brutale non risparmia però i suoi ex collaboratori. A farne le spese lo stesso Sergei Magnitsky.

L’avvocato di Browder nacque in Ucraina, ad Odessa e si trasferì in Russia con la famiglia all’età di nove anni. Da tutti descritto come uno studente modello e innamorato del diritto Magnitsky ha formato, come evidenzia lo stesso Browder, una generazione di consulenti fiscali e revisori dei conti, «che ancora oggi lo considerano il loro più grande mentore e lo considerano un modello professionale e personale».

Nel sito internet dedicato a Magnitsky, Browder afferma che l’avvocato russo- ucraino «distingueva il bene dal male ed era disposto a difendere le cose in cui credeva». «Quando scoprì che alti funzionari del ministero dell’Interno avevano sottratto illecitamente alle società di investimento del suo cliente, l’Hermitage Fund, e poi depredarono il tesoro russo per un valore di 5,4 miliardi di rubli (230 milioni di dollari), la linea da seguire fu ovvia.

Sergei decise immediatamente di testimoniare contro quei funzionari corrotti. C’è chi si chiede perché abbia messo a rischio la sua incolumità, difendendo Hermitage, testimoniando contro persone potenti e pericolose. Lo ha fatto perché era la cosa giusta da fare, perché credeva nello stato di diritto in Russia e perché era disgustato dai funzionari pubblici che abusarono dei loro poteri per danneggiare le persone che avrebbero dovuto invece servire».

Il coraggio di Magnitsky emerge quando testimonia contro i funzionari del ministero dell’Interno. Gli stessi che poche settimane dopo, lo arrestarono e mandarono in carcere. Venne sottoposto a soprusi di ogni sorta per indurlo a ritrattare, addirittura accusare sé stesso e il suo cliente, il fondo Hermitage. L’avvocato fu irremovibile e confermò tutte le sue accuse: firmò la sua condanna a morte.

Magnitsky morì il 16 novembre 2009, dopo un regime carcerario vissuto in condizioni disumane. A nulla servirono le richieste di cure per le condizioni di salute molto precarie. Anziché essere trasferito in ospedale venne portato da un carcere all’altro come un pacco postale e messo in isolamento per essere picchiato. Il tutto senza che, alcuni medici nel frattempo chiamati, poterono intervenire. Gli fu vietato di entrare nella cella di isolamento.

Il libro di Browder è un omaggio al sacrificio di Magnitsky, che, tutto sommato, non fu vano. Una legge varata negli Stati Uniti nel 2012 porta il suo nome – il Magnitsky Act – e venne concepita per perseguire con sanzioni ad personam i responsabili di reati di corruzione e gravi violazioni dei diritti umani. «Sergei era una persona straordinaria», così lo ricorda Browder. «Era il tipo di persona di cui la Russia ha più bisogno ed è stato ucciso dal tipo di persone di cui la Russia ha meno bisogno».

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