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Caro Santalucia, ma quale fermezza. A pagare è stato solo Luca Palamara

Palamara
L’intervento del presidente dell'Anm, tenuto davanti al capo dello Stato, mi è sembrato un tentativo alquanto maldestro di scaricare le responsabilità sul capro espiatorio per eccellenza
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di Antonio Leone*

Il 35^ congresso dell’Associazione nazionale magistrati si è concluso la scorsa settimana con una “assoluzione” generalizzata da parte delle toghe. Il presidente dell’Anm, il dottor Giuseppe Santalucia, a proposito del “Palamaragate”, lo scandalo sulle nomine che nell’estate del 2019 travolse il Csm, ha affermato infatti che la magistratura è intervenuta con fermezza, perseguendo chi al proprio interno aveva posto in essere condotte scorrette. «Stiamo facendo i conti, e seriamente, con gli errori del passato», ha ricordato in un passaggio della sua relazione. Conti con il passato che, sempre secondo Santalucia, non avrebbe invece fatto la politica, rimasta sostanzialmente “inerte” di fronte a quanto accaduto.

Siamo alle solite: la politica non stigmatizza e non paga mai. Santalucia, tra accuse e contraddizioni, dimentica (o vuole dimenticare) che l’unico modo per “coinvolgere” anche la politica sarebbe stato quello di individuare i comportamenti penalmente rilevati di alcuni magistrati messi in atto con il concorso di politici. Così, però, non è stato. E allora dichiari chiaramente Santalucia quali sono le colpe della politica e quali sono stati gli interventi della magistratura (suggeriti al legislatore) per cambiare le cose a cominciare dalla legge elettorale del Csm che un successo l’ha raggiunto: rafforzare le correnti.

L’intervento del presidente dell’Anm, tenuto davanti al capo dello Stato, mi è sembrato un tentativo alquanto maldestro di scaricare le responsabilità sul solito Luca Palamara, capro espiatorio per eccellenza, unitamente ai colpevoli di tutto: i politici. Vorrei infine ricordare a Santalucia, il quale non perde occasione per stigmatizzare gli “intrecci” fra politica e magistratura, che al Csm i togati sono esattamente il doppio dei laici e ciò che conta in quel consesso sono solo i numeri.

Insomma, da quanto emerso fino ad oggi, mi sembra che la “fermezza” per cambiare le condotte scorrette ci sia stata nei confronti di uno solo, senza alcuna conseguenza di natura disciplinare e/ o penale per altri soggetti. Anzi, negli anni, molti dei protagonisti dello stesso “sistema” sono finiti a ricoprire incarichi di prestigio. (*Ex componente laico Csm)

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