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Meno detenuti stranieri ma per loro poche misure alternative

detenuti stranieri
Dal 31esimo rapporto sull’Immigrazione 2022 di Caritas e Fondazione Migrantes emerge che le pene inflitte agli immigrati denotano anche una loro minore pericolosità sociale
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Diminuisce la presenza dei detenuti stranieri nelle carceri ed emerge che le pene a loro inflitte denotano una minore pericolosità sociale degli immigrati, che però nel contempo beneficiano in maniera più blanda delle misure alternative. Sono alcuni dei dati del rapporto sull’Immigrazione 2022 di Caritas e Fondazione Migrantes.

Nel primo volume del trentunesimo rapporto da poco presentato, analizzando i dati della realtà carceraria, emerge che l’incidenza della componente straniera è decisamente in controtendenza: a fronte dell’aumento generale del numero dei detenuti (+1,4), infatti, la presenza straniera, a distanza di un anno, è sostanzialmente diminuita (- 1%). Si apprende che il dato è in linea con il trend dell’ultimo decennio, nel corso del quale le cifre dei detenuti di cittadinanza straniera si sono notevolmente contratte.

LA METÀ DEI DETENUTI STRANIERI SONO AFRICANI. LE RUMENE SONO PIÙ NUMEROSE

Dall’Africa proviene più della metà dei detenuti stranieri ( 53,3%) e il Marocco è in assoluto la nazione straniera più rappresentata ( 19,6%). Seguono Romania ( 12,1%), Albania ( 10,8%), Tunisia ( 10,2%) e Nigeria ( 7,8%). Nelle sezioni femminili, su un totale di 722 recluse straniere, spiccano soprattutto le detenute provenienti da Romania ( 24,1%), Nigeria ( 17,7%) e Marocco ( 5,8%). Pur se con cifre ogni anno sempre più esigue, si segnala ancora la presenza di madri detenute con figli al seguito, la metà dei quali di cittadinanza straniera.

Le statistiche relative alle tipologie di reato confermano il dato generale che vede i reati contro il patrimonio come la voce con il maggior numero di ristretti ( 8.510 stranieri imputati o condannati per tale fattispecie di reato, ovvero il 27% dei ristretti per il reato in questione e il 49,9% dei detenuti stranieri). Seguono i reati contro la persona ( 7.285) e quelli in materia di stupefacenti ( 5.958).

MINORE PERICOLOSITÀ SOCIALE, MA PER LORO MENO MISURE ALTERNATIVE

I dati restituiscono ancora una volta la fotografia di un sistema in cui le persone migranti finiscono con più facilità nel sistema carcerario e ne escono meno agevolmente degli italiani. Se le pene inflitte denotano una minore pericolosità sociale degli immigrati, gli stessi beneficiano in maniera più blanda delle misure alternative rispetto ai detenuti autoctoni. Agli stranieri, inoltre, viene applicata con maggiore rigore la custodia cautelare in carcere: ben il 32% degli stranieri detenuti è in attesa del primo grado di giudizio. Circostanza, questa, che finisce con il determinare una sovra- rappresentazione della popolazione carceraria straniera.

I MIGRANTI SPESSO VITTIME DI REATI: DALLA TRATTA A QUELLI SESSUALI ANCHE SUI MINORI

Le condizioni di marginalità in cui spesso versa la popolazione migrante ne determina una maggiore esposizione al rischio di essere vittima di reato. Il catalogo dei reati di cui gli stranieri sono soggetti passivi è, purtroppo, assai vasto e spazia dai reati più efferati, a cominciare dalla tratta di esseri umani, alle molteplici ed “ordinarie” forme di vittimizzazione che rimangono spesso sommerse.

In cima alla lista dei reati più odiosi vi sono certamente quelli che vedono come vittime i minori. In tal senso, gli stranieri hanno rappresentato il 4% delle vittime di reati sessuali segnalate e prese in carico per la prima volta nel 2021 dall’Ufficio di servizio sociale per i minorenni. Gli stranieri vittime di altre forme di sfruttamento e maltrattamento sono stati invece il 9% del totale dei minori segnalati e presi in carico nello stesso periodo.

