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Con il golpe in Burkina Faso i mercenari russi umiliano Parigi

Il sostegno del Gruppo Wagner alle milizie del nuovo presidente Ibrahim Traoré segna l’ultimo successo di Putin, che si sta prendendo l’Africa
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Poche ore dopo il colpo di Stato in Burkina Faso che sabato scorso rovesciava la fragile giunta di Paul- Henri Sandaogo Damiba, migliaia di persone sfilavano per le vie della capitale Ouagadougou sventolando bandiere russe. Una visione decisamente bizzarra. Che diavolo ci fanno i drappi del Cremlino nel profondo Sahel?

In realtà non c’è niente di strano, nessuna dissonanza cognitiva: il nuovo padrino del paese africano, il colonnello Ibrahim Traoré è stato aiutato e supportato attivamente dal gruppo Wagner, la milizia di mercenari finanziata dall’oligarca Evgueni Prigojin e guidata dall’ex paracadutista ammiratore di Adolf Hitler Dimitri Utkin, una specie di blackwater russa che però agisce alle dirette dipendenze del ministero della difesa russo e dunque, di Vladimir Putin.

Sia Prigojin che Utkin fanno infatti parte della cerchia ristretta dello “zar” che utilizza Wagner come un esercito ombra.Fino a qualche anno fa operavano in Siria con accertata ferocia, in prima linea nei massacri e nella distruzione di Aleppo e di altre città ribelli, affiancando le forze regolqri del presidente Bashar al Assad che nel nome della guerra al terrorismo ha polverizzato ogni forma di opposizione.

Non si contano i crimini di guerra e le violazioni dei dirittiumani attribuiti allla compagnia nelle battaglie in Siria, certificati anche da inchieste ufficiali delle Nazioni Unite.Da qualche tempo il centro di gravità di Wasgner sembra però essere l’Africa subsahaariana dove Mosca muove con estrema abilità le sue pedine, pungendo i suoi antagonisti globali.

E dimostrando quanto il discreto intervento in un conflitto regionale e circoscrittocome quello del Burkina Faso sia funzionale alla strategia globale del Cremlino che cerca nuovi spazi e nuovi mercati in aperta competizione con l’Occidente, sullo sfondo della guerra in Ucraina.In questa circostanza nel mirino c’è la Francia di Macron e la sua influenza postcoloniale nei paesi del Sahel, oggi in totale deliquescenza.

Non a caso Parigi, che ha ancora una significativa presenza militare nel nord est del paese (ma anche in Mali e in Repubblica centroafricana) e che nell’ultimo decennio è stata impegnata nelle missioni “Barkhane” e “Takuba” contro i gruppi jihadisti, appoggiava il governo del decaduto Damimba, salito al potere appena otto mesi fa sempre con collaudato metodo del golpe.

I manifestanti scesi in piazza a Ouagadougou per salutare il colpo di mano di Traoré se la sono presa soprattutto con i francesi, assaltando e vandalizzando l’istituto cultutrale, il liceo, e parte dell’ambasciata. «I nostri accordi economici con la Francia sono tutti da rivedere», ha poi puntualizzato Traoré.

L’ostilità dei governi e delle popolazioni locali nei confronti di Parigi rappresenta una grande vittoria per Vladimir Putin, che ormai è il nuovo signore della regione.Come nel confinante Mali, diventato, per ripetere la sconsolata formula di un diplomatico transalpino, «la piattaforma russa dell’instabilità».

È proprio in Mali che i mercenari di Wagner hanno installato il proprio quartier generale. Con il plauso del primo ministro per la transizione colonnello Abdoulaye Maïga. Uno che solo a nominargli la Torre Eiffel gli viene lo scorbuto.

«Le relazioni tra Mali e Russia sono esemplari e fruttuose, i francesi invece hanno sempre avuto un atteggiamento da colonialisti, vendicativi e oscurantisti», aveva tuonato all’ultima Assemblea generale dell’Onu.

La scommessa russa di sostituire la presenza di Parigi nell’area centroafricana, mangiando i suoi interessi e diventando la nuova potenza di riferimento, capace di garantire affari e protezione dai miliziani dell’Isis, di al Qaeda e di Boko haram, è perfettamente riuscita.

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