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Il giudice: «La misura cautelare sia afflittiva». Penalisti in rivolta

avvocati
La Camera Penale di Milano esprime sconcerto per la "gaffe" del giudice, che ha rigettato la richiesta di colloqui da parte di un detenuto ai domiciliari
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«Le misure cautelari non devono avere natura afflittiva». Lo ribadisce la Camera Penale di Milano esprimendo sconcerto perché un giudice, rispondendo alla richiesta di colloqui da parte di un detenuto ai domiciliari, ha rigettato l’istanza evidenziando il pericolo di «vanificare il contenuto afflittivo della misura».

«Le misure cautelari non hanno la funzione di anticipare la pena»

«È una considerazione talmente stonata e fuori luogo da sorprendere qualsiasi lettore», spiegano i rappresentanti dei legali, perché «le misure cautelari sono di natura provvisoria e servono a evitare pericoli per l’accertamento del reato nei confronti di una persona che non è stato ancora riconosciuta colpevole». Queste misure «non hanno la funzione di anticipare la pena perché il nostro ordinamento si fonda sulla presunzione di non colpevolezza prevista dalla Costituzione».

Gaffe o sostanza? Il timore dei penalisti

Il timore degli avvocati, che hanno trasmesso il documento ai vertici del Tribunale, è che dietro questa “gaffe” di forma si celi anche un pensiero di sostanza, cioè che davvero ci siano magistrati convinti che una misura cautelare debba essere già di per sé afflittiva. «Auguriamoci che sia un lapsus – commenta all’AGI il presidente della Camera Penale, Andrea Soliani -. La Costituzione, peraltro, non parla né di misure cautelari né di pene che devono affliggere le persone. All’interno della nostra casa, il palazzo di Giustizia di Milano, deve essere chiaro che le misure cautelari non devono avere natura afflittiva».

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