DOPO LA PANDEMIA SI SEGNALA UNA CRESCITA DEGLI STRANIERI RESIDENTI

L’attuale edizione del Rapporto Immigrazione è la prima post- pandemia: i dati attestano sia lenti segnali di ripresa sia criticità e fatiche dei cittadini italiani e stranieri, dovute a una scarsa attenzione delle politiche sociali verso le fasce più fragili della popolazione nel periodo culminante dell’emergenza sanitaria. Fra i segnali incoraggianti, nel rapporto viene citata la ripresa della crescita della popolazione straniera residente in Italia: i dati al 1° gennaio 2022 parlano di 5.193.669 cittadini stranieri regolarmente residenti, cifra che segna una ripresa dallo scorso anno. Nel quadro delle prime 5 regioni di residenza, si conferma il primato della Lombardia, seguita da Lazio, Emilia- Romagna e Veneto, mentre la Toscana sopravanza il Piemonte al 5° posto.

Il quadro delle nazionalità rimane sostanzialmente inalterato: fra i residenti prevalgono i rumeni ( circa 1.080.000 cittadini, il 20,8% del totale), seguiti, nell’ordine, da albanesi ( 8,4%), marocchini ( 8,3%), cinesi ( 6,4%) e ucraini ( 4,6%). Sono aumentati anche i cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno ( al 1° gennaio 2022 sono 3.921.125, mentre nel 2021 erano attestati sui 3,3 milioni), così come i nuovi permessi di soggiorno rilasciati nell’anno: nel corso del 2021 sono stati 275 mila, + 159% rispetto al 2020 ( 105.700); in particolare si è registrata un’impennata dei motivi di lavoro, certamente come esito della procedura di sanatoria varata dal governo nel 2020.

Anche i provvedimenti di cittadinanza hanno segnato una certa crescita: sono stati 118 mila nel 2020, ovvero un + 4% dall’anno precedente. Secondo le stime dell’Istat, nel 2021 le famiglie con almeno un componente straniero sarebbero il 9,5% del totale ( ovvero 2.400.000); di queste 1 su 4 è mista ( con componenti sia italiani che stranieri) e 3 su 4 hanno componenti tutti stranieri. Rispetto alle diverse tipologie delle famiglie, quelle unipersonali ( composte da single/ vedovi/ separati/ divorziati) è per i cittadini stranieri leggermente più elevata che per gli italiani ( 34,7% contro 33,4%) ed è più cospicua anche la tipologia di coppia con figli conviventi senza altre persone ( 36,6% per i cittadini stranieri e 31,0% fra gli italiani). Rispetto ai ragazzi italiani è più alta di oltre 4 punti percentuali la quota di minori stranieri che vivono solo con la madre, mentre è più bassa la quota di quelli che vive con entrambi i genitori o solo con il padre.

LA POPOLAZIONE STRANIERA HA UNA STRUTTURA PIÙ GIOVANE DI QUELLA ITALIANA

Sempre dal rapporto della Caritas e Fondazione Migrantes, emerge che in generale la popolazione straniera ha una struttura più giovane di quella italiana: ragazze e ragazzi con meno di 18 anni rappresentano circa il 20% della popolazione e per ogni anziano ( 65 anni o più) ci sono più di 3 giovanissimi di età compresa fra gli 0 e i 14 anni. I ragazzi nati in Italia da genitori stranieri sono oltre 1 milione e di questi il 22,7% ha acquisito la cittadinanza italiana; se ad essi aggiungiamo i nati all’estero, la compagine dei minori stranieri ( fra nati in Italia, nati all’estero e naturalizzati) supera quota 1.300.000 e arriva a rappresentare il 13,0% del totale della popolazione residente in Italia con meno di 18 anni.

Il rapporto sottolinea che si è assistito nell’ultimo anno anche al preoccupante aumento del numero dei minori stranieri non accompagnati, arrivati nell’aprile del 2022 a 14.025, certamente anche per effetto della guerra in Ucraina, da cui proviene il 28% circa del totale. Il 46,4% dei giovani stranieri si dichiara molto o abbastanza preoccupato per il futuro: i timori riguardano principalmente la guerra, la povertà o il peggioramento delle condizioni economiche. Emerge altresì che i giovani stranieri ( e le ragazze più dei ragazzi) sognano un futuro in altri Paesi molto più dei coetanei italiani ( 59% contro il 42%).

Il quadro socio-anagrafico si presenta dunque per diversi aspetti preoccupante e pone l’urgenza di politiche che potenzino efficacemente le opportunità da offrire ai ragazzi stranieri, anche per non disperdere il potenziale prezioso che rappresentano per un’Italia sempre più vecchia.

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